Covid: la Provincia di Perugia rischia la zona rossa

l'aggiornamento settimanale Coronavirus della Regione Umbria non è promettente
Perugia

L’aggiornamento sulla situazione epidemiologica dell’Umbria e l’andamento della campagna vaccinale, con un focus sulla programmazione per la somministrazione del vaccino agli over 80: questi gli argomenti al centro dell'ultima conferenza stampa ,tenuta  dall’assessore regionale alla Salute, Luca Coletto, dal direttore regionale alla Salute, Claudio Dario e dal commissario per la gestione dell’emergenza covid, Massimo D’Angelo.  

Nel corso dell’incontro è stato reso noto che la Regione Umbria ha predisposto la Fase I della campagna vaccinale, in linea con la programmazione nazionale quindi per gli operatori sanitari e personale addetto ai trasporti dei pazienti, gli ospiti e gli operatori delle strutture per anziani e gli ultraottantenni.

Nel frattempo, le stesse aziende produttrici, Pfizer e Moderna, hanno comunicato a più riprese la riduzione della fornitura delle dosi programmate riservate all’Italia. A seguito di questo imprevisto c’è stato un rallentamento della programmazione nazionale e conseguentemente regionale che ha comportato, al momento, la somministrazione dei vaccini esclusivamente a coloro che dovevano essere sottoposti alla seconda dose.

Il vaccino di AstraZeneca, approvato dall’EMA (Agenzia Europea del Farmaco) il 30 gennaio, è stato raccomandato da AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) per l’utilizzo nei soggetti di età compresa tra i 18 e i 55 anni. In particolare, con queste prescrizioni, per gli ultraottantenni si potranno usare solo Pfizer e Moderna, che, per le caratteristiche di conservazione e allestimento, sono difficilmente somministrabili a domicilio.

Per quanto riguarda la , sulla base del piano di distribuzione dei vaccini comunicato dalla Struttura Commissariale Nazionale si prevede per la Regione Umbria di vaccinare con la prima dose circa 20mila ultraottantenni (proporzionalmente distribuiti nei diversi distretti) entro il mese di febbraio, con prosecuzione nei mesi successivi sulla base della quantità di vaccino fornite dalla stessa struttura commissariale.

Il Piano vaccinale proseguirà con il vaccino AstraZeneca, che sarà riservato ai soggetti tra i 18 e i 55 anni, reclutando i professionisti sanitari non dipendenti dal Servizio Sanitario pubblico (odontoiatri, medici-chirurghi e loro assistenti, farmacisti ecc.) e le categorie considerate “fragili”, compresi le persone con disabilità, secondo priorità che verranno comunque indicate dalla Struttura commissariale nazionale.

I DATI DEL CONTAGIO DI GIOVEDI' 4 FEBBRAIO

I nuovi casi positivi al Covid-19 registrati nelle ultime 24 ore, aggiornati a giovedì 4 febbraio, sono 373 a fronte di 3.692 tamponi effettuati e 3.832 test antigenici.

Il tasso di positività (prendendo in considerazione la somma di tamponi e test) passa dal 5,7% di ieri al 4,9% (dal 10,5% al 10,1% contando solo i molecolari).

3 i nuovi decessi, per un totale di 813 vittime dall'inizio della pandemia.

Sono 438 gli attualmente ricoverati negli ospedali umbri, tra cui 66 pazienti ricoverati in terapia intensiva (+2 rispetto al giorno precedente).

178 sono invece nuovi guariti e gli attualmente positivi nella nostra regione sono 6.191.

L'Umbria, con questi numeri, rischia di passare da zona arancione a zona rossa. L'Rt è infatti vicino al valore di 1, con un incremento dei casi del 6%. A preoccupare particolarmente sono le terapie intesive, occupate al 49%. Ieri, nel corso della conferenza di aggiornamento settimanale sull’andamento del contagio nella nostra regione, il direttore alla sanità Claudio Dario, ha affermato che: “L’indice Rt sarebbe sotto il livello da zona rossa - ha spiegato - ma ci sono altri parametri che vengono presi in considerazione”.  Ma ulteriori restrizioni potrebbero essere prese comunque nelle zone a più alto indice di contagio.

