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Home » Economia in Umbria, dati positivi: le assunzioni sono salite del 7,2%
Economia

Economia in Umbria, dati positivi: le assunzioni sono salite del 7,2%

admin_editore08 Mins ReadAprile 5, 2024
 
 

Il rapporto dell’Aur (Agenzia di ricerche regionale) segnala la forte impennata dei contratti a tempo indeterminato

“La vera buona notizia nel mercato del lavoro in Umbria è stata l’impennata dei contratti a tempo indeterminato (+7,2%, +3,3% in Italia), a fronte di una flessione dei contratti a termine.

La consistenza dei dati incrementali (15.700 unità in più, di cui 8.100 donne e 7.600 uomini, a fronte di un calo complessivo di 700 unità a termine) consente di dire che non si è trattato di un mero riassorbimento di lavoratori a tempo determinato, ma di un vero e proprio ampliamento del mercato della domanda, che è tornato a prediligere forme contrattuali stabili”.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

A rilevarlo Elisabetta Tondini di Agenzia Umbria ricerche, che evidenzia alcuni aspetti significativi.

“L’occupazione degli umbri nel 2023 è aumentata rispetto all’anno precedente di circa 9.300 unità, a un tasso (+2,6%) più elevato di quello nazionale (+2,1%): i 362 mila lavoratori registrati dall’Istat sono dunque tornati a superare il livello (358 mila) del 2019”. Poi c’è la relazione tra calo demografico e crescita dell’occupazione. “ll fatto che vi siano più occupati nonostante un minor numero di persone in età da lavoro (15-64 anni) – spiega Tondini – sottende un matching tra due fenomeni: un aumento del fabbisogno lavorativo da parte di una domanda che attinge a un bacino di riferimento che si sta riducendo e un’espansione dell’offerta di lavoro, sospinta da necessità diverse, in primis quella di ampliare il reddito familiare. Dal 2022 al 2023 – ricorda – in Umbria le forze di lavoro potenziali sono diminuite di 3.300 unità e le forze di lavoro sono aumentate di 2.500 unità”. Nel complesso sono cresciuti in un anno più gli uomini che le donne (+3,6% contro +1,4%), mentre c’è una flessione (-6,9%, quasi 6 mila unità in meno) del lavoro autonomo.

L’occupazione degli umbri nel 2023 è aumentata rispetto all’anno precedente di circa 9.300 unità, a un tasso (+2,6%) più elevato di quello nazionale (+2,1%): i 362 mila lavoratori registrati dall’Istat nella Rilevazione continua delle forze di lavoro sono dunque tornati a superare il livello (358 mila) del 2019.

“L’occupazione degli umbri nel 2023 è tornata a superare i livelli del 2019”

Nel complesso sono cresciuti in un anno più gli uomini che le donne (+3,6% contro +1,4%), contrariamente a quanto occorso su scala nazionale, quale risultato di specifici fenomeni che hanno riguardato la posizione professionale:
·       un’espansione in Umbria, molto più marcata che in Italia (+5,6% contro +2,3%), del lavoro alle dipendenze per 15 mila unità aggiuntive, di cui circa 8 mila uomini e 7 mila donne;
·       una flessione (-6,9%, quasi 6 mila unità in meno) del lavoro autonomo, in controtendenza rispetto al lieve recupero nazionale, e la sua spiccata caratterizzazione femminile: le lavoratrici indipendenti sono diminuite del 16,1%, quasi 5 mila unità in meno (quando in Italia hanno registrato un incremento del 2,5%), a fronte di un -1,8% maschile.

“In un anno, più lavoro alle dipendenze per 15 mila unità aggiuntive”

Il depauperamento della compagine autonoma è un fenomeno che, da una quindicina d’anni, sta caratterizzando il lavoro italiano e in particolare quello umbro, strutturalmente connotato per una relativa maggiore presenza di professionisti, imprenditori, artigiani, consulenti e freelance che lavorano in proprio. La componente autonoma, che nel 2019 era del 25,3% (22,8% in Italia), in soli quattro anni è scesa al 21%, raggiungendo il livello nazionale. Non si esclude che a spiegare in parte questo fenomeno possa essere stata la conversione di partite Iva in lavoro alle dipendenze.

Dunque, è il lavoro alle dipendenze che sta di fatto trainando il mercato del lavoro, in Umbria più che in Italia.

“Impennata dei tempi indeterminati: +7,2% in Umbria, +3,3% in Italia”

Ma la vera buona notizia è stata l’impennata dei tempi indeterminati (+7,2% in Umbria, +3,3% in Italia), a fronte di una flessione dei contratti a termine. La consistenza dei dati incrementali (15.700 unità in più, di cui 8.100 donne e 7.600 uomini, a fronte di un calo complessivo di 700 unità a termine) consente di dire che non si è trattato di un mero riassorbimento di lavoratori a tempo determinato, ma di un vero e proprio ampliamento del mercato della domanda, che è tornato a prediligere forme contrattuali stabili. Una tendenza, questa, che potrebbe essere stata agevolata dagli incentivi all’occupazione (per giovani e per donne, anche con oltre 50 anni, disoccupate) introdotti nel 2023. Non si conosce se e in che misura tali incentivi siano stati utilizzati nella regione. Ciò che di certo emerge dai dati disponibili è un’espansione occupazionale rispetto all’anno precedente degli under 35 assai contenuta (mille unità in più, per un tasso incrementale dell’1,5%); invece, la dinamica occupazionale nei tempi indeterminati delle donne ha superato quella degli uomini e, considerando l’occupazione totale, la sola classe delle 50-64 enni si è ampliata in un anno di circa 3 mila unità (+5,2%).

