L’ omicidio sconvolse una famiglia e lasciò dietro di sé solo domande, oggi a Todi la presentazione del libro “L’alfabeto del sangue” di Alvaro Fiorucci
A oltre trentadue anni dall’omicidio di Mara Calisti, avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 luglio 1993, nessuno è mai stato identificato come responsabile. Un delitto rimasto impresso nella memoria collettiva e destinato a entrare nella storia dei più enigmatici cold case della cronaca italiana. Per anni i media nazionali hanno tentato di fare luce su quella notte, in particolare la trasmissione di Rai Tre “Chi l’ha visto?”, che più volte ha cercato, senza esito, di ricostruire l’identità dell’assassino.
Il caso è passato alla storia come il “delitto della camera chiusa”: l’appartamento non presentava segni di effrazione, né alle porte né alle finestre, rendendo quasi impossibile spiegare come l’omicida sia riuscito a entrare e poi a uscire, portando con sé l’arma del delitto. Dopo essere stata colpita, la donna, ferita mortalmente, trovò la forza di trascinarsi dalla propria stanza fino alla camera del padre. Prima di crollare a terra riuscì soltanto a pronunciare parole che ancora oggi risuonano come un grido spezzato: «Babbo, guarda cosa mi hanno fatto».
L’arma non è mai stata ritrovata e non esistono prove certe sull’oggetto utilizzato per ucciderla: si è parlato di un coltello o di un attrezzo appuntito, ma solo ipotesi. Il padre, presente in casa quella notte, è stato più volte sospettato e indagato nel corso degli anni, fino al proscioglimento definitivo, in assenza di qualsiasi prova diretta a suo carico. Altre piste investigative – testimonianze, presunte relazioni, telefonate anonime – sono state seguite con attenzione, senza però condurre ad alcuna condanna.
Un’inchiesta archiviata due volte, un unico indiziato emerso solo per esclusione di piste alternative e ripetutamente scagionato, indagini senza esito su altre tre persone, un movente mai individuato e una scena del crimine isolata con grave ritardo: tutti elementi che alimentano ancora oggi il mistero. È l’emblema perfetto di ciò che gli investigatori definiscono un “mistero della camera chiusa”, quando un delitto avviene in un luogo apparentemente inaccessibile, senza tracce dell’assassino né indizi per ricostruire il suo passaggio.

Oggi, a distanza di oltre tre decenni, quel caso torna al centro dell’attenzione grazie a un rinnovato lavoro giornalistico ed editoriale. Alvaro Fiorucci noto giornalista di cronaca nera Rai Tre, nel suo libro, riparte proprio da quella notte del 15 luglio 1993, ricostruendo i fatti attraverso atti investigativi, alcuni mai pubblicati integralmente, e raccogliendo testimonianze inedite e toccanti. A completare l’analisi, le riflessioni della criminologa Roberta Catania e dell’esperto di analisi della scena del crimine Pietro Battista.
Sono i progressi delle tecniche scientifiche e dei mezzi investigativi a offrire oggi nuove chiavi di lettura, nella speranza che anche il più fitto dei silenzi possa, prima o poi, lasciare spazio alla verità. Perché ricordare questo delitto non significa solo tornare indietro nel tempo, ma continuare a chiedere giustizia.
Oggi alle ore 17, nella Sala Affrescata dei Palazzi Comunali, allapresentazione ufficiale del.libro “L’alfabeto del sangue”ci saranno oltre all’autore, Alvatro Fiorucci il Sindaco Antonino Ruggiano, la giornalista tuderte Valentina Parasecolo ed anche la sorella di Mara, Rita Calisti, indomita combattente nel tenere viva fino a qualche anno fa la battaglia perché venisse fatta luce sull’omicidio che troncò la vita della giovane 36enne.








