Regione, respinta mozione della minoranza su somministrazione Ru486

Si chiedeva il ripristino dell'aborto farmacologico domiciliare e in day hospital
Argomenti correlati
Perugia

L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha respinto con 12 contrari (Lega, FdI, FI, Tesei presidente) 7 a favore (Pd, M5S, Misto) la mozione dei gruppi di minoranza PD, M5S, Misto che impegnava la Giunta a ripristinare l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica “in regime di assistenza sanitaria domiciliare e day hospital e stabilire la contraccezione gratuita per tutti”. Si chiedeva inoltre di “garantire la piena operatività dei consultori con personale e risorse, attivando dei seri percorsi di supporto genitoriale e salute materno-infantile per ridurre il ricorso all’Ivg”.

Illustrando l’atto in Aula Tommaso Bori (PD) ha detto che “la delibera della giunta Tesei è una scelta sbagliata che fa fare all'Umbria molti passi indietro e annulla un diritto della donna. Noi vogliamo cogliere l'occasione per parlare di una piena attuazione della 194. Non potendo cancellare un diritto la Giunta lo rende inaccessibile, creando un percorso ad ostacoli che impedisce l’accesso all’interruzione di gravidanza farmacologica, introducendo un ricovero forzoso ospedaliero di tre giorni. La delibera non solo lede i diritti della donna ma ne danneggia anche la privacy. È una scelta del tutto antieconomica, facendo lievitare i costi per la sanità in maniera enorme. È assurdo che la metodologia chirurgica preveda un solo giorno di ricovero. Le linee guida del ministero sono vecchie e vanno aggiornate. Questo è un mettere sotto tutela le donne. Unico a festeggiare è stato il senatore Pillon, il resto della società ha reagito pensando che è un errore. La donna non ha bisogno di tutori. In Umbria in 10 anni ci sono stati zero casi avversi. Noi chiediamo la piena attuazione della 194 con una rete consultoriale diffusa, con il potenziamento del personale, servizi presenti nei territori, educazione all’affettività e alla sessualità per un approccio consapevole, la contraccezione gratuita, percorsi di supporto alla genitorialità consapevole”.

INTERVENTI
Andrea FORA (Patto civico per l’Umbria): “Non ho firmato questa mozione, non perché non ne condivida i contenuti, ma perché serve una istruttoria maggiore sul tema. La discussione ha assunto colore ideologico quando invece dovrebbe essere solo medico e scientifico. Il consiglio superiore di sanità è stato interrogato tre volte e ha sempre ripetuto che è necessario che il percorso dell’igv avvenga in regime ospedaliero. L’Umbria è una delle regioni con il maggior calo di aborti. Ad oggi la maggior parti degli aborti è effettuato in ospedale, pochissimo in ambulatorio. Stiamo parlando di vite e ci limitiamo a ragionare delle modalità di erogazione di un servizio. La questione più importante è quello che c’è prima e dopo l’aborto. Esiste una grossa fetta di donne che ricorrono all’aborto che non sembrano vivere un disagio estremo. È lì che dobbiamo centrare attenzione e trovare soldi. Ci occupiamo del sintomo e non della malattia. Se l’Aula vuole affrontare un dibattito serio allora sono disponibile. Altrimenti attendiamo i pareri scientifici e adottiamo i pareri medici. Auspico velocità nelle nuove linee guida. A 40 anni dalla sua entrata in vigore la 194 può essere migliorata. I consultori hanno un ruolo primario ma sono abbandonati. Mi piace ricordare i servizi svolti dal Movimento per la vita che hanno un ruolo importante. Lo Stato deve sostenere le scelte delle donne ma anche sostenere la vita. No all’uso dell’argomento a fini ideologici”.

Simona MELONI (Pd): “La mozione che abbiamo presentato oggi chiede di tornare indietro su una decisione di cui l’Umbria non aveva bisogno, di promuovere la formazione e l’aiuto economico e psicologico alle donne che si dividono tra famiglia e lavoro, di garantire il consolidamento della rete consultoriale, per garantire la contraccezione gratuita agli umbri, per sostenere percorsi di genitorialità e di educazione all’affettività per prevenire gli aborti. Nessuno è contro la vita ma siamo solo a favore della libera scelta e dell’auto realizzazione”.

