Gli esami per gli infermieri non finiscono mai

Il codice deontologico impone una formazione al passo coi tempi
Scienza e Salute

Di Jacopo Bartoccini e Beatrice Mocci - Il Codice Deontologico approvato dal Consiglio Nazionale il 17/01/2009, fa emergere la figura di un professionista che tiene conto dei cambiamenti che hanno travolto la società e dell’affermarsi di nuovi bisogni assistenziali.

Cambiando le attività assistenziali cambiano anche le competenze dell’infermiere, che collabora e si confronta col cittadino informato e consapevole. A tal proposito, sono stati sviluppati dei piani multi-disciplinari ed inter-professionali indirizzati ad una specifica categoria di pazienti, atti “favorire la continuità nel trattamento, la formazione degli operatori e l’individuazione delle migliori modalità per l’utilizzazione delle risorse” (Zangrandi 2003). Questo insieme di prestazioni erogate prende il nome di percorso assistenziale o critical pathways, la cui attuazione è valutata mediante indicatori di processo e di esito.

CARATTERISTICHE DEL PERCORSO ASSISTENZIALE

Approccio interprofessionale e multidisciplinare
Raccomandazioni professionali basate sull’ EBM;
Percorso suddiviso in fasi di durata definita
Valutazione del percorso mediante indicatori di processo e di esito
Coinvolgimento degli utenti
Riduzione delle variazioni assistenziali non desiderate

La gestione dei percorsi assistenziali dovrebbe riguardare sia la componente territoriale che quella ospedaliera. L’ospedale, infatti, sta diventando sempre più sede privilegiata di cure per patologie acute, affidando alla realtà territoriale parte dell’assistenza di cui prima era protagonista. In questa atmosfera di cambiamento emerge lo scottante problema della dimissione e della continuità assistenziale.

Per continuità assistenziale si intende l’erogazione di servizi sanitari senza interruzioni, nonostante il trasferimento dell’assistito in servizi diversi. Essa è fatta propria anche dall’O.M.S. come indicatore sensibile del buon funzionamento dei servizi sanitari. I livelli di integrazione devono interessare la sfera istituzionale, gestionale e professionale. Per favorire questo scenario sono stati elencati alcuni strumenti di integrazione:

Formazione:

Sistemi Informativi;
Comunicazione;
Unità di valutazione (Indicatori);
Rapporti con l’associazionismo;
Budget ospedale-territorio;
Percorsi assistenziali (PDTA).

In particolare, il PDTA (percorso diagnostico terapeutico) descrive il percorso studiato per il cittadino attraverso servizi messi a disposizione, per risolvere il suo bisogno di salute. Integrando gli aspetti clinici e organizzativi, la realtà territoriale ed aziendale definisce il percorso dell’utente dalla prevenzione alla riabilitazione.

Inoltre, sono stati messi in atto dei modelli assistenziali efficaci sul territorio; si tratta del Chronic Care Model e del Desease Management. Il primo modello tratta la presa in carico delle persone affette da malattie croniche. Il secondo modello prevede un approccio integrato alla malattia e trova fondamento scientifico nei principi dell’EBM.

Nonostante vi sia l’esigenza di individuare gli strumenti che pongano l’utente al centro dell’assistenza, questa metodologia dei percorsi assistenziali influisce positivamente su aspetti di economicità, appropriatezza, efficacia e soddisfazione degli utenti.