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Home » Bandecchi perde la maggioranza e apre al voto anticipato
Evidenza

Bandecchi perde la maggioranza e apre al voto anticipato

admin_editore07 Mins ReadOttobre 18, 2026
Stefano Bandecchi
 

Terremoto a Palazzo Spada dopo il passaggio all’opposizione di Severoni, Sterlini, Colasanti e Mengaroni. Il sindaco prende atto dei nuovi equilibri in Consiglio comunale: 17 consiglieri contro 15. Sullo sfondo l’ipotesi di elezioni anticipate, mentre emergono le divisioni sulle scelte amministrative e sul futuro della città.

Terni entra in una delle fasi più delicate dell’amministrazione guidata da Stefano Bandecchi. La maggioranza politica uscita dalle elezioni comunali del 2023 non dispone più dei numeri che fino a oggi le avevano garantito il controllo del Consiglio comunale. E per la prima volta il sindaco affronta apertamente l’ipotesi di un ritorno anticipato alle urne.

A provocare la crisi è la decisione di quattro consiglieri comunali, Marina Severoni, Andrea Sterlini, Andrea Colasanti , Federica Mengaroni, di collocarsi formalmente all’opposizione, revocando il sostegno politico al sindaco e alla giunta. Una scelta che modifica i rapporti di forza a Palazzo Spada e pone un interrogativo sulla possibilità di proseguire il mandato amministrativo. Secondo il sindaco la maggioranza che ha vinto le elezioni non esisterebbe più a tal punto da riflettere sulla possibilità di tornare al voto.

 
 
 
 
 
La Sala del Consiglio comunale di Terni

Il sindaco in alcune affermazioni, riportare dalla stampa, descrive un Consiglio comunale nel quale i rapporti di forza si sono ribaltati: 17 consiglieri all’opposizione e 15 nell’area che continua a sostenere l’amministrazione. Numeri che, pur non determinando automaticamente la caduta del primo cittadino, cambiano radicalmente le condizioni politiche nelle quali la giunta dovrà operare.

La crisi non nasce improvvisamente. Le tensioni all’interno della compagine bandecchiana erano emerse già nei mesi precedenti, fino a concretizzarsi il 18 agosto 2026 con la nascita del gruppo consiliare Con Bandecchi per Terni. All’epoca i quattro consiglieri avevano presentato la loro iniziativa come un tentativo di rilanciare l’azione amministrativa, mantenendo il sostegno al sindaco e rivendicando la fedeltà al programma elettorale. Marina Severoni, designata capogruppo, aveva sottolineato la volontà di contribuire a una nuova fase dell’amministrazione. Il nuovo gruppo, dunque, non nasceva inizialmente come una componente di opposizione, ma come una realtà autonoma all’interno della maggioranza. Nel giro di due mesi, però, il confronto politico si è trasformato in uno scontro aperto.

Marina Severoni,

Il 15 ottobre è lo stesso Bandecchi a segnare pubblicamente la distanza, dichiarando che i quattro consiglieri non facevano più parte della maggioranza e chiedendo loro di rinunciare all’utilizzo del suo nome nella denominazione del gruppo consiliare. Sabato 17 ottobre arriva la replica, quando Severoni, Sterlini, Colasanti e Mengaroni ufficializzano il passaggio all’opposizione e ritirano il sostegno politico all’amministrazione.

Ma ecco le ragioni della rottura che atterebbero a valutazioni differenti sull’attuazione del programma elettorale e sulle priorità dell’amministrazione comunale. I quattro consiglieri contestano il mancato rispetto di una parte degli impegni assunti con gli elettori e degli accordi politici legati alla costituzione del loro gruppo.

Tra i temi emersi figuretrebbero la gestione della Ztl, le politiche ambientali, il settore idroelettrico e le privatizzazioni. Particolare attenzione è stata riservata anche al futuro della rete comunale del gas, uno dei dossier sui quali sono state registrate divergenze e difficoltà nel percorso delle commissioni consiliari.

La frattura assume così una dimensione che va oltre le appartenenze politiche: riguarda il metodo di governo, la condivisione delle decisioni e il rapporto tra la giunta e i consiglieri eletti nella coalizione originaria. Per i quattro ex esponenti della maggioranza, la decisione rappresenta una presa di distanza dalla gestione amministrativa. Per Bandecchi, invece, il venir meno del sostegno consiliare apre il problema di individuare condizioni politiche diverse per continuare a governare.

È proprio sul terreno delle possibili nuove alleanze che il sindaco introduce un elemento destinato a pesare nelle prossime settimane. In una nota riportata nella stampa locale si legge «Nel mio dna non c’è una grande volontà all’inciucio», lasciando intendere di non considerare scontata la ricerca di una nuova maggioranza attraverso accordi con forze politiche esterne alla coalizione uscita dalle urne.

