Dal 2021 a marzo 2026 quasi 15mila euro di credito bancario in meno per azienda. Le imprese diminuiscono del 6,7%, ma i prestiti crollano molto di più. Pesano tassi elevati, prudenza negli investimenti e maggiore selettività delle banche. Le piccole imprese umbre hanno perso oltre un miliardo di euro di credito bancario in termini reali in poco più di quattro anni. Tra dicembre 2021 e marzo 2026, i finanziamenti sono passati da 2,244 miliardi a 1,593 miliardi di euro: una riduzione di 651 milioni nominali che, considerando l’inflazione, raggiunge 1,011 miliardi, pari al 38,8%.
È il risultato dell’indagine della Camera di Commercio dell’Umbria, elaborata sui dati di Banca d’Italia e Istat. Un fenomeno che potrebbe limitare la capacità delle aziende di investire, innovare e crescere. Il confronto con il numero delle imprese rende più evidente la dimensione del problema. Tra il 2021 e il 2025 le imprese individuali e le società di persone sono diminuite del 6,7%, passando da 60.779 a 56.702 unità. Il credito reale, invece, è crollato di quasi il 39%.
Rapportando i finanziamenti al numero delle aziende considerate, lo stock medio di credito è passato da circa 42.800 a 28.100 euro per impresa, con una riduzione indicativa di 14.750 euro, pari al 34,4%. Non significa che ogni azienda abbia perso questa somma, ma che la disponibilità media di finanziamenti si è fortemente ridimensionata.

L’indagine stima inoltre un divario cumulato di 2,61 miliardi di euro-anno: un indicatore che misura quanto a lungo e di quanto il credito disponibile sia rimasto inferiore al livello reale del 2021. Non rappresenta l’importo dei prestiti rifiutati dalle banche.

Ecco perché diminuiscono i prestiti: banche più selettive e imprese che investono meno: Il punto centrale dell’indagine è capire perché il credito si sia ridotto così tanto. La diminuzione non dipende necessariamente soltanto dalle banche. Da un lato, gli istituti di credito tendono a privilegiare le aziende finanziariamente più solide. Dall’altro, molte piccole imprese, frenate dall’incertezza economica e dai costi dei finanziamenti, rinviano gli investimenti oppure preferiscono utilizzare risorse proprie.Il costo del denaro rappresenta un ostacolo importante: per determinati finanziamenti destinati alla liquidità, i tassi raggiungono il 9,4% per le piccole società contro il 5% per le imprese medio-grandi.
Anche i dati più recenti confermano il divario. A marzo 2026, rispetto a un anno prima, i finanziamenti alle piccole imprese umbre sono diminuiti del 5,5%, mentre quelli alle aziende medio-grandi sono cresciuti dell’1,6%.
L’Umbria registra una flessione superiore alla media italiana (-4,3%), anche se meno accentuata rispetto a Toscana (-6,4%) e Marche (-7,1%). Diversa anche la situazione tra i settori produttivi: considerando le imprese di tutte le dimensioni, il credito cresce nella manifattura (+4,7%) e nelle costruzioni (+0,5%), mentre diminuisce nei servizi (-3%).

Il nodo dell’indagine: meno richieste di prestiti o maggiori difficoltà a ottenerli?
È questa la questione economica decisiva. I dati dimostrano che il credito alle piccole imprese umbre si è fortemente ridotto, ma non consentono di stabilire quanto dipenda dalle scelte delle banche e quanto dalla minore richiesta di finanziamenti.

La differenza è fondamentale: un’impresa che rinuncia a chiedere un prestito perché non vuole investire si trova in una situazione diversa da un’azienda che ha un progetto di sviluppo ma non riesce a finanziarlo.Per distinguere le due condizioni occorrerebbe conoscere quante richieste di prestito vengono presentate, accolte o respinte e per quali motivi. Se il problema principale è la scarsa propensione a investire, servono misure per rilanciare fiducia e attività produttiva. Se invece prevalgono le difficoltà di accesso al credito, occorrono condizioni bancarie più favorevoli e strumenti di garanzia efficaci.
Per Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, la perdita di quasi il 39% del valore reale dei finanziamenti costituisce un segnale preoccupante per il sistema produttivo regionale.

«Le banche devono fare di più per sostenere le imprese, soprattutto quelle di minori dimensioni, con condizioni accessibili e una maggiore attenzione alla qualità dei progetti», sottolinea Mencaroni, richiamando anche la necessità di rilanciare gli investimenti e la fiducia degli imprenditori.
La conclusione dell’indagine è chiara: il credito alle piccole imprese umbre si è ridotto molto più velocemente del numero delle attività economiche. Il rischio è che alla minore disponibilità di finanziamenti si accompagni un progressivo indebolimento della capacità di investimento e crescita del territorio.













