La Procura di Roma ha chiesto il carcere a vita per l’ex fidanzato della studentessa. La madre dell’imputato ha già patteggiato due anni con pena sospesa per concorso nell’occultamento del cadavere.

Si terrà oggi, 27 ottobre, la conclusione del processo e la sentenza per l’omicidio di Ilaria Sula. La Procura di Roma ha chiesto l’ergastolo per Mark Antony Samson, reo confesso dell’omicidio dell’ex fidanzata, la studentessa di 22 anni uccisa nel marzo 2025 nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano della Capitale. La richiesta è stata formulata il 19 maggio 2026 dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dalla pubblico ministero Maria Perna, durante la requisitoria nell’aula bunker di Rebibbia.

Al centro del processo ci sono le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della relazione affettiva con la vittima, oltre al distinto reato di occultamento di cadavere. Secondo l’accusa, Samson avrebbe pianificato il delitto, senza accettare la fine della relazione con la giovane. Una ricostruzione contestata dalla difesa sul punto della premeditazione.

Originaria di Terni, Ilaria studiava alla Sapienza e viveva a Roma. L’omicidio avvenne nell’abitazione dell’ex fidanzato: dopo l’aggressione, il corpo della studentessa fu nascosto in una valigia e abbandonato in una scarpata nell’area dei Monti Prenestini.

Il ritrovamento del corpo della ragazza risale al 2 aprile 2025, dopo giorni di ricerche. Fu Samson, nelle ore della confessione, a indicare agli investigatori il luogo in cui aveva nascosto il cadavere.

La madre di Samson ha definito separatamente la propria posizione giudiziaria, patteggiando due anni di reclusione con sospensione della pena per concorso nell’occultamento del cadavere.

Ascoltata durante il processo al figlio, la donna ha raccontato di aver sentito una discussione provenire dalla camera e di aver successivamente visto il corpo di Ilaria. Ha inoltre ammesso di aver contribuito a ripulire la stanza dalle tracce di sangue dopo l’omicidio.

Nell’udienza del 23 giugno 2026, i difensori hanno sostenuto la tesi del delitto d’impeto, chiedendo l’esclusione delle aggravanti contestate e il riconoscimento delle attenuanti generiche.

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