Suicidio medicalmente assistito, il comitato promotore denuncia il mancato rispetto dei termini previsti per le proposte di iniziativa popolare. Raccolte 4.801 firme. L’Associazione Luca Coscioni annuncia possibili iniziative legali e richiama l’eredità civile di Laura Santi.
Il confronto sul fine vita in Umbria entra in una fase decisiva. Il comitato promotore della proposta di legge regionale Liberi Subito, sostenuta da 4.801 cittadini, chiede che il testo sul suicidio medicalmente assistito venga inserito nell’ordine del giorno dell’Assemblea legislativa di giovedì 22 ottobre 2026. In caso contrario, i delegati annunciano una richiesta formale di applicazione delle disposizioni che tutelano le iniziative legislative popolari e la valutazione di ulteriori azioni giuridiche.
Al centro della contestazione c’è il tempo trascorso dal deposito della proposta, avvenuto il 17 settembre 2025. A oltre un anno di distanza, il provvedimento non è ancora approdato alla discussione e al voto dell’Aula regionale, nonostante il termine di sei mesi stabilito dalla normativa umbra. La richiesta di calendarizzazione è stata ribadita anche attraverso una lettera indirizzata ai consiglieri regionali, come riportato dalla Tgr Umbria il 12 ottobre.
Una proposta sostenuta da 4.801 firme
L’iniziativa, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, punta a disciplinare gli aspetti organizzativi dell’assistenza sanitaria alle persone che, in presenza dei requisiti individuati dalla Corte costituzionale, chiedono di accedere alla morte volontaria medicalmente assistita.
Il percorso istituzionale è iniziato il 17 settembre 2025 con la consegna delle firme a Palazzo Cesaroni, sede dell’Assemblea legislativa dell’Umbria. Il 27 novembre successivo l’Ufficio di presidenza ha dichiarato ammissibile la proposta, poi assegnata alla Terza Commissione consiliare permanente.
Nel corso del 2026 si sono svolte audizioni dei rappresentanti del comitato promotore e, successivamente, di esperti chiamati ad approfondire gli aspetti sanitari e giuridici del provvedimento. Passaggi che, secondo i promotori, non giustificano il prolungarsi dell’attesa senza una decisione dell’Assemblea.
A sollecitare l’intervento istituzionale sono Stefano Massoli, marito della giornalista Laura Santi, insieme a Mario Bolli, Lorenzo Biancalana, Maria Sole Giardini, Andrea Schiazzano e Alice Spaccini.

Il termine dei sei mesi e la richiesta all’Assemblea
Il punto centrale della controversia riguarda l’articolo 12, comma 4, della legge regionale umbra n. 14 del 2010, che disciplina la partecipazione dei cittadini all’attività legislativa.
La disposizione prevede che, trascorsi sei mesi dalla presentazione di un progetto di legge di iniziativa popolare senza una pronuncia del Consiglio, il testo venga iscritto al primo punto dell’ordine del giorno della prima seduta utile, con precedenza sugli altri argomenti. Un principio richiamato anche dal regolamento interno dell’Assemblea legislativa.
Secondo il computo indicato dal comitato promotore, il termine è scaduto il 17 marzo 2026. Da allora sono passati quasi sette mesi senza che la proposta abbia completato il percorso in Aula.
La scadenza politica è ora fissata al 22 ottobre. In assenza della calendarizzazione richiesta, i delegati intendono attivarsi formalmente per ottenere il rispetto delle garanzie previste dalla normativa regionale.

La contestazione non riguarda dunque soltanto il contenuto della legge sul fine vita, ma anche il rispetto delle prerogative riconosciute ai cittadini che presentano una proposta attraverso gli strumenti di democrazia partecipativa.
Gallo e Cappato: «La politica deve assumersi la responsabilità di decidere»
A intervenire sono anche Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, e Marco Cappato, tesoriere dell’organizzazione.
La loro posizione è netta: le forze politiche possono esprimere un voto favorevole o contrario, ma non dovrebbero impedire che una proposta di iniziativa popolare venga esaminata dall’organo legislativo competente.
Per i rappresentanti dell’associazione, il protrarsi dell’iter rischia di trasformare un confronto su diritti, salute e autodeterminazione in una questione di rispetto delle regole istituzionali.
L’obiettivo dichiarato resta quello di ottenere procedure sanitarie chiare e uniformi, evitando che l’accesso alle verifiche previste dalla giurisprudenza costituzionale sia condizionato da tempi incerti e differenti modalità organizzative.
Le sentenze della Consulta e i limiti delle leggi regionali
Il dibattito umbro si inserisce in un quadro nazionale che negli ultimi mesi ha registrato importanti sviluppi giuridici.
Con la sentenza n. 204 del 2025, relativa alla legge della Toscana, e con la sentenza n. 148 del 2026, riguardante la Sardegna, la Corte costituzionale ha riconosciuto la possibilità per le Regioni di intervenire sugli aspetti organizzativi e procedurali dell’assistenza sanitaria legata al suicidio medicalmente assistito.
La Consulta ha però stabilito limiti precisi: le Regioni non possono modificare autonomamente i requisiti sostanziali di accesso né invadere le competenze riservate allo Stato. Entrambe le pronunce hanno infatti dichiarato illegittime alcune disposizioni delle normative esaminate, senza annullare integralmente le rispettive leggi.
Resta centrale la sentenza n. 242 del 2019, che ha individuato specifiche condizioni nelle quali l’aiuto al suicidio non è punibile, prevedendo la verifica dei requisiti da parte delle strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente.
È entro questo perimetro che si colloca la proposta Liberi Subito: non introdurre una disciplina generale autonoma sul diritto a morire, ma organizzare le procedure sanitarie connesse alle condizioni già delineate dalla Corte.
L’eredità di Laura Santi nella battaglia per il fine vita
La vicenda conserva un forte significato umano e civile per l’Umbria. La campagna regionale porta infatti avanti anche l’impegno di Laura Santi, giornalista perugina affetta da sclerosi multipla progressiva, morta il 21 luglio 2025 dopo aver avuto accesso al suicidio medicalmente assistito.
Santi aveva affrontato un lungo percorso per ottenere la verifica delle proprie condizioni e il riconoscimento dei requisiti necessari, diventando uno dei volti più conosciuti della mobilitazione nazionale sul fine vita. La sua esperienza aveva contribuito a dare impulso alla raccolta firme per una disciplina regionale capace di rendere più certi i tempi delle procedure sanitarie. Stefano Massoli continua oggi quell’impegno insieme ai rappresentanti del comitato, chiedendo che la proposta venga finalmente sottoposta alla valutazione dei consiglieri regionali.
Il 22 ottobre il passaggio politico decisivo
La prossima data indicata dai promotori rappresenta dunque un banco di prova per l’Assemblea legislativa dell’Umbria.L’inserimento della proposta all’ordine del giorno non ne determinerebbe automaticamente l’approvazione, ma permetterebbe ai consiglieri di confrontarsi pubblicamente sul testo, presentare eventuali modifiche ed esprimere il proprio voto.
In assenza di questo passaggio, l’Associazione Luca Coscioni e i delegati di Liberi Subito prospettano il ricorso agli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento. La questione, a nove giorni dall’appuntamento del 22 ottobre, rimane aperta su due fronti: la disciplina regionale del fine vita e il rispetto dei tempi stabiliti per l’esame delle iniziative legislative popolari.













