L’Associazione sposa la linea dell’amministrazione comunale: priorità alla rigenerazione urbana e alle infrastrutture, non al consumo di suolo. Intanto, i dati del comparto edilizio mostrano un settore in trasformazione profonda
“Il settore costruzioni può crescere senza nuove colate di cemento”. È una frase netta quella del direttore di CNA Umbria, Roberto Giannangeli, che, presentando a Perugia l’ultimo Osservatorio sul comparto realizzato con Cresme Ricerche, ha voluto esprimere un chiaro appoggio alla decisione dell’amministrazione comunale di bloccare l’ampliamento del centro commerciale di Collestrada.
Un’operazione – ha sottolineato – che avrebbe aggravato la situazione di un’area già oggi inadeguata dal punto di vista delle infrastrutture stradali. Una presa di posizione che suona come un cambio di passo, anche simbolico, da parte dell’artigianato organizzato: non più espansione a tutti i costi, ma rigenerazione dei centri abitati e delle zone industriali.
Il quadro: costruzioni in trasformazione, trainate dal recupero edilizio
I dati presentati da Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, certificano una profonda evoluzione del comparto: negli ultimi cinque anni, il 73% del valore prodotto è venuto dal recupero del patrimonio esistente. Un andamento incentivato dai bonus edilizi, che però – complice la stretta a partire dal 2024 – ha già cominciato a rallentare.
In Umbria, tra il 2021 e il 2024, gli incentivi hanno attivato quasi 5 miliardi di euro di investimenti, di cui 2,3 attribuibili al solo Superbonus. Ma con la fine dello sconto in fattura e della cessione del credito, la frenata si fa sentire: già nel primo trimestre 2025, secondo CNA, il numero delle imprese, degli occupati e la massa salari hanno subito un calo, seppure contenuto.
Eppure, il settore tiene. Merito della ricostruzione post-sisma e degli appalti pubblici innescati dal PNRR e da programmi precedenti, come “Connettere l’Italia”. Risorse che, in Umbria, ammontano a circa 3 miliardi.
Le nuove sfide: energia, sostenibilità, semplificazione
Il futuro dell’edilizia – sottolineano i vertici CNA – passerà per tre assi fondamentali: produzione di energia da fonti rinnovabili, efficientamento energetico e riduzione delle emissioni. A dirlo sono i numeri: entro il 2030, l’Umbria dovrà moltiplicare per sette la sua produzione di energia verde.
Per riuscirci, secondo CNA, occorre puntare sulla rigenerazione urbana e industriale, investire nei centri storici e nelle aree dismesse, sostenere le Comunità Energetiche Rinnovabili e prevenire il dissesto idrogeologico. Il tutto accompagnato da misure di semplificazione e da una nuova pianificazione su energia e rifiuti.
Le proposte: basta slogan, servono scelte chiare
Oltre alla stabilizzazione dei bonus edilizi e al ritorno dello sconto in fattura per le famiglie meno abbienti, CNA invoca una regia nazionale sul fronte delle grandi infrastrutture – E78, Nodo di Perugia, Tre Valli – e una riprogrammazione regionale dei fondi europei, con obiettivi chiari e misurabili.
“È il momento di uscire dall’epoca del benaltrismo”, ha concluso Giannangeli. “Bisogna dire cosa si vuole fare, assumersi la responsabilità delle scelte e mettere al centro le imprese. Senza consumo di suolo non significa senza sviluppo”.








