Al Forum Futuro Quotidiano di Milano, il professor Franco Cotana, amministratore delegato di RSE, illustra uno scenario basato su tecnologie efficienti, rinnovabili e reti elettriche potenziate.
Al Forum Futuro Quotidiano di Milano, l’amministratore delegato di RSE illustra le strategie per la sicurezza energetica: rinnovabili, reti, accumuli e nuove tecnologie nucleari
Ridurre di oltre un terzo i consumi energetici italiani senza rinunciare al comfort nelle abitazioni e alla mobilità. È lo scenario illustrato dal professor Franco Cotana, docente dell’Università degli Studi di Perugia e amministratore delegato di Ricerca sul Sistema Energetico (RSE), intervenuto oggi, 15 ottobre, a Milano al Forum Futuro Quotidiano 2026, promosso da Comoli Ferrari.
Nel suo intervento, intitolato “Politiche, infrastrutture e tecnologie per la sicurezza energetica”, Cotana ha affrontato le prospettive della transizione energetica italiana, soffermandosi sull’efficienza degli edifici, sull’elettrificazione dei trasporti, sul potenziamento delle reti e sulle tecnologie necessarie a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti.
Secondo le elaborazioni presentate da RSE, l’Italia registra circa 1.300 terawattora (TWh) di consumi energetici finali annui. Di questi, soltanto il 24% è rappresentato dall’elettricità, mentre la quota complessiva proveniente da fonti rinnovabili si attesta intorno al 20%.

Una parte consistente dei consumi è legata a due settori: il riscaldamento degli edifici alimentato da combustibili, che assorbe circa 330 TWh, e il trasporto stradale, con 375 TWh. Insieme rappresentano il 54% dell’energia finale utilizzata nel Paese.
La trasformazione di questi due comparti potrebbe determinare una riduzione significativa del fabbisogno energetico nazionale.
«Una pompa di calore dà lo stesso comfort di una caldaia con un terzo dell’energia e un veicolo elettrico percorre gli stessi chilometri con un terzo dell’energia di un motore termico – ha spiegato Cotana –. Elettrificare edifici e trasporti porta i consumi finali da 1.300 a circa 820 TWh, il 37% in meno a parità di servizio, e la quota rinnovabile dal 20% a oltre il 50%. Oggi l’efficienza energetica in edilizia si chiama elettrificazione».
Lo scenario delineato da RSE ipotizza una progressiva sostituzione delle tecnologie alimentate da combustibili fossili con pompe di calore e veicoli elettrici, attraverso un percorso che richiederebbe circa 20-25 anni.
Un cambiamento che comporterebbe anche un aumento della domanda elettrica nazionale, dagli attuali 315 a circa 525 TWh annui. Per sostenere questa crescita sarebbe necessario installare ogni anno tra 8 e 10 gigawatt di nuova capacità da fonti rinnovabili, accompagnando gli investimenti con il rafforzamento delle reti e dei sistemi di accumulo.
«La rete è il luogo dove questa sfida si vince o si perde», ha sottolineato Cotana, richiamando l’importanza delle infrastrutture elettriche e delle tecnologie per la gestione intelligente dell’energia.
Sul fronte degli accumuli, i dati illustrati durante l’intervento indicano oltre 21 GWh di nuovi sistemi a batterie finanziati attraverso il Capacity Market e la prima asta MACSE, mentre ulteriori 10,17 GW di impianti risultano pronti per l’installazione secondo le condizioni tecniche riportate nella presentazione.
Un capitolo specifico dell’intervento è stato dedicato anche al possibile contributo del nucleare di nuova generazione. Nelle elaborazioni di RSE viene considerata l’ipotesi di sviluppare tra 10 e 15 GW di piccoli reattori modulari e tecnologie nucleari avanzate, per assicurare una produzione elettrica programmabile nei periodi in cui la domanda è elevata e la produzione fotovoltaica diminuisce.

Il tema riguarda soprattutto i mesi invernali, quando l’utilizzo delle pompe di calore aumenta mentre la produzione solare risulta sensibilmente inferiore rispetto all’estate. Si tratta di uno scenario tecnologico di lungo periodo, con i primi impianti ipotizzati intorno al 2035, non di capacità già disponibili.
Nel corso del Forum, Cotana ha inoltre richiamato l’attenzione sui Criteri Ambientali Minimi (CAM) negli appalti pubblici, considerati uno strumento importante per orientare il settore edilizio verso soluzioni più efficienti.
«I CAM sono lo strumento con cui la domanda pubblica orienta l’intera filiera. Devono premiare edifici elettrificati, impianti efficienti e digitali, accumuli e predisposizione alla ricarica: ogni opera pubblica deve nascere pronta a dialogare con la rete».
Secondo i dati CRESME presentati al Forum, il mercato italiano delle costruzioni nel 2026 supera i 320 miliardi di euro, dei quali 112 miliardi riferiti agli impianti.
Resta infine la questione economica. Le valutazioni illustrate da RSE stimano un investimento aggiuntivo complessivo tra 750 e 900 miliardi di euro nell’arco di circa vent’anni, equivalente a un sovraccosto annuo di 35-40 miliardi rispetto a uno scenario senza la conversione ipotizzata.
A fronte di questi investimenti, la progressiva riduzione dell’utilizzo di combustibili fossili potrebbe determinare, secondo le stime presentate, un risparmio di circa 30 miliardi di euro all’anno sulle importazioni energetiche.
«Il vincolo non è il denaro – ha concluso Cotana – è tenere il ritmo per vent’anni».
La prospettiva indicata dall’amministratore delegato di RSE richiede dunque un percorso di lungo periodo, nel quale innovazione tecnologica, infrastrutture, investimenti pubblici e privati dovranno procedere insieme per raggiungere gli obiettivi di sicurezza energetica e decarbonizzazione.













