Sentenza della Corte d’Assise di Terni per il 33enne reo confesso dell’omicidio del giovane bengalese. La Procura aveva chiesto l’ergastolo
Trent’anni di carcere per Dmytro Shuryn, il 33enne cuoco ucraino che nel settembre scorso uccise e smembrò Bala Sagor, il 21enne bengalese conosciuto da tutti come “Obi”. È la sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise di Terni, che ha riconosciuto l’imputato colpevole dell’omicidio e dei successivi reati legati alla distruzione e all’occultamento del cadavere.
La decisione dei giudici arriva al termine di un processo particolarmente seguito dall’opinione pubblica umbra. La Procura aveva chiesto per Shuryn la condanna all’ergastolo con 18 mesi di isolamento diurno, ma la Corte ha escluso l’aggravante dei futili motivi, elemento che ha inciso in maniera determinante sulla quantificazione della pena.
Nel dettaglio, il 33enne è stato condannato a 22 anni di reclusione per l’omicidio volontario e a ulteriori 8 anni per vilipendio e occultamento di cadavere, per una pena complessiva di 30 anni.
Secondo la ricostruzione emersa durante il processo, il delitto si consumò nella cantina dell’abitazione di Shuryn, in via Pietro Conti a Spoleto. Bala Sagor si era recato lì per chiedere la restituzione di una somma di denaro prestata all’ex collega di lavoro. Dopo l’aggressione mortale, il corpo del giovane venne smembrato e i resti furono abbandonati in diverse zone della città.
Nel corso del dibattimento, la difesa aveva sostenuto che la coltellata fatale fosse stata sferrata al termine di una lite degenerata, mentre l’accusa aveva contestato l’omicidio volontario aggravato dai futili motivi, chiedendo la pena massima.
La Corte ha inoltre escluso il riconoscimento delle attenuanti generiche. Con la sentenza sono stati disposti anche risarcimenti provvisionali in favore dei familiari della vittima: 100mila euro ciascuno ai genitori di Obi, 70mila euro a ciascuna delle due sorelle e 50mila euro alla nonna.
Si chiude così il primo grado di giudizio per uno dei casi di cronaca nera che più hanno segnato Spoleto e l’Umbria negli ultimi anni. Resta ora da capire se la sentenza sarà impugnata nei successivi gradi di giudizio.















