La Corale Laurenziana nella “Messe Solennelle” di Vierne
C’erano tutto gli Stati Generali della basilica metropolitana nel concerto di sabato sera, giornata conclusiva del diciassettesimo festival Organistico Laurenziano distribuito per questa edizione nell’arco di tre stagioni. Otto gli appuntamenti spalmati tra aprile, la consueta presenza augustana e, in dicembre, il pittoresco concerto di Giulio Gelsomino con i “Quadri di una esposizione” di Musorgski. Per questa conclusione veniva schierata la Corale Lurenziana per conferire maggior spessore a quello che si intuisce essere una vera piattaforma di cambiamento. Lo annunciava il vicario, don Simone Sorbaioli, che aveva voluto vicino a sé monsignor Fausto Sciurpa e il parroco, don Marco Briziarelli. Dal prossimo anno la corale riassumerà la sua antica denominazione di “Cappella musicale” ripristinando il ruolo e il rango che le compete dal lontano 1547, quando fu istituita il primo nucleo di Pueri Cantores. Il coro ha seguito tutte le vicende della chiesa metropolitana e di queste vicende si è occupata, in tempi recenti, una valida indagatrice come la professoressa Biancamaria Brumana, che ha redatto esaustivi cataloghi e regesti. In tempi più recenti la Corale fu diretta da monsignor Raffaele Casimiri, gualdese, che nel nel 1908 fu coinvolto nei processi relativi al Modernismo, prima di assumere il rilievo internazionale che lo interessò come compositore e come direttore della “Corale Pia Lateranense”. Dal 1967, ricordava il vicario Sorbaioli, fu monsignor Pietro Squartini a riprendere in mano le sorti della musica laurenziana, mentre, in santa Maria di Colle di corso Cavour curava amorevolmente la sua “Scola diocesana di musica sacra”, e affidava all’allora giovane Paolo Lucci l’improbo incarico di curare un coro di voci bianche. Fino al ’90 fu Mauro Chocci a ricoprire un incarico che, passò a don Francesco Bastianoni, coadiuvato nel suo incarico dallo zio organista, il canonico e cancelliere don Dino Contini. Da 2021 la Corale è nelle mani di Franco Radicchia, maestro dalle riconosciute competenze. Ancora dal microfono dell’altare maggior don Simone annunciava una ulteriore buona notizia: la citata Scuola Diocesana, che i perugini conoscono come con Istituto Musicale Frescobaldi, assumerà le vesti di una vera e propria Fondazione. Un passo necessario dopo che la direzione è passata a padre Matteo Ferraldeschi, frate dell’Obbedienza francescana, un religioso che ha molto a cuore la valorizzazione del canto gregoriano come strumento di liturgia. La scuola di corso Cavour, ancora ospitata in una aula settecentesca dell’età di Mozart, vanta un prezioso organo Mascioni sul quale Jimmy Goettsche realizzò, in varie annate, la integrale della musica di Bach, cosa molto desiderata dall’allora direttore, Francesco Spingola.

Fatto il pieno di buone notizie il pubblico, che lentamente aveva colmato gli scanni della cattedrale, si è goduto il bel concerto di fine anno affidato, nella sua fase iniziale all’organista titolare, Adriano Falcioni. Il maestro ternano, che continua ad onorare il magistero ricevuto al Morlacchi dal sempre ricordato Wijnand van de Pol, con i suoi studi a Friburgo, Parigi e Londra si è guadagnato una invidiabile posizione nel contesto internazionale. Cosa che gli consente di convocare al suo festiva lLaurenziano fior di musicisti che ogni anno arricchiscono un cartellone ricco di contenuti. Per questa serata, tematicamente concentrata sulla “Messe solennelle” di Vierne, Falcioni ha scelto di suonare opere di due maestri che hanno propiziato la crescita di questi musicista, vale a dire Cesar Franck e Charles Widor. Del primo il bel Corale in si minore più volte ascoltato e dell’altro due frammenti della Quinta Sinfonia, il “mascellare” Allegro iniziale e la conclusiva Toccata. Ambedue le pagine, neanche a dirlo, sono state stritolate dalle mani di un musicista aduso a polverizzare tutte le difficoltà con una tecnica formidabile. Poi è stato il momento di vedere schierare sullo spazio dell’ altare maggiore i componenti della corale, ai cui lati si ergevano sia il Tamburini suonato da Falcioni che il piccolo “portativo” affidato al simpaticissimo Francesco Ragni. Due tastiere “battenti” per una pagina piena di fascino la piccola “Messe solennelle” di Lousi Vierne, il maestro che per trenta anni, fino al 1937, fu il titolare dell’organo di Notre Dame di Parigi. Questa sua pagina dalle dimensioni molto contenute, appena venti minuti di musica, vanta un bellissima articolazione di rapporti tra le parti corali e gli inserti strumentali e ha al suo interno, ottimi momenti, come l’”Aguns Dei”, veramente efflorescente che conclude la celebrazione con un rasserenante respiro. Questa Messa, ricordiamolo, è stata cantata recentemente nella cerimonia di riconsacrazione della basilica parigina e oggi acquista un valore anche più pregnante per la complessità dei tempi che stiamo vivendo richiamandoci alla necessità che ognuno di noi “rifondi” la propria interiorità. La pregevole conduzione di Radicchia ci ha ricordato un bellissimo momento che abbiamo con lui vissuto qualche giorno fa, in occasione dell’alba del giorno del di Solstizio. Nella cripta di badia Petroia, tornata a nuova vita dopo un lungo restauro con le sue ragazze di “Armonioso Incanto” abbiano atteso il sorgere del sole ascoltando intonazioni gregoriane, laudi e la emblematica antifona “O Orientis” con la quale è stato salutato l’accesso della luce nelle monofore, annuncio della rinascita che prelude al Natale. Due momenti, questi, di cui siamo grati a un musicista che sa onorare anche il suo impegno di uomo di fede. A conclusione della serata, dopo una toccante esecuzione dell’”Ave Verum” di Mozart l’arcivescovo Maffei, che aveva seguito il concerto da una panca, mescolato agli altri ascoltatori, ha voluto impartire la sua Benedizione su tutti i presenti, conferendo al concerto un carattere di di solennità che non dimenticheremo.
Stefano Ragni




