Resta da chiedersi se 150mila euro siano una cifra sufficiente per contrastare un fenomeno che, complice la crisi economica e l’inflazione, si espande e si diversifica
La decisione della Regione di dotare la Fondazione Umbria di un contributo per la prevenzione dell’usura, rappresentata con notevole impegno e passione dall’ex procuratore generale della Repubblica dell’Umbria, Fausto Cardella, è un uleriore passo importante, non solo sul piano della prevenzione, ma anche della tutela sociale. In un contesto in cui il sovraindebitamento colpisce sempre più famiglie e piccoli imprenditori, l’usura diventa un rischio concreto, spesso silenzioso, che affonda le radici nella disperazione.
La Fondazione Umbria per la prevenzione dell’usura, ente del terzo settore, svolge un’attività a largo spettro: tutela e assistenza legale, finanziaria e morale, ma anche educazione e sensibilizzazione nelle scuole e nei contesti sociali. L’impegno della Fondazione, sostenuto ora da fondi pubblici, costituisce una risposta concreta e necessaria.
Tra i servizi più significativi offerti dalla fondazione ci sono le garanzie fideiussorie a supporto di contratti di mutuo o finanziamento presso banche convenzionate, rivolte sia a chi ha denunciato gli usurai alle autorità giudiziarie sia a soggetti che rischiano di scivolare in situazioni di usura per difficoltà di accesso al credito. Negli ultimi anni, la Fondazione ha ampliato il proprio raggio d’azione con progetti educativi e iniziative mirate a rafforzare la consapevolezza finanziaria.
La Giunta regionale dell’Umbria ha approvato l’erogazione di un contributo annuale di 150mila riconoscendone il ruolo centrale nel sostegno alle famiglie e alle persone in difficoltà economica. L’obiettivo è duplice: prevenire il rischio di cadere nella rete dell’indebitamento illegale e rafforzare una cultura della legalità diffusa sul territorio.
La decisione, assunta nella seduta di ieri, viene definita dalla Regione come la conferma di un impegno costante a fianco della Fondazione, che da anni opera con strumenti concreti di prevenzione, educazione finanziaria e assistenza diretta. “La lotta all’usura – si legge in una nota – non rappresenta soltanto un presidio di legalità, ma anche una tutela fondamentale della dignità delle famiglie umbre”.
Tuttavia, resta da chiedersi se 150mila euro siano una cifra sufficiente per contrastare un fenomeno che, complice la crisi economica e l’inflazione, si espande e si diversifica. La sfida non è solo economica, ma culturale: la prevenzione passa attraverso l’educazione finanziaria, la capacità di intercettare per tempo i segnali di rischio e la creazione di una rete di fiducia tra istituzioni, cittadini e sistema bancario.
L’iniziativa, dunque, va salutata positivamente, ma deve essere accompagnata da un impegno più ampio e strutturale, capace di trasformare il contributo economico in un argine solido contro una delle piaghe sociali più insidiose.













