Focus di Agenzia Umbria Ricerche: in 25 anni presenze cresciute del 52%, arrivi oltre i 3 milioni. Dopo la pandemia il settore supera i livelli pre-Covid
Il turismo in Umbria compie un vero salto di scala nel primo quarto di secolo. È quanto emerge da un focus di Agenzia Umbria Ricerche (AUR), che analizza l’andamento di arrivi e presenze tra il 2000 e il 2025.
I dati dei primi dieci mesi del 2025 – circa 7 milioni di presenze – consentono di stimare una chiusura d’anno compresa tra 7,5 e 7,8 milioni. Nel primo caso si tratterebbe comunque del miglior risultato mai registrato dalla regione, con il superamento per la prima volta della soglia dei 7,5 milioni; nello scenario più favorevole l’Umbria inizierebbe invece ad avvicinarsi al traguardo degli 8 milioni di presenze, fino a pochi anni fa considerato difficilmente raggiungibile.
Il confronto di lungo periodo evidenzia un’espansione significativa. All’inizio degli anni Duemila la regione registrava poco più di 5,2 milioni di presenze. Una prima fase di crescita porta il dato a 6,2 milioni nel 2007, seguita da oltre un decennio di sostanziale stabilità tra 5,5 e 6,1 milioni, con flessioni legate alla crisi finanziaria del 2009 e al terremoto del 2016.
La pandemia segna poi una brusca battuta d’arresto: 3,2 milioni di presenze nel 2020 e 4,7 milioni nel 2021. Dal 2022, però, il turismo umbro riparte con decisione e supera i livelli precedenti: 6,3 milioni di presenze nel 2022, 6,9 milioni nel 2023, oltre 7,3 milioni nel 2024 fino alle circa 7,9 milioni stimate per il 2025. Complessivamente, rispetto al 2000, l’aumento supera i 2,7 milioni di presenze, pari a un +52%.
Crescono anche gli arrivi turistici, cioè il numero dei visitatori. Dai 1,9 milioni del 2000 si passa a oltre 3 milioni nel 2025 (+59%). Dopo il crollo del 2020, quando gli arrivi erano scesi a 1,2 milioni, la ripresa è stata rapida: 2,6 milioni nel 2023, 2,8 milioni nel 2024 e il superamento della soglia dei 3 milioni nel 2025.
Secondo AUR, la traiettoria del turismo regionale evidenzia due passaggi chiave: la crescita dei primi anni Duemila e l’innalzamento di livello registrato nel periodo successivo alla pandemia. Oggi l’Umbria appare collocata su una soglia strutturalmente più alta rispetto all’inizio del millennio, anche se resta da capire se questi volumi rappresentino una nuova base stabile o una fase particolarmente favorevole del ciclo turistico.








