L’amministratore delegato di RSE e professore dell’Università di Perugia racconta la ricerca sulla fusione e il prototipo presentato al Meeting di Rimini
Un modello che a prima vista può ricordare un’astronave, ma che in realtà rappresenta una delle frontiere più avanzate della ricerca energetica. Al Meeting di Rimini RSE – Ricerca sul Sistema Energetico ha portato IFER-1, il prototipo in scala di un reattore a fusione nucleare a confinamento inerziale, trasformando una tecnologia estremamente complessa in qualcosa che il pubblico potesse vedere e comprendere.
A guidare RSE è Franco Cotana, amministratore delegato della società e professore ordinario dell’Università degli Studi di Perugia, da anni impegnato sui temi dell’energia e della transizione energetica. Ed è proprio Cotana a sottolineare come la sfida non riguardi soltanto il progresso tecnologico, ma anche la capacità della ricerca di dialogare con la società.

«La conoscenza è il primo passo per comprendere una tecnologia e valutarne in modo consapevole opportunità e criticità. Dalla conoscenza può nascere l’accettabilità», ha spiegato Cotana, evidenziando la necessità che la scienza sappia rivolgersi alle persone con un linguaggio chiaro e accessibile. Una funzione che, secondo l’amministratore delegato di RSE, trova nel Meeting di Rimini un terreno particolarmente favorevole per mettere direttamente in contatto ricerca e cittadini.
IFER-1, il prototipo del reattore a fusione
Tra gli elementi che hanno maggiormente attirato l’attenzione dei visitatori c’è stato proprio IFER-1. Il modello riproduce il reattore a fusione nucleare a confinamento inerziale sviluppato da RSE ed è legato a un lavoro scientifico pubblicato ad agosto sul SeMA Journal, rivista internazionale edita da Springer.
Il principio alla base della tecnologia prevede l’utilizzo di isotopi dell’idrogeno, deuterio e trizio, racchiusi all’interno di un target. La fusione viene provocata raggiungendo particolari condizioni di pressione e densità attraverso impulsi laser simultanei.
L’obiettivo della ricerca è arrivare, nel medio-lungo periodo, a utilizzare la fusione come fonte per una produzione energetica sicura, sostenibile e decarbonizzata.
Un percorso sul quale RSE sta lavorando anche attraverso collaborazioni scientifiche di primo piano. Tra queste figura quella con Blue Laser Fusion, società statunitense fondata dal premio Nobel per la Fisica Shuji Nakamura, finalizzata allo sviluppo di un sistema di fusione a confinamento inerziale indotta da laser.



Cotana: «La ricerca deve parlare alle persone»
Il prototipo portato a Rimini ha avuto anche un’altra funzione: rendere visibile una ricerca che normalmente si sviluppa all’interno dei laboratori.
È uno degli aspetti sui quali insiste Franco Cotana. Accanto allo sviluppo delle tecnologie, secondo il professore dell’Università di Perugia, diventa infatti fondamentale costruire una conoscenza diffusa che consenta ai cittadini di comprendere potenzialità e criticità delle nuove soluzioni energetiche.
RSE ha scelto così di utilizzare modelli, prototipi, stampe 3D e applicazioni immersive per raccontare al pubblico tecnologie e progetti altrimenti difficili da rappresentare. La presenza al Meeting, dal 21 al 26 agosto, ha permesso ai ricercatori di confrontarsi direttamente con i visitatori su alcune delle principali questioni che riguardano il futuro dell’energia.
Dal nucleare all’intelligenza artificiale
La fusione è stata infatti soltanto uno dei temi affrontati da RSE durante la manifestazione. Nello spazio allestito nell’Area MASE si è parlato anche di fissione nucleare, comunità energetiche rinnovabili, povertà energetica, idrogeno, intelligenza artificiale, idroelettrico e sistemi di pompaggio, oltre ai nuovi modelli di partecipazione dei cittadini al mercato dell’energia e alle tecnologie per il trasporto delle merci.
Particolare attenzione è stata riservata al confronto sulle nuove tecnologie nucleari. Il 23 agosto, nella Piazza MASE, RSE ha promosso il convegno L’atomo che cambia: innovazione, sicurezza e nuove tecnologie nucleari, nel corso del quale sono state messe a confronto le prospettive della fissione e quelle della fusione.
Una sfida scientifica che guarda necessariamente al lungo periodo, ma sulla quale RSE ha già avviato investimenti anche nella formazione di una nuova generazione di ricercatori. E il prototipo che a Rimini qualcuno ha scambiato per una piccola astronave diventa così il simbolo di un obiettivo molto concreto: studiare oggi le tecnologie che potrebbero contribuire a costruire il sistema energetico di domani.