Stefano Bandecchi

Un passaggio politicamente significativo. Con 15 consiglieri a sostegno e 17 all’opposizione, l’amministrazione non dispone più di una maggioranza consiliare autonoma. Per approvare i provvedimenti, a seconda delle maggioranze richieste e delle presenze in aula, potrebbe diventare necessario trovare convergenze con altri consiglieri o gruppi.

Il primo cittadino si trova dunque davanti a un’alternativa: verificare se esistano le condizioni per proseguire l’esperienza amministrativa oppure valutare una conclusione anticipata del mandato. Il tema, peraltro, non era completamente nuovo. Già ad agosto il gruppo del Partito Democratico aveva denunciato pubblicamente una situazione di instabilità della maggioranza, richiamando i cambiamenti nella composizione della giunta e nei gruppi consiliari.

La novità di queste ore è che la crisi non riguarda più soltanto rapporti politici difficili, ma si riflette direttamente sulla consistenza numerica del sostegno al sindaco. Dal punto di vista istituzionale, la perdita della maggioranza non determina automaticamente la fine dell’amministrazione comunale.

Il Testo unico degli enti locali prevede che un sindaco possa restare in carica anche in presenza di votazioni contrarie ai provvedimenti della propria giunta. Diverso è il caso dell’approvazione di una mozione di sfiducia, che comporta la cessazione dalla carica del sindaco e lo scioglimento del Consiglio comunale. A Terni, dove il Consiglio comprende 32 consiglieri oltre al sindaco, sarebbero necessari 17 voti favorevoli per approvare una mozione di sfiducia, secondo le disposizioni dell’articolo 52 del decreto legislativo 267/2000. Una simile iniziativa richiederebbe una precisa convergenza politica e il rispetto delle procedure previste dalla legge.

L’altra possibilità è rappresentata dalle dimissioni del sindaco, che diventerebbero efficaci e irrevocabili trascorsi venti giorni dalla loro presentazione, qualora non fossero ritirate. Anche in questo caso si aprirebbe il percorso verso lo scioglimento del Consiglio e nuove elezioni.

Lo spostamento dei quattro consiglieri modifica anche le prospettive delle forze di opposizione, che si trovano davanti a una situazione numericamente diversa rispetto al passato. Il dato dei 17 consiglieri contrari all’attuale amministrazione, tuttavia, non equivale necessariamente all’esistenza di una coalizione alternativa. All’interno dell’opposizione convivono forze politiche con percorsi, programmi e orientamenti differenti, alle quali si aggiungono ora quattro consiglieri eletti nell’area politica del sindaco. Occorrerà capire se questa nuova configurazione si tradurrà in una convergenza su singoli provvedimenti, in un’iniziativa istituzionale comune oppure in posizioni differenziate.

Il Partito Democratico aveva già sollevato nei mesi scorsi la questione della stabilità politica, chiedendo chiarezza sulla composizione e sul progetto della maggioranza. Ora il confronto potrebbe spostarsi dal giudizio sull’operato della giunta alle scelte concrete sul proseguimento della legislatura. Le conseguenze politiche della frattura potrebbero ripercuotersi su alcuni dossier amministrativi. Tra questi emerge la vendita della rete comunale del gas, sulla quale si sono registrati contrasti e rinvii nelle commissioni consiliari. Proprio lunedì 19 ottobre è prevista una nuova riunione congiunta delle commissioni I e III, appuntamento che potrà offrire un primo riscontro concreto dei nuovi rapporti di forza.

Restano poi sul tavolo le opere pubbliche, gli interventi di manutenzione urbana, la gestione dei servizi e le attività finanziate attraverso il PNRR. Sono questioni richiamate anche nel documento politico dei quattro consiglieri, che chiedono maggiore condivisione delle decisioni e informazioni sull’avanzamento dei progetti.

La crisi assume quindi un significato che va oltre il confronto interno alla coalizione: coinvolge la capacità dell’amministrazione di portare avanti il programma e di assicurare continuità alle decisioni del Comune. A poco più di un anno e mezzo dalla scadenza naturale del mandato, l’amministrazione Bandecchi si trova davanti a una verifica politica sostanziale.

Il sindaco prende atto della fine della maggioranza originaria e considera la possibilità di tornare alle urne. I quattro consiglieri rivendicano invece la propria scelta come conseguenza delle divergenze sul programma e sui metodi amministrativi.

Fra queste due posizioni si apre uno spazio politico nel quale saranno determinanti gli atti istituzionali, le prossime votazioni e le decisioni delle diverse componenti consiliari.

La questione centrale, oggi, non è soltanto se Bandecchi intenda continuare a governare, ma con quale maggioranza politica e sulla base di quali impegni programmatici. La risposta arriverà dalle prossime scelte del sindaco e del Consiglio comunale. Soltanto un eventuale scioglimento anticipato restituirebbe agli elettori ternani la possibilità di decidere nuovamente attraverso il voto.

Per ora, a Palazzo Spada, la crisi è politica e numerica. La sua trasformazione in una crisi istituzionale dipenderà dagli sviluppi dei prossimi giorni.

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