Necessita trasformare i progetti in cantieri reali nel più breve tempo possibile
In Consiglio regionale dell’Umbria si riaccende il confronto sullo stato di attuazione del piano per la ricostruzione stradale nei territori colpiti dal sisma del 2016. Al centro dell’interrogazione presentata dai consiglieri della Lega Enrico Melasecche e Donatella Tesei all’assessore alle Infrastrutture, Francesco De Rebotti, c’è la necessità di accelerare i tempi e trasformare i progetti in cantieri operativi, soprattutto nelle aree interne ancora isolate da una viabilità gravemente compromessa.
I due consiglieri hanno chiesto chiarimenti urgenti sull’attuazione del Piano Anas per il ripristino della viabilità comunale, segnalando ritardi diffusi e lavori fermi su molte arterie secondarie, in condizioni ormai impraticabili. In particolare, Melasecche ha ricordato che nella precedente legislatura l’allora Giunta regionale riuscì ad assicurarsi 180 milioni di euro dal Commissario straordinario per la ricostruzione, risorse finalizzate a interventi diffusi nei comuni dell’Appennino e della Valnerina – Norcia, Cascia, Preci, Cerreto di Spoleto, Poggiodomo – ma anche in realtà più popolose come Foligno, Perugia, Todi, Gubbio, Assisi, Montefalco, Massa Martana e Marsciano.

Nonostante la disponibilità delle risorse, l’iter autorizzativo si è rivelato tortuoso, frenato da una lunga trafila burocratica che coinvolge soggetti come il Provveditorato alle Opere Pubbliche e le Soprintendenze, in un contesto normativo aggravato dalla necessità di rispettare stringenti vincoli ambientali e paesaggistici.

Nella sua risposta, l’assessore De Rebotti ha confermato l’invio a giugno di una richiesta formale di aggiornamento ad Anas e la consegna di una relazione dettagliata ai consiglieri regionali. Ha inoltre precisato che molti progetti sono ancora in attesa di autorizzazioni e che gli uffici regionali sono stati incaricati di sollecitare le procedure per abbreviare i tempi. “L’obiettivo – ha detto – è trasformare al più presto i progetti sulla carta in cantieri concreti.”
L’assessore ha garantito monitoraggio costante da parte della Regione e disponibilità a relazionare periodicamente in Aula sullo stato di avanzamento del piano. Ha anche sottolineato la complessità della filiera autorizzativa, che rende impossibile bandire le gare d’appalto finché non sarà completato l’intero iter tecnico-amministrativo.
Nella replica, Melasecche ha invitato la Giunta a tenere alta la pressione su Anas per sbloccare i cantieri ancora fermi, e ha richiamato l’urgenza di restituire ai territori dell’entroterra, spesso dimenticati, una viabilità sicura, efficiente e dignitosa.
Il ritorno in Aula del tema della ricostruzione stradale dopo il sisma del 2016 riporta alla luce una delle grandi incompiute dell’Umbria post-terremoto. A quasi dieci anni dal sisma, intere comunità sono ancora isolate o costrette a percorrere strade dissestate, in una situazione che non può più essere giustificata da cavilli tecnici o attese infinite.
Il nodo burocratico è reale, ma non può diventare un alibi. La politica ha il dovere di fare sintesi tra vincoli e urgenze, sbloccando le opere strategiche con atti concreti e determinazione istituzionale. Il rischio, altrimenti, è quello di continuare a promettere ricostruzione mentre si alimenta, nei territori colpiti, un senso di abbandono che mina la fiducia dei cittadini nello Stato.
Serve una cabina di regia più efficace, una pressione costante su Anas e un monitoraggio trasparente che dia conto ai cittadini dell’avanzamento reale – non solo sulla carta – delle opere. Perché la ricostruzione non è solo cemento: è presidio sociale, coesione territoriale e rispetto per chi ha già perso troppo.


















