Nel 2025 il saldo degli italiani con l’estero migliora del 42,9%, più della media nazionale. Ma tra i laureati di 25-39 anni l’Umbria registra il dato peggiore del Centro-Nord: Terni soffre più di Perugia
Meno umbri lasciano l’Italia e il saldo migratorio con l’estero migliora sensibilmente. Ma quando l’analisi si concentra sui giovani laureati, il quadro cambia: l’Umbria continua a perdere capitale umano sia verso altri Paesi sia verso le altre regioni italiane.
È questa la fotografia che emerge dai nuovi dati Istat sui trasferimenti di residenza, aggiornati al 2025, e dagli indicatori sulla mobilità delle persone con un livello di istruzione più elevato.
Nel 2025, tra i cittadini italiani residenti in Umbria, sono state registrate 712 iscrizioni dall’estero e 1.399 cancellazioni verso altri Paesi, con un saldo negativo di 687 persone. Nel 2024 il passivo era stato molto più pesante: -1.203, risultato di 762 arrivi e 1.965 partenze.
In un anno, quindi, il deficit si è ridotto del 42,9%, una contrazione superiore a quella registrata a livello nazionale, pari al 36,4%.

Emigrazione dall’Umbria, il dato 2025 va letto con cautela
Il miglioramento non equivale però necessariamente a una vera inversione di tendenza. Sul confronto pesa infatti l’anomalia del 2024, quando l’aumento degli espatri registrati era stato influenzato dalle norme più stringenti relative all’iscrizione all’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero.
Le nuove disposizioni avrebbero fatto emergere anche trasferimenti avvenuti precedentemente. Di conseguenza, una parte della diminuzione osservata nel 2025 può essere ricondotta all’esaurimento di quell’effetto straordinario.
Resta comunque un dato significativo: la perdita netta di cittadini italiani verso l’estero si è ridotta e lo ha fatto a un ritmo superiore alla media nazionale.

Tra gli italiani più istruiti il recupero è più lento
La situazione diventa meno favorevole osservando le persone con un livello di istruzione elevato. In questo segmento il saldo migratorio umbro con l’estero è passato da -424 nel 2024 a -301 nel 2025.
Il miglioramento è quindi del 29%, sensibilmente inferiore al 37,3% nazionale.
Gli italiani con istruzione elevata rappresentano inoltre quasi il 44% del saldo negativo complessivo dell’Umbria con l’estero. Per ogni cento persone altamente istruite che lasciano la regione dirette all’estero, ne arrivano 38. Il rapporto sale a 49 arrivi ogni cento partenze per chi possiede un livello medio di istruzione e a 67 per il livello più basso.
Giovani laureati, per l’Umbria un doppio saldo negativo
Il problema non riguarda soltanto l’emigrazione internazionale. Per i giovani laureati l’Umbria deve fare i conti anche con gli spostamenti verso le altre regioni italiane.
Tra i laureati italiani di 25-34 anni, nel periodo compreso fra il 2019 e il 2025, la regione avrebbe accumulato un saldo migratorio complessivo di circa -2.700 persone, sommando i trasferimenti verso l’estero e quelli interregionali.
Il confronto con le regioni vicine mette in evidenza dinamiche molto differenti. Nello stesso periodo il Lazio guadagna circa 6.100 giovani laureati e la Toscana circa 1.200, mentre le Marche ne perdono circa 5.800.
Nel complesso il Centro Italia riesce quasi a compensare la perdita di circa 15mila laureati verso l’estero attraverso l’arrivo di circa 14mila giovani qualificati provenienti dalle altre zone del Paese. L’Umbria, invece, rimane in territorio negativo su entrambi i versanti.
Umbria peggiore del Centro-Nord: -14,7 laureati ogni mille
A confermare la criticità è un altro indicatore Istat, relativo ai laureati italiani tra 25 e 39 anni, che misura il saldo tra iscrizioni e cancellazioni per trasferimento di residenza ogni mille laureati residenti della stessa fascia di età.
L’Umbria registra -14,7 laureati ogni mille residenti: è il nono dato peggiore d’Italia e, soprattutto, il risultato più negativo dell’intero Centro-Nord. Valori peggiori si registrano soltanto nelle otto regioni del Mezzogiorno.
La distanza rispetto alle altre regioni centrali è evidente: le Marche sono a -13,7, la Toscana a +0,3 e il Lazio a +5,0. La media del Centro è sostanzialmente in equilibrio, a -0,1, mentre quella italiana è pari a -6,2.
Terni perde quasi il doppio dei laureati rispetto a Perugia
Anche all’interno dell’Umbria emergono differenze marcate. La provincia di Perugia registra un saldo di -12 laureati ogni mille, mentre quella di Terni precipita a -23,5.
Il deficit ternano è dunque quasi doppio rispetto a quello perugino e quasi quattro volte superiore alla media nazionale.
Numeri che pongono al centro non soltanto il tema dell’emigrazione giovanile, ma soprattutto quello della capacità del territorio di offrire opportunità professionali adeguate alla qualificazione raggiunta.

