Una relazione online finita male per una donna ternana: ingannata da un finto corteggiatore, ha perso 25mila euro. I Carabinieri smascherano la rete dietro la truffa
Quello che sembrava un amore nato per caso su un social network si è rivelato una truffa ben orchestrata, conclusasi con cinque denunce per riciclaggio. A farne le spese una donna della provincia di Terni, ultrasessantenne, che per mesi ha creduto nella possibilità di una relazione sentimentale con un uomo conosciuto online.
La donna aveva iniziato a chattare nell’autunno 2023 con un uomo più giovane, apparentemente straniero e residente all’estero, il quale, con modi premurosi e rassicuranti, aveva saputo conquistarla. I messaggi si erano fatti sempre più intensi, le confidenze sempre più intime, fino a sfociare in una vera e propria relazione virtuale. L’uomo parlava di amore, di progetti futuri e di incontri, sempre rimandati per fantomatici imprevisti.
Conquistata la fiducia della vittima, il truffatore ha cominciato a chiedere piccole somme di denaro per esigenze improvvise. Col passare del tempo, le richieste sono aumentate, così come le somme inviate. In tutto, la donna ha effettuato ricariche per circa 25.000 euro su carte prepagate intestate a soggetti diversi.
Solo dopo l’ennesima promessa mancata, la vittima ha compreso la realtà dei fatti e si è rivolta ai Carabinieri di San Gemini. Le indagini, partite immediatamente, hanno permesso di individuare i destinatari delle ricariche: due donne italiane e tre uomini di origini africane, di età compresa tra i 26 e i 72 anni, residenti in diverse regioni italiane.
Secondo quanto ricostruito, gli indagati incassavano il denaro e lo trasferivano rapidamente su conti correnti esteri, trattenendo per sé solo piccole percentuali. Alcuni dei coinvolti risultano avere precedenti per reati simili. Le foto utilizzate dal falso corteggiatore, inoltre, sono risultate rubate da internet e già utilizzate in altri casi di truffa.
Per i cinque è scattata la denuncia per riciclaggio. Il procedimento è in fase di indagini preliminari: fino a sentenza definitiva, gli indagati devono considerarsi non colpevoli.
Un caso che torna a puntare i riflettori sui pericoli delle relazioni nate in rete, dove l’inganno può nascondersi dietro un volto amichevole e un messaggio d’amore.
















