Per il 33enne accusato di aver ucciso e smembrato il 21enne bengalese chiesti anche 18 mesi di isolamento diurno. In aula contestati i tentativi di depistaggio dopo il delitto
Ergastolo con 18 mesi di isolamento diurno. È la richiesta formulata dalla Procura di Spoleto nei confronti di Dmytro Shuryn, il 33enne cuoco ucraino imputato per l’omicidio di Bala Sagor, il giovane bengalese di 21 anni conosciuto da tutti come Obi, assassinato e poi smembrato nel settembre scorso a Spoleto.
La richiesta è arrivata davanti alla Corte d’Assise di Terni al termine della lunga requisitoria del procuratore capo Claudio Cicchella e del sostituto Roberta Del Giudice, che hanno delineato il profilo di un uomo ritenuto “freddo, lucido e calcolatore”, capace – secondo l’accusa – di organizzare ogni fase successiva al delitto nel tentativo di sfuggire alle indagini.
Per la Procura, l’omicidio sarebbe maturato il 18 settembre scorso nella cantina dell’abitazione di Shuryn, in via Pietro Conti, durante una lite scoppiata per la restituzione di circa 150 euro prestati dalla vittima. Bala Sagor sarebbe stato colpito mortalmente al collo con un coltello.

Secondo quanto sostenuto in aula dai magistrati, dopo l’aggressione il 33enne avrebbe lasciato il corpo nella cantina per diverse ore, pianificando con lucidità come disfarsene. Gli investigatori hanno ricostruito che l’uomo avrebbe effettuato ricerche su alcuni luoghi isolati della zona, tra cui il Ponte delle Torri e l’ex tracciato della Spoleto-Norcia, prima di decidere di smembrare il cadavere e disperderne i resti in differenti aree della città.
Nel corso della requisitoria è stato evidenziato anche il comportamento dell’imputato nelle ore successive al delitto. Secondo l’accusa, Shuryn avrebbe cercato di costruirsi un alibi inviando messaggi e contenuti vocali dal telefono della vittima dopo averla uccisa. Un ulteriore elemento che, per i magistrati, dimostrerebbe la volontà di depistare le indagini.
Contestata anche la successiva ritrattazione della confessione resa dopo il fermo. Dal carcere, infatti, il 33enne avrebbe accusato altre persone del delitto, una versione che gli investigatori hanno ritenuto priva di fondamento dopo ulteriori verifiche.
Per la Procura, proprio questi comportamenti renderebbero Shuryn non meritevole di attenuanti. I magistrati hanno inoltre distinto il momento dell’omicidio – definito d’impeto – dalle fasi successive di vilipendio e occultamento del cadavere, considerate invece frutto di una precisa e consapevole pianificazione.
Prima della discussione finale, la Corte d’Assise ha respinto ancora una volta la richiesta avanzata dalla difesa di disporre una perizia psichiatrica sulla presunta ludopatia dell’imputato e sull’eventuale influenza sulla sua capacità di intendere e di volere.
Il processo si avvia ora verso la fase conclusiva, con attesa per le arringhe difensive e la sentenza della Corte.

























