Proposto un Patto per l’innovazione tra Umbria, Toscana, Lazio, Marche e Abruzzo. Carloni: «Bisogna fare presto, gli altri territori si stanno già organizzando»
Umbria, Toscana, Lazio, Marche e Abruzzo insieme per rafforzare il peso del Centro Italia nelle future politiche di sviluppo e sostenere innovazione e crescita delle imprese. È la proposta avanzata da CNA Umbria, che sollecita la nascita di un Patto capace di coinvolgere istituzioni regionali, Camere di commercio, associazioni di categoria e università.
L’iniziativa, formalizzata nei giorni scorsi dal presidente regionale di CNA Michele Carloni, guarda soprattutto alla nuova fase della programmazione europea 2028-2034 e ai possibili cambiamenti nei meccanismi di gestione delle risorse.
«Bisogna fare presto, i tempi stringono, gli altri territori più sviluppati si stanno già organizzando», è l’avvertimento lanciato dal presidente dell’associazione.
La preoccupazione per la nuova programmazione europea
Secondo CNA Umbria, il futuro assetto dei fondi europei potrebbe comportare una forte semplificazione degli strumenti esistenti e una maggiore concentrazione della gestione delle risorse a livello comunitario e nazionale.
Uno scenario che, secondo l’associazione, potrebbe ridurre gli spazi di intervento diretto delle Regioni e avere conseguenze particolarmente significative per realtà come l’Umbria.
Carloni richiama il modello già sperimentato con il Pnrr e sottolinea il rischio che la regione possa trovarsi in futuro con meno risorse da amministrare direttamente per sostenere imprese, innovazione e sviluppo del territorio.
Da qui la necessità, secondo CNA, di superare una strategia esclusivamente regionale e costruire un’alleanza con i territori vicini.
Le Regioni del Nord si sono già mosse
A rafforzare l’urgenza della proposta c’è quanto sta accadendo nel Nord Italia. CNA richiama l’accordo denominato “Distretto manifatturiero unico del Nord”, sottoscritto da Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia-Romagna.
L’intesa punta a coordinare le strategie su alcuni dei principali temi delle politiche industriali: credito, ricerca, innovazione, talenti e semplificazione. Sullo sfondo ci sono anche la futura programmazione europea e il confronto sulla gestione delle politiche di sviluppo.
Per CNA, dunque, il rischio è che proprio il Centro Italia finisca per essere la parte più debole qualora Umbria, Toscana, Lazio, Marche e Abruzzo decidessero di procedere separatamente.
Un Patto che parta dall’innovazione
La proposta è quella di costruire una cabina di confronto tra le cinque regioni coinvolgendo anche il sistema economico, le Camere di commercio e il mondo universitario.
L’innovazione rappresenterebbe il primo terreno sul quale sviluppare una strategia comune, ma l’intesa potrebbe successivamente essere estesa ad altre questioni decisive per la competitività dei territori.
Tra queste CNA indica le infrastrutture, con particolare riferimento al completamento della E78, e la necessità di migliorare i collegamenti dell’Umbria con l’alta velocità ferroviaria.
L’obiettivo: far crescere le imprese umbre
Per CNA una delle priorità resta l’aumento della produttività del sistema economico regionale. Un risultato che passa sia dall’innovazione sia dalla crescita dimensionale delle aziende.
L’Umbria presenta infatti un tessuto produttivo composto in larga parte da realtà molto piccole. La sfida indicata dall’associazione è accompagnare un numero crescente di aziende verso dimensioni maggiori, con strumenti di sostegno calibrati sulle diverse esigenze: dalle micro alle piccole imprese, dalle piccole alle medie e dalle medie alle realtà più strutturate.
Una maggiore capacità di innovare e crescere, sottolinea inoltre CNA, potrebbe contribuire a trattenere in Umbria le professionalità formate dall’università che oggi faticano a trovare opportunità adeguate sul territorio e, allo stesso tempo, rendere la regione maggiormente attrattiva per competenze provenienti dall’esterno.
Per Carloni, quindi, la costruzione di un’alleanza tra le regioni centrali non è più rinviabile: l’obiettivo è evitare che l’Umbria perda peso nella definizione delle prossime politiche di sviluppo e possa invece presentarsi ai futuri appuntamenti nazionali ed europei all’interno di un sistema territoriale più ampio e competitivo.















