Il progetto prevede la rimozione di 1,1 milioni di metri cubi di vecchi rifiuti. De Luca: «Con il recupero delle scorie può raddoppiare la vita dell’impianto»
La Regione Umbria ha approvato il Provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur) per l’ampliamento della discarica Ast di Terni. Con la determinazione dirigenziale dell’8 settembre si è concluso positivamente il procedimento relativo al progetto che comprende anche il landfill mining, gli interventi di messa in sicurezza e una serie di prescrizioni ambientali.
Il provvedimento comprende il giudizio favorevole di compatibilità ambientale, con efficacia di 15 anni, la modifica dell’Autorizzazione integrata ambientale e il decreto del Ministero dell’Ambiente relativo alla messa in sicurezza permanente. Secondo la Regione, l’autorizzazione consente di rispettare gli impegni previsti dall’Accordo di programma garantendo allo stesso tempo la continuità produttiva del polo siderurgico.
Uno degli aspetti principali riguarda il recupero della vecchia discarica comunale. Il progetto prevede infatti lo scavo e la rimozione di circa 1,1 milioni di metri cubi di rifiuti solidi urbani, depositati tra il 1987 e il 1997 e indicati dalla Regione come causa di problemi legati alla produzione di percolato e alle infiltrazioni verso la falda.
Una volta rimossi i materiali, Arvedi Ast dovrà realizzare una nuova barriera geologica impermeabilizzante. I rifiuti estratti saranno inoltre sottoposti a selezione per recuperare i materiali riutilizzabili, in particolare metalli ferrosi e non ferrosi, stimati nel 3% del volume complessivo.
L’ampliamento avverrà in verticale e interamente all’interno dell’attuale perimetro di 62 ettari, senza occupare nuovo suolo. Tra le opere di mitigazione è prevista anche una duna alberata alta fino a 20 metri, destinata a limitare polveri, rumore e impatto visivo verso le zone residenziali.
Il Paur impone inoltre la compensazione delle 1.177 tonnellate di CO2 stimate per le attività di cantiere e di trasporto. Ast dovrà realizzare un piano di forestazione urbana su almeno 6 ettari, nelle aree vicine allo stabilimento o su terreni messi a disposizione dal Comune di Terni. Qualora non fosse possibile raggiungere l’intera superficie, la compensazione dovrà essere completata attraverso impianti da fonti rinnovabili o interventi di efficientamento energetico. Al termine dell’attività della discarica sono inoltre previsti oltre 1,2 milioni di euro per il ripristino vegetale e paesaggistico.
Parallelamente, la Regione punta a ridurre la quantità di scorie destinate allo smaltimento attraverso la revisione dell’Ecotassa, contenuta nel disegno di legge “Umbria Circolare” in corso di approvazione in Assemblea legislativa.

Il nuovo sistema, previsto dal 2028, collegherà l’importo del tributo alla percentuale di scorie recuperate. Secondo quanto illustrato dall’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca, con un recupero del 5% si pagherà il 70% della tariffa, con il 50% di recupero il tributo scenderà al 25%, mentre oltre l’80% di riciclo si arriverà al 10%.
«Con un recupero al 50% – sostiene De Luca – raddoppierebbe di fatto la vita della discarica, che durerebbe 30 anni o più». L’obiettivo dichiarato è quindi utilizzare la leva fiscale per rendere economicamente più conveniente il recupero delle scorie e, contemporaneamente, ridurre i volumi conferiti.
Il 5% del gettito dell’Ecotassa sarà destinato ai Comuni che ospitano la discarica e a quelli limitrofi per attività di monitoraggio ambientale e tutela sanitaria. La parte restante confluirà nel Fondo regionale per l’economia circolare, destinato, tra l’altro, alle bonifiche, alla raccolta differenziata, alle aree protette e alle attività dell’Arpa.













