Il gruppo siderurgico chiede di accelerare sugli impegni dell’Accordo di programma: al centro energia idroelettrica e utilizzo del rottame inossidabile
Il caro energia mette a rischio la competitività di Arvedi AST, con possibili conseguenze sulla produzione e sull’occupazione dello stabilimento di Terni. È l’allarme lanciato dall’azienda siderurgica, che richiama l’attenzione sul crescente divario tra i costi sostenuti in Italia e le condizioni più favorevoli di cui beneficiano alcuni dei principali concorrenti europei.
Per un’industria energivora come quella dell’acciaio, il prezzo dell’elettricità rappresenta infatti una delle principali voci di costo. Una differenza che, se destinata ad ampliarsi, rischia di tradursi in costi di produzione difficilmente sostenibili sul mercato, perché non potrebbero essere trasferiti integralmente sui prezzi di vendita senza penalizzare la competitività dei prodotti realizzati a Terni.
La posizione espressa da Arvedi AST è quella di poter operare a condizioni comparabili con quelle dei concorrenti europei, senza chiedere trattamenti di favore. Il protrarsi dell’attuale situazione, secondo l’azienda, potrebbe invece incidere sulla continuità produttiva e, di conseguenza, sui livelli occupazionali. Una preoccupazione che si inserisce in un momento di forte tensione per le imprese italiane energivore, con Confindustria che proprio nelle ultime ore ha nuovamente sollevato il problema del divario dei prezzi dell’energia rispetto agli altri Paesi europei.
In questo scenario Arvedi AST richiama gli impegni contenuti nell’Accordo di programma sottoscritto nel 2025, chiedendo che vengano attuate rapidamente le misure considerate necessarie per tutelare la competitività dello stabilimento ternano.
Due i punti centrali: l’accesso a una quota dell’energia idroelettrica prodotta in Umbria dalla centrale di Galleto a condizioni competitive e la piena operatività del contributo previsto per l’utilizzo del rottame inossidabile, legato anche al percorso di riduzione dell’impatto ambientale della produzione.
Il Gruppo Arvedi ribadisce inoltre l’impegno sul piano degli investimenti avviato dopo l’acquisizione dello stabilimento. Ma la sostenibilità di questo percorso, secondo l’azienda, passa anche dalla possibilità di ridurre lo svantaggio energetico rispetto agli altri produttori europei.
La questione, dunque, non riguarda soltanto il futuro dello stabilimento di Terni e del suo indotto, ma più in generale la capacità dell’industria italiana di mantenere produzioni strategiche e competitive in un mercato europeo nel quale il costo dell’energia continua a presentare forti differenze tra i diversi Paesi.