“Le donne assunte prevalentemente con contratto part-time”

Anche tra i lavoratori dipendenti si segnalano sostanziali differenze di genere: mentre gli uomini sono stati assunti quasi esclusivamente con contratti a tempo pieno, l’incremento delle dipendenti è stato per lo più con contratto a tempo parziale (circa 5.500 unità in più, contro le 1.600 dei tempi pieni), a differenza di quanto occorso nel mercato italiano. In definitiva, nel 2023 oltre 1/3 delle dipendenti umbre lavora con contratto part-time, e di 10 dipendenti umbri con questa forma contrattuale, 8 sono donne.

Il tasso di occupazione
Nel 2023 cresce rispetto all’anno precedente, in Umbria come in Italia, il tasso di occupazione 15-64 anni.

Perché è aumentato il tasso di occupazione?
L’indicatore è stato spinto in avanti per l’effetto congiunto dell’incremento del numeratore (gli occupati) e del decremento del denominatore (la popolazione di riferimento): per gli uomini ha operato soprattutto la prima grandezza, per le donne la seconda (il calo demografico dai 15 ai 64 anni è stato più intenso). Con il seguente esito: la crescita al 66,5% del tasso di occupazione in Umbria è stata determinata soprattutto dal balzo in avanti della componente maschile (dal 71,8% al 74,3%), mentre rimane quasi stazionaria quella femminile (58,8%), in controtendenza rispetto al dato nazionale.

In tutto ciò, si sottolinea:
·       una dinamica occupazionale, in Umbria come in Italia, in netta contrapposizione rispetto all’andamento demografico;
·       una perdita demografica nella fascia d’età da lavoro, in Umbria più sostenuta che in Italia;
·       una dinamica occupazionale delle persone in età da lavoro dell’Umbria allineata a quella nazionale;
·       una crescita di lavoratori con oltre 64 anni più elevata nella regione (che spiega il maggiore tasso incrementale nell’anno riferito agli occupati totali).

“Aumento delle forze di lavoro per una diminuzione degli inattivi”

Il fatto che vi siano più occupati nonostante un minor numero di persone in età da lavoro sottende un matching tra due fenomeni: un aumento del fabbisogno lavorativo da parte di una domanda che attinge a un bacino di riferimento che si sta riducendo e un’espansione dell’offerta di lavoro, sospinta da necessità diverse, in primis quella di ampliare il reddito familiare. Osservando la fascia d’età 15-64 anni, si evince infatti che, per il secondo anno consecutivo, le forze di lavoro, ovvero le persone che si offrono sul mercato, sono aumentate, verosimilmente per effetto di un travaso di quelle che, con la pandemia, si erano ritirate, diventando inattive [i]: dal 2022 al 2023 in Umbria le forze di lavoro potenziali sono diminuite di 3.300 unità e le forze di lavoro sono aumentate di 2.500 unità.

Questo passaggio da una condizione all’altra, ovvero da uno stato di inattività a quello di attività, verificatosi anche su base nazionale, oltre a sancire un ritorno alla normalità è estremamente importante per la sostenibilità economica, perché contribuisce a tamponare la perdita della fascia di popolazione, derivante dal calo demografico in atto, deputata alla produzione per il mercato.

“Forte calo del tasso di disoccupazione, soprattutto maschile, ma ancora alto quello delle persone laureate”

Il tasso di occupazione per livello di istruzione, con il quale risulta positivamente correlato, mostra un mercato umbro che, rispetto alla media italiana, penalizza i laureati e le laureate: la regione si caratterizza per valori superiori a quelli nazionali fino all’istruzione di secondo livello per poi scendere al di sotto in corrispondenza della laurea, sia per gli uomini che per le donne. Si segnala tuttavia un miglioramento nel 2023, anche in Umbria, dell’indicatore relativo alle persone (soprattutto uomini) con istruzione terziaria.

Le persone alla ricerca di un lavoro
Speculare al buon andamento dell’occupazione nel 2023 è stata la caduta della disoccupazione, pari del 15,4% (4 mila e 200 disoccupati in meno rispetto all’anno precedente), a fronte del -4,0% della media nazionale.

“Flessione del lavoro autonomo femminile”

La flessione della disoccupazione ha una spiccata caratterizzazione di genere: a calare è stata la componente maschile, a fronte di una quasi stazionarietà femminile. Cresce dunque la femminilizzazione del fenomeno in Umbria, per cui le donne rappresentano il 60% delle persone in cerca di lavoro (in Italia non raggiugono la metà del totale).

Il tasso di disoccupazione
Il tasso di disoccupazione (15-64 anni) totale è dunque sceso al 6,0%, soprattutto per la componente maschile, che si è portato a 4,5% (quella femminile a 7,9%).

In Umbria l’indicatore relativo alle persone laureate è ancora troppo elevato, soprattutto per le donne (5,3% contro 4,8% degli uomini) e soprattutto se confrontato coi relativi valori nazionali (4,4% e 3,3% rispettivamente). Nonostante il miglioramento dell’ultimo anno, soprattutto tra le laureate, la bassa capacità di assorbire persone con istruzione terziaria continua dunque a rimanere uno dei nodi dell’Umbria.

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