
Due Sinfonie di Haydn con l’Orchestra da Camera” di Perugia
Serata straordinaria ieri nel tempio di s. Ercolano con la presidente di “Perugia Musica Classica” che sfoggia un ospite di eccezione, l’assessore e vicesindaco Marco Pierini. L’occasione è quella di celebrare il santo guerriero e “defensor civitatis” Ercolano, martirizzato da Totila nelle cruente vicende della Guerra Gotica; Perugia era sul “Corridoio Bizantino” ed era indispensabile possederla. I perugini, allora una civiltà molto cruenta, accolsero un santo dal nome così guerresco nel loro Pantheon, ma ci pensarono bene i Papi a dissuaderli dal culto: troppa autonomia, troppa fierezza. Oggi la memoria del Vescovo che si immolò per la sua comunità è legata solo al torcolo, ed è per questo che dal vicesindaco Pierini sembra esser partita la proposta di ricordarlo nel luogo della sua memoria, quella ricordata dal Bonfigli nelle sue celebrazioni pittoriche, con una cerimonia adeguata. Di conseguenza l’Orchestra da Camera di Perugia, braccio musicale della Fondazione, e il suo direttore, Enrico Bronzi hanno pensato bene di dotarsi di uno strumento celebrativo come un concerto che fosse dedicato alla città. E’ così che Enrico Bronzi si è visto dedicare il secondo concerto per violoncello e orchestra di Gianluca Cascioli, genialissimo musicista che unisce al dominio del pianoforte una bellissima sensibilità di compositore. Con la dizione di “Concerto di Perugia” questa pagine pittoresca porterà il nome della nostra città in tutte le sedi concertistiche in cui si vorrà ricordare Perugia non come la città del cacao e del jazz, ma come onorata comunità toccata più volte dal soffio della Grande Storia.

Nella bella chiesa ogivale restituita a vita artistica da un robusto restauro una notevole folla di ascoltatori ha occupato ogni posto disponibile, per rispondere a un appello che cadeva proprio nella giornata celebrativa: prima di essere traslato qui il corpo del vescovo-guerriero era tumulato nel castello di Antognolla, dimora di una delle più antiche famiglie cittadine, che, oggi, è ridotto a un ricovero per ricchissimi vacanzieri, a dimostrazione inevitabile dei tempi che troviamo costretti a vivere. Le circostanza hanno poi voluto che poche ore prima avvenisse, in san Pietro, la cerimonia dell’estremo addio della comunità cittadina a Maria Grazia Marchetti Lungarotti, la “Première Dame” perugina, accompagnata, nel suo ultimo viaggio , anche dalla musica che, sul suo violoncello, Enrico Bronzi ha voluto dedicarle, suonando per lei Bach.

Da Bach a Cascioli con una continuità che non è parsa casuale, perche la musica del giovane, quarantenne musicista torinese oggetto di esecuzioni in tutta Europa e già presente nel Dizionario Treccani rappresenta veramente un legame con la storicità della dimensione dell’ascolto. Superate le stretture dello Sperimentalismo il maestro torinese ha sviluppato una tecnica di riferimenti tonali che si basano sulla rifrazione degli armonici, in un complesso gioco di riverberi che si raccolgono in una complesso reticolo di certezze sonore. Si tratta, come spiegava lo stesso Bronzi, in un sistema qualificato di suoni anche dissonanti, che vengono riassorbiti dalla totalità di una grande “risonanza” che avvolge l’ascoltatore in un “quadrato magico” di certezze, quelle di cui ognuno di noi ha in realtà bisogno. Da qui una articolata pagina suddivisa in almeno quattro quadri, dove i corni potevano ricordare gli impasti di Wagner e l’arpa melodizzava come in Massenet ma nel momento in cui il violoncello solista si adagiava nei rintocchi della campana tubolare, non era lo spirito della Tosca che si ridestava, ma si aprivano per noi orizzonti arcani. Mentre Bronzi si prodigava nel “magadizzare” nei complicati virtuosismi, ci è venuto di pensare a che suono avrebbe potuto avere la grande luna di novembre che in queste notti ha imperato nei nostro cieli. Rispondendo anche alla fatale domanda di Leopardi. C’è stato un momento nel “Concerto di Perugia” dove la musica ha assunto una nota veramente tragica e questo ci ha fatto ancor più apprezzare questo giovane compositore che sa assumere su di sé anche il peso di emozioni autentiche. Senza per questo rinunciare a una dimensione assolutamente moderna della sua poetica. Perfettamente soddisfatti della conoscenza di questa “novità” che, dopo questa prima esecuzione si irradierà, grazie all’arco di Bronzi in ogni dove, ricordiamo anche le due pagine di Haydn opportunamente dirette da Enrico prima e dopo il Cascioli.

Si trattava di due Sinfonie, la “Lamentazione” e la “Funebre”, che nascevano nel contesto dello “Sturm und Drang”, “Tempesta e assalto” che una volta si studiava a scuola. Era il movimento preromantico che scaturì, tra il 1765 e l’85 da un dramma di Friedrik Klinger. Vi si narrava di iperboliche avventure di nobili tedeschi emigrati nelle colonie americane della Pennsylvania, tanto assurde, per quanto indicative dello sbocciare di una nuova sensibilità che dava spazio alle passioni individuali: da qui il Werther, di cui Klinger fu seguace. Nella musica di Haydn, che immaginiamo con difficoltà lettore di romanzi, la musica si fa in queste due pagine semplicemente fremente, dallo stacco dei tempi iniziali alle pulsazioni ritmiche degli sviluppi, ai violenti accordi che sembrano reclamare istanze individuali impellenti. Gli spazi per il lirismo sono molo evidenti nell’Adagio delle “Lamentazioni” che sembra ricavato da un Innario presente nella biblioteca degli Esterhazy e dal lungo melodizzare della “Funebre” che si arricchisce, nel suo Minuetto di un complesso percorso a canone, in “Diapason” come scrisse l’autore.

Bene l’Orchestra da camera in questa sua ulteriore prova e felicitazioni per Bronzi nella sua duplice veste. Ringraziamenti pubblici all’assessore Pierini, ma per noi un ulteriore tassello di quello straordinario spirito civico che Anna Calabro manifesta nel suo proporsi sempre come “Defensor civitatis” della musica perugina.
Stefano Ragni





