Gli arsenali atomici continuano a minacciare la pace nel mondo
di AMAR
Di questi giorni (6 e 9 agosto di 80 anni fa), la storia delle grandi guerre (e della civiltà) ebbe un sussulto e una svolta epocale: l’energia nucleare entrò a far parte delle armi di distruzione di massa. Gli americani di Harry Truman (F.D. Roosevelt era morto il 12 aprile), che non riuscivano a porre fine al conflitto nel Pacifico, iniziato il 7 dicembre 1941 con l’aggressione nipponica a Pearl Harbor, seminarono il terrore, usando la bomba atomica (Littleboy – Piccolo Bambino a Hiroshima e Fat Man – Uomo grasso a Nagasaki).
In quell’olocausto, all’istante e in tempi successivi, si stima siano morte 200.000 persone. Dentro ci finirono anche migliaia di bambini che in quel mattino sereno stavano andando a scuola. Dicono ci sia nel museo che conserva il ricordo, una pietra, sopra di essa è impressa un’ombra: è ciò che resta di una persona investita dall’effetto dell’esplosione. E della violenza della guerra.
Violenza che è crudeltà, distruzione e disfatta umana. Null’altro. Le immagini terrificanti che mostrano ciò che allora accadde, dovrebbero insegnare che c’è un abisso tra guerra e Pace. Invece, ancora oggi, si continua ad uccidere, dilapidare risorse, minacciare l’utilizzo delle atomiche, diffondendo paura e insicurezza sociale. Ci sono arsenali atomici principalmente in USA e Russia (circa il 90%), ma anche in Cina, Regno Unito, Francia, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele. Le statistiche stimano la presenza nel mondo di oltre 12.000 testate delle quali 9.485 pronte all’uso.
Negli ultimi tempi, molte voci autorevoli hanno fermamente censurato – inascoltate – coloro i quali, nei rapporti internazionali, conoscono e praticano soltanto l’uso della forza. Ma i signori delle armi che con costoro operano in correità, continuano a praticare il più disonorevole commercio del mondo. E il martirio dei giovani in battaglia e dei civili inermi continua, intere città spariscono, l’estremo dolore rimane inviso. Intere famiglie scompaiono, migliaia sono gli orfani di caduti al fronte o sotto le bombe. E si prosegue a spargere sangue innocente.
Allora, mi viene voglia di concludere citando parte della poesia I due fanciulli di Giovanni Pascoli che parla così: “UOMINI, nella truce ora dei lupi pensate all’ombra del destino ignoto che ne circonda ed a’ silenzi cupi che regnano oltre il breve suon del moto vostro e il fragore della vostra guerra, ronzio d’un’ape dentro il bugno vuoto”.
E prosegue: “UOMINI pace! Nella prona terra troppo è il mistero e solo chi procaccia di aver fratelli in suo timor non erra. Pace fratelli e fate che le braccia ch’ora o poi tenderete ai più vicini, non sappiano la lotta e la minaccia. E buoni veda voi dormir tra i lini placidi e bianchi, quando non intesa, quando non vista, sopra a voi si chini la Morte con la sua lampada accesa”










