Dalle frasi shock ai carabinieri fino alla condanna: la donna viveva nel terrore e aveva cambiato residenza per sfuggire all’ex marito
Un caso di stalking e violenza domestica che ha scosso l’Umbria si è concluso con una condanna a tre anni e otto mesi di reclusione per un 42enne originario di Spoleto. La sentenza è stata pronunciata dal gip del Tribunale di Terni, Barbara Di Giovannantonio, al termine di un processo con rito abbreviato.
L’uomo era accusato di atti persecutori nei confronti della moglie, residente a Terni, bersaglio per mesi di minacce, insulti e comportamenti aggressivi. Frasi inquietanti, rivolte sia alla vittima che alle forze dell’ordine, avevano fatto emergere la gravità della situazione: l’imputato aveva infatti dichiarato ai carabinieri di voler essere arrestato, altrimenti sarebbe andato a uccidere la donna. In un’altra occasione, fermato dalla polizia mentre si dirigeva verso la stazione di Spoleto, aveva ribadito l’intenzione di raggiungere Terni con lo stesso obiettivo.
Le minacce, scatenate anche dalla decisione della donna di denunciarlo e separarsi definitivamente, hanno avuto conseguenze pesanti sulla vita della vittima. Terrorizzata e convinta della concretezza del pericolo, la donna ha cambiato residenza e modificato radicalmente le proprie abitudini quotidiane, arrivando a chiudersi in ufficio durante il lavoro per evitare possibili aggressioni.
Determinanti le indagini dei carabinieri di Terni, coordinate dalla Procura, che hanno portato all’arresto dell’uomo e alla successiva condanna. Il tribunale ha accolto quasi integralmente le richieste dell’accusa, che aveva chiesto quattro anni di carcere, e della parte civile.
Non si trattava del primo episodio: il 42enne era già stato condannato in passato per maltrattamenti nei confronti della stessa donna. Attualmente si trova detenuto nel carcere di Maiano, a Spoleto.
Per quanto riguarda il risarcimento dei danni subiti dalla vittima, la decisione è stata rinviata alla sede civile. I legali della donna hanno espresso soddisfazione per la sentenza, definendola un importante riconoscimento del percorso giudiziario intrapreso e della gravità delle condotte subite.















