Il rapporto della Cgia di Mestre fotografa una regione sopra la media nazionale: ogni 100 euro di tasse incassate, quasi 15 sfuggono al Fisco. Un fenomeno che pesa su imprese, servizi e cittadini onesti
L’Umbria si conferma tra le regioni italiane con la più alta incidenza dell’evasione fiscale. A fotografare la situazione è l’ultimo rapporto elaborato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre sulla base dei dati ufficiali di Istat e Ministero dell’Economia, che colloca la regione al settimo posto della graduatoria nazionale dell’illegalità fiscale.
Il dato che colpisce maggiormente riguarda il rapporto tra il gettito regolarmente riscosso e quello sottratto al Fisco. In Umbria, infatti, per ogni 100 euro di imposte versate regolarmente, altri 14,6 euro sfuggono alla tassazione, un valore sensibilmente superiore alla media italiana, che si ferma a 12,1 euro.
Numeri che raccontano una realtà complessa e che non riguarda soltanto il mancato pagamento delle imposte. L’economia sommersa continua infatti a rappresentare una componente significativa del sistema produttivo regionale.

Secondo le elaborazioni della Cgia, l’economia non osservata vale il 13,6% dell’intero valore aggiunto prodotto in Umbria, una quota che corrisponde a circa 1 miliardo e 616 milioni di euro ogni anno sottratti alla fiscalità ordinaria.
Uno scenario che si inserisce in un quadro nazionale ancora molto pesante. In Italia l’evasione fiscale e contributiva continua infatti a sfiorare i 107 miliardi di euro l’anno, nonostante il rafforzamento delle attività di controllo.
Il 2025 ha fatto registrare un risultato record sul fronte del recupero dell’evasione: grazie agli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate e degli altri organismi di controllo sono stati recuperati 36,2 miliardi di euro, il valore più elevato mai raggiunto. Tuttavia il divario tra tasse dovute e tasse effettivamente pagate resta ancora molto ampio.
Nel frattempo imprese e professionisti si preparano a uno dei periodi fiscalmente più impegnativi dell’anno. Entro la fine di giugno il calendario tributario prevede versamenti per 22,9 miliardi di euro, confermando quanto il tema della pressione fiscale continui ad alimentare il dibattito economico.
Il settimo posto dell’Umbria non significa necessariamente che nella regione vi siano più evasori rispetto ad altre realtà italiane, ma evidenzia un’incidenza dell’economia sommersa superiore alla media nazionale. È un dato che dovrebbe interrogare istituzioni, imprese e categorie economiche.
L’evasione fiscale produce infatti un doppio effetto negativo: da un lato riduce le risorse disponibili per finanziare sanità, infrastrutture e servizi pubblici, dall’altro crea una concorrenza sleale nei confronti delle migliaia di aziende e professionisti che rispettano le regole e sostengono integralmente il peso del sistema fiscale.
Per una regione come l’Umbria, caratterizzata da un tessuto economico composto prevalentemente da piccole e medie imprese, ridurre l’economia sommersa rappresenterebbe non solo un obiettivo di legalità, ma anche una leva per favorire maggiore competitività, attrarre investimenti e distribuire in modo più equo il carico tributario tra cittadini e imprese.















