Il 18enne romano accusato di istigazione: due anni e mezzo sostituiti con lavori di pubblica utilità. La famiglia della vittima: «Una pena ingiusta e incongrua»
Emiliano Volpe, 18 anni, romano, accusato di aver rafforzato in chat il proposito suicidario di Andrea Prospero, potrebbe patteggiare la pena. Secondo l’accusa, il ragazzo avrebbe incoraggiato l’amico a togliersi la vita assumendo farmaci a base di ossicodone e benzodiazepine, interagendo con lui in diretta sul canale Telegram. Prospero, studente al primo anno di Informatica, fu ritrovato cadavere in un monolocale di via del Prospetto a Perugia, dopo cinque giorni di ricerche.

L’istanza di patteggiamento, presentata dall’avvocato Alessandro Ricci e resa nota ieri alle parti, ha già ottenuto il via libera della Procura. Il fascicolo è coassegnato al procuratore Raffaele Cantone e al pm Annamaria Greco.
La pena per istigazione al suicidio parte da cinque anni di reclusione: con le attenuanti generiche scenderebbe a tre anni e quattro mesi; con il rito alternativo a due anni e mezzo. Volpe, ancora ai domiciliari, ha rinunciato alla sospensione condizionale della pena, chiedendo invece la sostituzione con lavori di pubblica utilità. La decisione spetterà alla Corte d’Assise il prossimo 23 ottobre, davanti al gup Margherita Amodeo.
Durissima la reazione della famiglia di Andrea. I legali Francesco Mangano e Carlo Pacelli hanno dichiarato:
«Andrea non lo restituisce nessuno a questa famiglia, e nessuno di loro è in cerca di vendetta. Ma di una pena giusta sì. La soluzione prospettata non è né equa né congrua rispetto alle condotte già accertate. Volpe si è sottratto a qualunque forma di pietas: non ha aiutato a trovare il corpo, non ha chiamato i soccorsi quando avrebbe potuto salvarlo, ed è persino evaso dai domiciliari».