Università attrattive, ma dopo la laurea aumenta il rischio di partire
Il paradosso umbro emerge proprio confrontando i dati migratori con quelli universitari. La regione, infatti, riesce ad attrarre studenti.
Secondo la Banca d’Italia, nell’anno accademico 2023-2024 i due atenei umbri contavano complessivamente quasi 30mila studenti, con una crescita del 22,7% rispetto a dieci anni prima. L’Umbria risultava inoltre sesta in Italia per capacità di attrazione del sistema universitario.
Il problema sembra manifestarsi soprattutto nella fase successiva alla formazione: una volta conseguita la laurea, diventa decisiva la possibilità di trovare sul territorio un’occupazione qualificata, competitiva e accompagnata da prospettive di crescita professionale.
Solo l’8,1% delle assunzioni programmate richiede una laurea
Un ulteriore elemento arriva dal Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro.
Nel corso del 2025 le imprese umbre hanno programmato complessivamente 69.970 entrate, ma soltanto l’8,1% richiedeva un titolo universitario.
La percentuale è sensibilmente inferiore sia alla media italiana dell’11,6% sia a quella del Centro, pari al 12,2%.
Tra le altre regioni centrali, la Toscana si attesta al 9%, le Marche all’8,7%, mentre il Lazio raggiunge il 15,5%.
Questo non significa che la partenza dei laureati dipenda esclusivamente dalla mancanza di posti di lavoro. La difficoltà delle imprese nel reperire determinate professionalità può infatti convivere con una domanda complessivamente limitata di personale laureato: possono mancare specifiche competenze mentre, contemporaneamente, il numero delle opportunità professionali altamente qualificate rimane insufficiente.

Sul tema interviene Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, secondo il quale il miglioramento registrato nel 2025 rappresenta un segnale positivo, ma non deve essere confuso con la soluzione del problema.
Mencaroni sottolinea come, tra le persone più istruite, il recupero sia più lento e come l’Umbria continui a perdere giovani laureati sia nei confronti dell’estero sia verso le altre regioni.
La sfida, secondo il presidente della Camera di Commercio, consiste nel trasformare la capacità regionale di attrarre e formare giovani in altrettanta capacità di offrire percorsi professionali competitivi.
“Non basta creare lavoro: dobbiamo rendere credibile la scelta di costruire qui il proprio futuro”, osserva Mencaroni, indicando la necessità di un’azione condivisa tra Regione, Camera di Commercio, università, imprese e associazioni.
Tra le proposte avanzate figura una sperimentazione che preveda, per alcune centinaia di laureati, un contributo pubblico aggiuntivo al compenso corrisposto dalle imprese secondo i contratti vigenti, con l’obiettivo di rendere più competitive le offerte di lavoro umbre e incentivare permanenze, rientri e nuovi arrivi.















