Accusati di aver truffato le suore del monastero di Fossato di Vico, tutti assolti in appello

L'avvocato Caforio: «Finisce così una vicenda penale che ha riabilitato impresa e direttore dei lavori»
Perugia

Tutti assolti con formula piena. La Corte d'appello di Perugia, ha di fatto ribalta la sentenza di primo grado emessa un anno fa in relazione alla vicenda del monastero delle suore benedettine di Fossato di Vico.
L’accusa era quella di aver truffato le suore del monastero delle Benedettine di Santa Maria della Fonte a Fossato di Vico, facendo pagare loro 600mila euro di lavori in più per la ricostruzione post-terremoto del 1997, la stessa cifra che il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Perugia aveva sequestrato a un’impresa edile assisana nel dicembre 2017 in virtù di un decreto emesso del gip di Perugia.
Una vicenda iniziata dopo il terremoto del 97 e che ieri ha visto gli amministratori della ditta che doveva svolgere i lavori, Ubaldo e Maurizio Passeri (difesi dall'avvocato Giuseppe Caforio) e il direttore dei lavori, l'ingegnere Ruggero Minelli (assistito dall'avvocato Franco Libori), assolti con formula piena dopo la condanna del luglio 2020.
Revocate anche le statuizioni civili che aveva comminato il tribunale in primo grado.
«Finisce così una vicenda penale che ha riabilitato impresa e direttore dei lavori», dicono con soddisfazione le difese degli imputati.
Il processo aveva visto le suore benedettine di Fossato di Vico parte civile contro la ditta che doveva occuparsi dei lavori di ristrutturazione del monastero di Santa Maria della Fonte, danneggiato dal sisma che sconvolse l'Umbria quasi un quarto di secolo fa. In primo grado, come detto, Ubaldo e Maurizio Passeri erano stati condannati assieme a Minelli a due anni e mezzo di reclusione oltre a 1.200 euro di multa per il reato di tentata truffa. Il tribunale aveva riconosciuto in favore del monastero una provvisionale di 100mila euro, provvisoriamente esecutiva, oltre al pagamento delle spese processuali.
Finisce così una storia giudiziaria che si trascina dal 2014 (a fronte di lavori partiti nel 2008 e mai terminati) cominciata dopo che una suora architetto aveva segnalato le presunte irregolarità.