Condannati a sei mesi tre commissari che nel 2018 negarono l’incompatibilità nonostante la presenza del figlio di uno di loro tra i candidati
La Corte d’Appello di Perugia ha accolto l’appello proposto dalla Procura Generale, riformando integralmente la decisione del Tribunale di Perugia che nel 2023 aveva assolto tre pubblici ufficiali con la formula “perché il fatto non sussiste”. Con la sentenza pronunciata l’11 novembre, i giudici di secondo grado hanno condannato gli imputati a sei mesi di reclusione ciascuno per falso ideologico in atto pubblico.
La vicenda riguarda una selezione pubblica indetta nel 2018 dalla società “Umbria International Airport San Francesco d’Assisi” per assunzioni a tempo determinato nel ruolo di operatore unico aeroportuale/addetto rampa. Secondo l’impianto accusatorio sostenuto dalla Procura Generale — e ritenuto fondato dalla Corte — il presidente e gli altri due membri della commissione giudicatrice avevano attestato nel verbale l’assenza di cause di incompatibilità tra i candidati.
In realtà, tra gli ammessi alla procedura figurava il figlio di uno dei commissari, poi risultato vincitore della selezione. Per la Corte d’Appello ciò dimostra che i tre pubblici ufficiali agirono in concorso, secondo un medesimo disegno, nella redazione di un atto non conforme al vero.






