Bandecchi annuncia la nuova Ternana, ma l’ultima parola spetta alla FIGC. Intanto prende forma il progetto popolare “La Ternana Siamo Noi” e si apre il nodo dello stadio Liberati
La Ternana prova a rialzarsi dalle macerie del fallimento della Ternana Calcio 1925. O almeno ci prova. Perché quella annunciata nelle ultime ore dal sindaco Stefano Bandecchi non è ancora una realtà consolidata, ma un progetto che dovrà passare attraverso il vaglio della Federazione Italiana Giuoco Calcio.
L’idea è quella di dar vita a una nuova entità calcistica, denominata “Ternana Men”, che potrebbe ereditare il titolo sportivo dell’Orvietana e iscriversi al prossimo campionato di Serie D. Bandecchi, attraverso i propri canali social, ha annunciato di aver definito gli accordi necessari e ha affermato con sicurezza che la Ternana “giocherà in Serie D”.

Una dichiarazione che appare però più come una previsione che una certezza. Sarà infatti la FIGC a valutare la legittimità dell’operazione e a concedere l’affiliazione. La Federazione dovrà verificare che non si tratti di una fusione artificiale costruita esclusivamente per aggirare le regole sportive e ottenere un salto di categoria, pratica che i regolamenti intendono evitare.
Nel frattempo sembrano già delinearsi gli assetti dirigenziali della nuova società. Giuseppe Mangiarano sarebbe destinato al ruolo di direttore generale, mentre Carlo Mammarella assumerebbe quello di direttore sportivo, in una sostanziale continuità con l’organigramma della società appena dichiarata fallita.
Ma il panorama rossoverde potrebbe presto complicarsi ulteriormente. Parallelamente al progetto sostenuto da Bandecchi, continua infatti a prendere corpo l’iniziativa dell’associazione “La Ternana Siamo Noi”, che punta alla costituzione di una società partecipata da tifosi e cittadini, pronta a ripartire dal campionato di Eccellenza.
L’associazione ha convocato per oggi, 29 maggio, un incontro pubblico presso il Bar Umbria di via Battisti per illustrare il progetto. Il modello proposto è quello del calcio popolare, sintetizzato nello slogan “una testa, un voto”. Definite anche le quote associative: 50 euro per il socio ordinario, 1.000 euro per il socio benemerito. Per le persone giuridiche sono previste adesioni da 1.500 euro per la categoria Bronze, 2.000 euro per la Silver e 3.000 euro per la Golden.
L’eventuale nascita di due realtà calcistiche che rivendicano il nome e l’identità della Ternana aprirebbe inevitabilmente una serie di interrogativi, primo fra tutti quello relativo all’utilizzo dello stadio Libero Liberati.
Sul tema Bandecchi è stato netto: la manutenzione dell’impianto sarà a carico della squadra che lo utilizzerà, ovvero, nelle sue intenzioni, “la mia Ternana”. Tuttavia la questione appare tutt’altro che semplice. L’attuale concessionaria dell’impianto è infatti Stadium Spa, società interamente controllata dalla Ternana Calcio 1925 fallita. Una società che con ogni probabilità entrerà nel perimetro degli asset da valorizzare o cedere nell’ambito della procedura fallimentare.
Una situazione che rischia di generare ulteriori complessità amministrative e giuridiche, rendendo ancora più incerto il quadro complessivo della rinascita rossoverde.
La sensazione è che la partita più importante per il futuro della Ternana non si stia giocando sul campo, ma nelle stanze della FIGC, della curatela fallimentare e delle istituzioni cittadine. L’entusiasmo con cui Bandecchi annuncia la Serie D si scontra con procedure federali che richiedono verifiche rigorose, mentre il progetto del calcio popolare intercetta il malcontento e la voglia di partecipazione di una parte della tifoseria. Il rischio concreto è quello di una frammentazione dell’identità rossoverde proprio nel momento in cui servirebbero unità e chiarezza. Prima ancora della categoria, la Ternana deve ritrovare una casa giuridica, sportiva e soprattutto condivisa.

























