Annibale Andreoli, detto “Bibe”, manca da giovedì 3 settembre. La Suzuki Jimny nera è stata individuata a Racchiusole

Proseguono senza sosta le ricerche di Annibale Andreoli, detto “Bibe”, l’uomo di circa 80 anni residente a San Venanzo, in provincia di Terni, affetto da Alzheimer e scomparso nella giornata di giovedì 3 settembre.

Ore di apprensione che hanno visto progressivamente allargarsi e poi restringersi il raggio delle operazioni sulla base degli elementi raccolti dagli investigatori e dai soccorritori. La svolta è arrivata nella serata di venerdì, quando è stata individuata la Suzuki Jimny nera dell’uomo: la vettura è stata trovata incidentata in località Racchiusole, nel territorio comunale di Umbertide.

Il dispositivo di ricerca si era inizialmente concentrato soprattutto nell’area di Pietralunga, estendendosi anche verso Lisciano Niccone. A indirizzare le squadre erano stati i dati relativi alla localizzazione del telefono cellulare, uno dei primi elementi concreti a disposizione per tentare di ricostruire gli spostamenti dell’80enne.

Fin dalle prime ore è stato messo in campo un apparato articolato. I Vigili del Fuoco di Perugia hanno affiancato alle squadre ordinarie il personale TAS – Topografia Applicata al Soccorso, specializzato nella gestione cartografica e topografica delle operazioni, e il nucleo SAPR, che utilizza droni per osservare dall’alto porzioni di territorio difficilmente controllabili dalle squadre a terra.

Alle attività hanno preso parte anche Carabinieri, volontari della Protezione Civile e Soccorso Alpino e Speleologico Umbria (SASU), nell’ambito delle operazioni coordinate dalla Prefettura di Perugia.

La ricerca ha avuto un punto di svolta poco prima delle 20 di venerdì 4 settembre, quando la Suzuki Jimny dell’uomo è stata individuata a Racchiusole. L’automobile è stata trovata incidentata e il suo ritrovamento ha fornito ai soccorritori un nuovo riferimento concreto dal quale ripartire.

L’Unità di Comando Locale dei Vigili del Fuoco è stata quindi trasferita nella zona di Umbertide, dove è stato riorganizzato il dispositivo operativo. L’attenzione si è concentrata sull’area circostante il luogo del ritrovamento, nel tentativo di individuare tracce dell’uomo e ricostruire cosa possa essere accaduto dopo l’incidente.

Il rinvenimento della vettura rappresenta infatti un elemento fondamentale: consente di circoscrivere maggiormente il territorio da controllare rispetto alla fase iniziale, quando gli operatori disponevano principalmente delle indicazioni ricavate dalla telefonia e dovevano verificare un’area molto più vasta.

Le operazioni non si sono fermate con il buio. Nella notte tra venerdì e sabato sono stati impiegati nuclei cinofili e droni dotati di termocamere e sensori a infrarossi, strumenti che permettono di effettuare ricognizioni anche in condizioni di visibilità ridotta e di verificare dall’alto le zone più difficili da raggiungere.

A supportare le squadre è intervenuto anche l’elicottero Drago del Reparto Volo dei Vigili del Fuoco di Arezzo, impegnato nelle ricognizioni aeree.

Nella mattinata di sabato 5 settembre il dispositivo risulta ancora pienamente operativo. A Racchiusole sono impegnate squadre di terra dei Vigili del Fuoco supportate da mezzi, specialisti TAS e unità cinofile; operano inoltre droni con sensori ottici e termici, mentre Protezione Civile, Carabinieri e gli altri operatori coinvolti contribuiscono ad ampliare la superficie sottoposta a verificaLa complessità dell’intervento è legata anche alle caratteristiche dell’area interessata. Già nella prima fase, attorno a Pietralunga, le squadre si erano trovate a lavorare in un territorio caratterizzato da boschi, strade sterrate e abitazioni sparse, condizioni che rendono più impegnativa una perlustrazione capillare.

Ora il punto di riferimento è Racchiusole. Le verifiche vengono organizzate partendo dalla zona dove è stata rinvenuta l’automobile e interessano il territorio circostante, combinando il lavoro degli uomini a terra con quello delle unità cinofile e le ricognizioni tecnologiche dall’alto.

L’obiettivo resta quello di individuare qualsiasi elemento utile a stabilire quale direzione possa aver preso Andreoli dopo l’incidente.

L’appello: «Chi ha informazioni contatti il 112»

La comunità di San Venanzo segue con apprensione l’evolversi delle ricerche. Anche attraverso i social continuano a circolare gli appelli per raccogliere eventuali segnalazioni utili. Secondo le informazioni diffuse, al momento della scomparsa Andreoli indossava una polo blu.

Chiunque abbia visto l’uomo, la sua automobile nelle ore precedenti al ritrovamento o disponga di elementi che possano contribuire alla ricostruzione dei suoi spostamenti è invitato a rivolgersi immediatamente alle forze dell’ordine attraverso il Numero unico di emergenza 112.

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