La Procura Generale adotta le linee guida distrettuali: dieci ambiti di applicazione, ma nessuna decisione potrà essere affidata alle macchine
L’intelligenza artificiale entra negli uffici giudiziari come strumento di supporto al lavoro dei magistrati, ma con limiti precisi: non potrà sostituire la valutazione umana e il suo utilizzo nella formazione degli atti dovrà essere dichiarato. Sono alcuni dei principi contenuti nelle nuove linee guida distrettuali adottate dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Perugia per disciplinare l’impiego responsabile dell’IA.
Il documento individua dieci possibili ambiti di applicazione delle nuove tecnologie. Tra quelli indicati figurano l’analisi dei fascicoli digitali, la ricerca avanzata della giurisprudenza, la revisione tecnica degli atti, la gestione dei flussi organizzativi, l’analisi delle intercettazioni e l’utilizzo delle banche dati giudiziarie.
Il confine fissato dalla Procura Generale è però netto: l’intelligenza artificiale potrà assistere il magistrato, senza sostituirlo nelle decisioni. La responsabilità finale dovrà quindi rimanere sempre in capo alla persona.
Uno degli aspetti più significativi delle linee guida riguarda il principio della cosiddetta “trasparenza dichiarativa”. Quando l’intelligenza artificiale contribuirà alla formazione di un documento o di un elaborato destinato alla circolazione interna o esterna agli uffici, il suo impiego dovrà essere espressamente dichiarato. L’obiettivo è rendere verificabile anche il processo attraverso il quale è stato prodotto l’atto.
Le regole adottate a Perugia fanno riferimento al quadro normativo e agli indirizzi maturati a livello europeo e nazionale, dall’AI Act alla legislazione italiana sull’intelligenza artificiale fino alle raccomandazioni del Consiglio Superiore della Magistratura. Al centro vengono posti legalità, trasparenza, qualità dei dati, supervisione umana e tutela dei diritti fondamentali.
Il provvedimento rappresenta un ulteriore passaggio di un percorso avviato dalla Procura Generale già nel 2022, quando erano state promosse iniziative di approfondimento sulla giustizia predittiva, sui big data e sull’intelligenza artificiale. Negli anni successivi sono stati sviluppati anche progetti relativi alla Banca Dati di Merito, al supporto nella redazione del Mandato di Arresto Europeo e all’analisi dei dati organizzativi e giurisprudenziali.
La prospettiva indicata dal documento è quella del passaggio dall’“ufficio per il processo” all’“ufficio dell’intelligenza aumentata”: utilizzare le potenzialità tecnologiche per sostenere l’attività giudiziaria, mantenendo però in capo al magistrato la responsabilità delle valutazioni e delle decisioni.
Per la Procura Generale guidata dal procuratore generale Sergio Sottani, dunque, l’intelligenza artificiale può rappresentare uno strumento di crescita ed evoluzione del sistema giudiziario, a condizione che rimanga al servizio della persona e non diventi un sostituto della responsabilità e della valutazione critica proprie della funzione giudiziaria.