Paola FIORONI (Lega): “Avendo perso un figlio sento molto forte la parte umana della questione che stiamo affrontando. Nessuno in questa Aula è contro la vita e di questo sono certa. Tutte le donne devono essere messe nelle condizioni di scegliere, proprio per tutelare la vita. La legge 194 mira a tutelare la vita e poi anche a consentire l’aborto, che prima era un reato. Le donne dovrebbero essere messe nelle condizioni di poter scegliere avendo le possibilità, anche economiche, per farlo. E nessuno di questa maggioranza si è espresso in modo diverso. Le scelte della Giunta non sono state fatte per motivi ideologici ma seguendo una base scientifica che mira alla sicurezza delle donne e al rispetto delle linee guida del ministero della Sanità. Il consigliere Fora ha evidenziato alcuni progetti ma ci sono altre buone pratiche che sono attive nel Paese, in Lombardia, in Emilia Romagna, in Friuli e in Piemonte. All’aborto farmacologico si ricorre spesso per interruzioni precoci di gravidanza. I rischi sono analoghi a quelli dell’aborto chirurgico, come evidenziato dal Consiglio superiore della sanità. Le linee di indirizzo del Ministero, successive al 2010, prevedono che per tutta una serie di casistiche l’aborto farmacologico deve essere praticato in regime di ricovero. Va potenziato il sistema di sostegno alla donna nella fase precedente all’eventuale aborto. E poi va garantito una condizione di sicurezza per la donna che opera questa scelta”.

Donatella PORZI (Pd): “I pareri e le linee guida citate sono vecchi di 10 anni. Questa situazione mi preoccupa perché le dichiarazioni di Pillon mi sono sembrate una provocazione strumentale sulla pelle delle donne. Quelle parole mi hanno dato fastidio perché davano un giudizio di merito che nessuno si può permettere. Questa situazione crea discriminazioni e difficoltà. I dati delle buone pratiche di altre regioni ci devono rassicurare sul fatto che gli ultimi 10 anni gli aborti sono diminuiti del 50 percento. Dobbiamo renderci conto della discriminazione che viene creata con questo provvedimento, a danno delle persone più deboli. Siamo tutti d’accordo perché ci sia consapevolezza nelle scelte, ma non possiamo tacere le difficoltà che questa decisione della Giunta andranno a creare, fino ad incentivare l’aborto clandestino. Vi chiediamo di aspettare le nuove linee guida, ritirando la delibera”.

Fabio PAPARELLI (Pd): “Sono sconcertato dall’ascoltare ancora il tentativo di giustificare scelte ideologiche con giustificazioni mediche che nulla hanno a che vedere con l’argomento di questa discussione. Fate marcia indietro e ammettere di aver commesso un errore. Con questa delibera viene abolita la libertà delle donne. Mentre voi scrivevate quella delibera la società italiana di ginecologia diceva l’opposto. Non abbiamo sentito una parola sull’educazione, sul supporto alla genitorialità, sul rafforzamento dei consultori. Ciò conferma l’intento di questa scelta ideologica e superata dalla storia e dai fatti”.

Tommaso BORI (Pd): “Non è chiaro se la difesa di questa scelta ideologica e sbagliata è consapevole. I documenti del 2004-2005 sono superati e gli studi citati sono strumentali. La Società italiana di ginecologia raccomanda la soluzione farmacologica rispetto a quella chirurgica. I medici non lavorano contro la salute della donna. Avete tolto una delibera legittima, adottata pochi giorni fa anche dalla Toscana, costringendo le donne ad un ricovero forzoso di tre giorni per assumere un farmaco”.

Thomas DE LUCA (M5S): “La 194 è figlia dei fatti di Seveso. Se si parla di diritto alla vita bisogna ragionare su tutto, anche sul tema ambientale. Voi fate una scelta ideologica, come dimostrano decine e decine di dichiarazioni del senatore Pillon che prefigurano interventi nell'ambito della sfera personale dei cittadini per inserire canoni morali che non possono diventare ragione di Stato. Altrimenti diventiamo una teocrazia. Andate a restringere la possibilità di scelta da parte della donna, creando una situazione sfavorevole a livello psicologico e fisico. É una questione ideologica che va a rendere sfavorevole questo tipo di scelta aggiungendo dolore e sofferenza. C’è un’anima liberale e laica del centro destra compressa da questo approccio ideologico. Siete andati a finire in un vicolo cieco. I numeri dimostrano che facilitando questo tipo di situazione è diminuito il numero degli aborti: questo dimostra che non ci sia l’uso pseudo contraccettivo di questa pillola”.

Vincenzo BIANCONI (Misto): “La donna deve avere la possibilità di scegliere il modo in cui interrompere una gravidanza. In sicurezza. La pillola RU486 è una opzione sicura che non richiede il ricovero. Il discorso sulla vita è molto più ampio”.

Michele BETTARELLI (Pd): “Noi siamo intervenuti tutti, la maggioranza no. Voi votate contro la mozione per una scelta ideologica, votate contro i diritti delle donne, le volete mettere in difficoltà su una scelta che le donne prendono in un situazione di estremo disagio. Costringerle ad andare per tre giorni in ospedale contro ogni elemento scientifico è una scelta ideologica”.

Fabio PAPARELLI (Pd): “Votando contro voi siete sordi alla piazza, ai sindacati, alle associazioni, al grido delle donne di questa regione. E contro alcuni esponenti laici della stessa maggioranza. Siete tornati indietro da una scelta che prevedeva anche il day hospital. Si accorciano i tempi di ricovero su tutto e voi in questo caso vi scontrate con tutto quello che la medicina ha prodotto in questi anni”.