Ad aprile il mese della prevenzione: A.L.I.CE. accende i riflettori su un pericolo spesso sottovalutato. A Città della Pieve un centro d’eccellenza unico in Italia
Aprile è il mese della prevenzione dell’ictus cerebrale, e il messaggio che arriva da A.L.I.Ce. Città della Pieve è chiaro: uno dei nemici più insidiosi è l’obesità, un fattore di rischio spesso ignorato ma sempre più diffuso, soprattutto tra i giovani.
L’associazione, in linea con le indicazioni nazionali, punta l’attenzione su un dato ormai consolidato dalla comunità scientifica: l’aumento del peso corporeo è direttamente collegato a un rischio maggiore di ictus e malattie cardiovascolari. Un rischio che non riguarda più solo gli adulti, ma si estende in modo preoccupante anche alle nuove generazioni.
Non è un caso che proprio Città della Pieve ospiti un punto di riferimento nazionale: il centro DAI (Disturbo Alimentare Incontrollato) e Obesità della Usl Umbria 1, primo in Italia a offrire un percorso completo – residenziale, semiresidenziale e ambulatoriale – per il trattamento di queste patologie, all’interno della Casa della Comunità in via Beato Giacomo Villa.
La campagna di sensibilizzazione mira a informare i cittadini sui rischi concreti legati all’obesità, non solo in termini di salute ma anche di impatto sociale ed economico. In Italia, infatti, ogni anno si registrano circa 120mila nuovi casi di ictus: fino a 15mila potrebbero essere collegati direttamente o indirettamente a sovrappeso e obesità.
A preoccupare è soprattutto il dato che riguarda i più giovani: essere obesi tra i 20 e i 40 anni aumenta il rischio di ictus di oltre 1,8 volte rispetto ai coetanei normopeso. Ancora più allarmante è il quadro in adolescenza, dove il rischio può arrivare fino a triplicare prima dei 50 anni.
«Abbiamo la responsabilità di portare all’attenzione pubblica i fattori di rischio modificabili – sottolinea Andrea Vianello, presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv – perché intervenire in tempo significa evitare sofferenze, disabilità e costi enormi per la collettività». Da qui la scelta di dedicare il mese di aprile proprio al tema dell’obesità, ribadendo l’impegno dell’associazione nel promuovere stili di vita sani e percorsi di prevenzione efficaci.
Un concetto ribadito anche dal professor Danilo Toni, direttore dell’Unità Trattamento Neurovascolare del Policlinico Umberto I di Roma: «L’obesità è un fattore di rischio importante e modificabile. Intervenire precocemente, soprattutto nei giovani, può ridurre in modo significativo l’incidenza dell’ictus».
Il peso dell’obesità si fa sentire anche sul sistema sanitario: si stimano oltre 13 miliardi di euro l’anno tra costi diretti e indiretti. Di questi, più di 2 miliardi sono legati alle complicanze cardio-cerebrovascolari, tra cui proprio l’ictus.
La prevenzione resta dunque l’arma più efficace. Le linee guida italiane indicano chiaramente la strada: alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, controllo di pressione, glicemia e colesterolo, e attenzione costante al proprio peso corporeo.
Un impegno che parte dai singoli cittadini, ma che riguarda l’intera società. Perché l’ictus non è solo un’emergenza sanitaria: è una sfida culturale che si può vincere solo giocando d’anticipo.
Ad aprile il mese della prevenzione: A.L.I.Ce. accende i riflettori su un pericolo spesso sottovalutato. A Città della Pieve un centro d’eccellenza unico in Italia
Aprile è il mese della prevenzione dell’ictus cerebrale, e il messaggio che arriva da A.L.I.Ce. Città della Pieve è chiaro: uno dei nemici più insidiosi è l’obesità, un fattore di rischio spesso ignorato ma sempre più diffuso, soprattutto tra i giovani.
L’associazione, in linea con le indicazioni nazionali, punta l’attenzione su un dato ormai consolidato dalla comunità scientifica: l’aumento del peso corporeo è direttamente collegato a un rischio maggiore di ictus e malattie cardiovascolari. Un rischio che non riguarda più solo gli adulti, ma si estende in modo preoccupante anche alle nuove generazioni.
Non è un caso che proprio Città della Pieve ospiti un punto di riferimento nazionale: il centro DAI (Disturbo Alimentare Incontrollato) e Obesità della Usl Umbria 1, primo in Italia a offrire un percorso completo – residenziale, semiresidenziale e ambulatoriale – per il trattamento di queste patologie, all’interno della Casa della Comunità in via Beato Giacomo Villa.
La campagna di sensibilizzazione mira a informare i cittadini sui rischi concreti legati all’obesità, non solo in termini di salute ma anche di impatto sociale ed economico. In Italia, infatti, ogni anno si registrano circa 120mila nuovi casi di ictus: fino a 15mila potrebbero essere collegati direttamente o indirettamente a sovrappeso e obesità.
A preoccupare è soprattutto il dato che riguarda i più giovani: essere obesi tra i 20 e i 40 anni aumenta il rischio di ictus di oltre 1,8 volte rispetto ai coetanei normopeso. Ancora più allarmante è il quadro in adolescenza, dove il rischio può arrivare fino a triplicare prima dei 50 anni.
«Abbiamo la responsabilità di portare all’attenzione pubblica i fattori di rischio modificabili – sottolinea Andrea Vianello, presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv – perché intervenire in tempo significa evitare sofferenze, disabilità e costi enormi per la collettività». Da qui la scelta di dedicare il mese di aprile proprio al tema dell’obesità, ribadendo l’impegno dell’associazione nel promuovere stili di vita sani e percorsi di prevenzione efficaci.
Un concetto ribadito anche dal professor Danilo Toni, direttore dell’Unità Trattamento Neurovascolare del Policlinico Umberto I di Roma: «L’obesità è un fattore di rischio importante e modificabile. Intervenire precocemente, soprattutto nei giovani, può ridurre in modo significativo l’incidenza dell’ictus».
Il peso dell’obesità si fa sentire anche sul sistema sanitario: si stimano oltre 13 miliardi di euro l’anno tra costi diretti e indiretti. Di questi, più di 2 miliardi sono legati alle complicanze cardio-cerebrovascolari, tra cui proprio l’ictus.
La prevenzione resta dunque l’arma più efficace. Le linee guida italiane indicano chiaramente la strada: alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, controllo di pressione, glicemia e colesterolo, e attenzione costante al proprio peso corporeo.
Un impegno che parte dai singoli cittadini, ma che riguarda l’intera società. Perché l’ictus non è solo un’emergenza sanitaria: è una sfida culturale che si può vincere solo giocando d’anticipo.




