Non si esclude quindi l'entrata in vigore di ulteriori restrizioni nelle zone che registrano un indice di contagio più alto, concentrate soprattutto nella provincia di Perugia.

“Da dopo le vacanze di Natale emerge una netta separazione tra province - ha spiegato l’assessore Coletto - con numeri molto più importanti sulla provincia di Perugia rispetto a quella di Terni. Tre possono essere i motivi possibili: comportamenti individuali, capacità di contenimento attivo dell’infezione e caratteristiche del virus”.

L’Iss ha inoltre individuato la presenza di nella nostra regione (presenza che potrebbe spiegare l'innalzamento atipico dei contagi) e oggi, venerdì 5 febbraio, dovrebbero essere resi noti i risultati dei 44 tamponi esaminati. 

Sempre nella giornata di oggi, saranno resi noti i nuovi colori delle regioni italiane, che verranno stabiliti dal ministro della Salute, Roberto Speranza, in base al monitoraggio settimanale del Covid e all'esito della riunione della Cabina di Regia nazionale.

TOMMASO BORI (PD): OSPEDALE DI PERUGIA IN SITUAZIONE CRITICA, SERVONO MISURE DRASTICHE E URGENTI

“All’ospedale di Perugia c’è una situazione critica dovuta all’emergenza sanitaria. Servono misure drastiche e urgenti”. È quanto ha dichiarato il capogruppo del Partito democratico, Tommaso Bori.

“Voglio esprimere – ha sottolineato Bori - la massima gratitudine a tutto il personale sanitario della nostra regione, che ormai da quasi un anno, con sacrificio e abnegazione, lavora nella gestione dell’emergenza sanitaria, non sempre nelle condizioni migliori. Se il sistema sanitario umbro ha retto fino ad oggi, lo deve proprio a chi ha lavorato senza sosta, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, senza ferie da quasi un anno per contenere i disagi creati dalla mala organizzazione regionale”.

“La sanità umbra – ha spiegato il capogruppo PD – è sempre stata un’eccellenza, riconosciuta a livello nazionale grazie ai livelli essenziali di assistenza raggiunti. Da oltre un anno però la Regione si è trincerata dietro attendismo e mancate decisioni, finendo in ritardo su molti fronti, dalle assunzioni di ulteriore personale alla riorganizzazione dei servizi. I contagi da settimane rimangono su livelli alti e preoccupanti, contemporaneamente aumentano i ricoveri. La saturazione negli ospedali è al di sopra della soglia di allerta, così come quello dei posti occupati in terapia intensiva e nei reparti Covid. Gli operatori sanitari parlano di una situazione ormai insostenibile, di sfiancamento del personale e di continue richieste di intervento e capacità di risposta sanitaria non sufficiente”.

“Per l'azienda ospedaliera di Perugia – ha aggiunto Bori -  preoccupano le notizie relative alla mancanza di protocolli omogenei, di percorsi separati e reparti puliti.  Destano in particolare modo molta preoccupazione i focolai scoppiati all’interno della struttura, riferiti a più varianti del virus, che rischiano di paralizzare ulteriormente un sistema sanitario arrivato ben oltre il limite delle sue possibilità, oltre che mettere in pericolo la salute e la sicurezza di pazienti e personale sanitario”.

“Servono – ha concluso Tommaso Bori - interventi celeri e puntuali, anche attraverso un confronto e la partecipazione concreta con il mondo sanitario, del quale vanno ascoltati gli allarmi e le richieste di aiuto che da mesi giungono da chi, in prima linea, si trova a fronteggiare il virus. Serve una rapida inversione di rotta o la situazione sarà a breve fuori controllo. Per la sicurezza dei pazienti, del personale sanitario e di tutte e tutti gli umbri”