
Sala del teatro di Palazzo della Corgna al completo che festeggia la marchesa Zacchia
E sono ventuno ricorda Francesco Bartoletti le presenze del trio Paderewski agli appuntamenti del festival della marchesa Marzia Zacchia Crispolti. Cioè fin dalla prima edizione che ha mosso lentamente, ma inesorabilmente i suoi passi in una realtà praticamente inesplorata: dotare la bellissima cittadina lacustre di una manifestazione internazionale dedicata alla musica classica. Un impegno che la nobildonna umbra, molto legata alle sue origini, ha voluto personalmente portare avanti, ricorrendo a sue risorse economiche e mettendo generosamente a disposizione tutte le forme di ospitalità per i suoi musicisti. Impegno di carattere personale quindi, dove un privato cittadino si è fatto carico del benessere culturale della sua città. Una volta si chiamava mecenatismo, oggi potrebbe essere un “ars bonus”. Cicerone lo avrebbe definito “amore della cosa pubblica”. Tanto più sorprendente per il fatto che Marzia Zacchia, che è anche Commendatore della Repubblica, vive in Svizzera, a Yverdon, dove ha già fondato un festival musicale, il Cenacolo. Quindi “donna dei due laghi” estendendo un titolo di romanzo di Walter Scott, con piena soddisfazione di noi che possiamo goderci tanta bella musica in un ambiente architettonico che è un gioiello di Rinascimento. Quello munifico dei grandi capitani di ventura che a Lepanto sapevano bene anche menare le mani.

Francesco Bartoletti, violoncellista ravennate trapiantato in Elvezia, Catherina Lemoni pianista greca, e suo marito, il violinista irlandese David O’Doherty sono praticamente una delle formazioni più europee possibili e anche loro hanno superato il ventennio di comune professione, intitolandosi con il nome di Ignacy Paderewski, grande statista polacco, che fu esponente di spicco della politico del suo paese, quando la Russia imperialista smaniava ai suoi confini: fu tra i firmatari del Trattato di Versailles e morì in esilio negli Stati Unii appena in tempo per non vedere il suo paese invaso dai nazisti.

Il bel programma predisposto dai Paderewski si apriva ieri sera con il Trio op. 67 di Shostakovic, un grande affresco cameristico che come ricordava Bartoletti, veniva scritto nel 1944, nel pieno dell’infuriare della guerra tra la Germania hitleriana e la russia stalinista. Musica che ricorda l’orrore della violenza e che non avremmo mai immaginato di riascoltare in tempi in cui il massacro di europei è tornato nella piena presenza della nostra storia. Un motivo di più per seguire i tre musicisti in un percorso che dalla solennità della esposizione, con gli accordi gravi del pianoforte, annuncia come un proemio omerico, l’attonito stupore di fronte alla morte. Quando poi inizia la sezione più animata del trio, gli accenti grotteschi di cui Shostakovic fa uso magistrale, si fanno sempre più sferzanti, dove l’umorismo è amaro e, come nelle pagine di un romanzo di Gogol, sembra irridere alla idiozia di chi scatena le guerre.

Un ascolto pesante, non per la musica, ma per le emozioni che suscita. Quindi abbiamo seguito volentieri i Paderewski nell’abituale smembramento della formazione per assumere vesti solistiche. Catherina ha suonato un impervio studio di Moszkowski, Francesco si è impadronito di un arco fremente per il Caikovski del “pezzo capriccioso” e David ha stampato un incredibile pezzo zingaresco di Sarasate, con la cordiera che sembrava arroventarsi di virtuosità. “Ziguenerweisen”, per la gioia degli esecutori e del pubblico. Si chiudeva con un movimento del Trio op. 100 di Schubert, quello di Barry Lindon, per intenderci, degnissima conclusione di quanto il brano di Shostakovic aveva annunciato. C’è stato anche un bis, lo scatenato “All’ungherese”di Haydn con tanti applausi e il proposito di ritrovarci qui al Teatrino dei della Corgna il 13 per il grande gala lirico e il 16 per la serata di Sebastiano Brusco. Un cartellone quello di Marzia Zacchia che si estende per tutto il mese fino alla prima settimana di settembre e costituisce, come ha ricordato nella conferenza stampa il sindaco Burico un motivo di arricchimento della stagione turistica. In attesa che, finalmente, questo poveri Trasimeno sia liberato dal fango e ritrovi la sua azzurra belezza.
Stefano Ragni







