Quella di ieri è stata una giornata particolarmente intensa per l’orchestra del Conservatorio Morlacchi impegnata su due versanti, uno al mattino e l’altro alla sera, ambedue inerenti la inaugurazione del nuovo anno accademico. Puntualmente come sempre alle undici la fiumana di studenti fulginati si è riversata sull’accesso del san Domenico, la immensa aula in grado di accogliere una tale quantità di pubblico. Ad accogliere tutti, come sempre, l’artefice di questa bellissima iniziativa, Giuseppe Pelli, fondatore e presidente della Gioventù Musicale. Dal microfono il maestro Pelli ringraziava le scuole presenti: Gentile, Piermarini, lo Scarpellini e il Ferraris di Spello, come formazione ospite. L’occasione era propizia per ricordare agli studenti il bando di concorso che la Gioventù Musicale e la Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno hanno indetto anche quest’anno sul tema specifico della voce del soprano. Occasione propizia per ricordare una grande cantante che ha impresso la sua orma sui corsi di qualificazione che la Gioventù promuove ogni anno, il soprano Daniela Dessì, la grande interprete pucciniana prematuramente scomparsa. A lei e ai suoi ruoli di protagonista di tante stagioni liriche nel mondo sarà dedicato il tema che gli studenti dovranno stendere e presentare a una apposita giuria. Il maestro Pelli ricordava come con i tremila euro elargiti a ogni edizione la Fondazione abbia raggiunto dalla presidenza Cianetti a quella attuale, della dottoressa Sassi, la belle cifra di novantamila euro. Un contributo più che cospicuo indirizzato al mondo giovanile che gravita intorno ai concerti del san Domenico. Il concerto di ieri era la cornice ideale per presentare una formazione abitualmente presente agli appuntamenti della Gioventù, la Orchestra del Conservatorio Morlacchi di Perugia che da più di venti anni onora il suo rapporto con la città del Topino. E stavolta c’era un motivo in più per ascoltarla, perché il concerto era lo sfondo in cui avveniva la presentazione della figura del nuovo direttore del Morlacchi, il compositore e musicologo Marco Lena, in procinto di prendere la successione di Luigi Ciuffa. Persona affabile e garbata, ben preparato e competente, Lena appare la persona giusta per raccogliere una eredità preziosa in termini di cultura e di umanità.
Dopo i preamboli ecco il concerto quando saliva sul podio il direttore Gian Luigi Zampoieri, una bella bacchetta che viene dalla grande scuola chigiana di Franco Ferrara e, dopo un perfezionamento con giganti della direzione come Gennady Rizhdestvensky e Leonard Bernstein ha esercitato la sua professione in tutti i continenti, mettendo infine le sue esperienze al servizio del complesso sinfonico del Morlacchi. Una conduzione la sua sobria, ben calibrata e capace di farsi seguire con efficacia dai suoi giovani collaboratori. Lo si apprezzava subito dal pezzo di esordio, la “Ouverture nella stile italiano” di Schubert, musica frasca e dotata di una leggerezza rossiniana e lo si gustava maggiormente nella disponibilità mostrata verso i due solisti che il Conservatorio gli ha messo a disposizione, la flautista Asia Martoccia e il clarinettista Carmine dal Canto. Mozart del K 314 per la prima, e l’umbratile Weber dell’op. 73 per il secondo. Non si poteva a questo punto non ricordare la versione impareggiabile che ne dette tanti anni fa il clarinettista Ciro Scarponi, in un concerto al teatro Morlacchi diretto da Giuliano Silveri. Quest’anno è il ventesimo della scomparsa di uno dei più prestigiosi musicisti usciti dalla scuola perugina e fa piacere ricordare che il maestro di Carmine è uno dei non pochi allievi di Scarponi, Luca Saracca, che proprio al Conservatorio ne ha ereditato la cattedra. Come dire che la “buona scuola” non si estingue.
La mattinata fulginate era preparatoria all’evento della serata, la inaugurazione dell’anno accademico del Conservatorio nella sede perugina di piazza Mariotti. Nel corso della cerimonia che precedeva la replica del concerto folignate, è avvenuta anche la presentazione del volume che raccoglie la storia del Morlacchi dal 1871 ai giorni nostri. Un bel volume di duecentocinquanta pagine edito dalla LIM di Lucca che è stato curato da Maria Grazia Sità, Francesco Scarpellini Pancrazi e Nicola Lucarelli con un interessante apparato i contributi che spaziano dalle tematiche storiche, alla memoralistica, alla illustrazione delle discipline con cui la scuola musicale perugina sarà in grado di affrontare le sfide della modernità. Ci torneremo sopra, perché si tratta di una grande operazione culturale che parte dall’età del melodramma e arriva all’età della elettronico e del jazz. E sopratutto è l’ambiente sui cui si sono formati tanti giovani umbri, personaggi che a vario titolo si sono cimentati con lo studio della musica. Non più tardi della settimana scorso a Città di Castello è stato ricordato uno dei grandi “allievi” del Morlacchi, il senatore Gabrio Nocchi, voce di basso che preferì la politica militante al palcoscenico, senza mai tradire il canto che aveva studiato nella vecchia sede di via Fratti.
Stefano Ragni




