Dopo i fatti del 22 febbraio il sindacato torna sul caso: problemi strutturali, turni prolungati e sovraffollamento
Torna alta l’attenzione sul carcere di Terni dopo i gravi fatti del 22 febbraio scorso. Nella giornata di ieri, mercoledì 8 aprile, il SAPPE – Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria – è intervenuto nuovamente sulla vicenda, segnalando criticità nell’applicazione del regime di sorveglianza particolare previsto dall’articolo 14-bis dell’Ordinamento Penitenziario.
A sollevare il caso è Donato Capece, Segretario generale del SAPPE, che richiama l’attenzione delle autorità competenti sulla gestione di quattro detenuti coinvolti nei disordini di febbraio. Secondo quanto riferito, la Direzione della Casa circondariale di Terni avrebbe chiesto tempestivamente al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria il trasferimento dei soggetti, evidenziando con documentazione dettagliata l’impossibilità di applicare il regime speciale all’interno della struttura, in particolare nella sezione G lato A, già satura e priva di spazi adeguati.
Sempre secondo il SAPPE, il Dipartimento avrebbe invece disposto l’applicazione del regime 14-bis all’interno dello stesso istituto, contestando al Direttore la mancata esecuzione del provvedimento e imponendone l’immediata attuazione. Una decisione che, se confermata, avrebbe avuto ripercussioni operative significative.
Per rendere disponibili quattro celle idonee, infatti, si sarebbe resa necessaria una complessa movimentazione di detenuti, con il conseguente prolungamento straordinario dell’orario di servizio del personale di Polizia Penitenziaria. Gli agenti, secondo quanto riferito dal sindacato, sarebbero stati trattenuti oltre il turno ordinario, dalle 8 del mattino fino alle 20 e oltre, in condizioni particolarmente difficili, aggravate dalla fatica e dalla cronica carenza di organico.
Il SAPPE evidenzia anche un aspetto giuridico e funzionale: l’applicazione del regime 14-bis in sezioni ordinarie, dove sono presenti detenuti in regime aperto, rischierebbe di attenuarne le caratteristiche restrittive, compromettendo l’efficacia della misura.
A rendere ancora più complesso il quadro è il sovraffollamento dell’istituto ternano, che ospita circa 600 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 420 posti. Una situazione che, secondo Capece, incide pesantemente sulle condizioni di lavoro del personale, già sottodimensionato rispetto alle esigenze operative.
Alla luce di queste criticità, il SAPPE chiede alle autorità competenti di riesaminare la decisione adottata, valutando il trasferimento dei detenuti in una struttura idonea, di riconoscere al personale il compenso per il lavoro straordinario non programmato e, più in generale, di adottare in futuro scelte che tengano conto delle reali condizioni logistiche e organizzative degli istituti penitenziari.
Il sindacato auspica inoltre un approccio più collaborativo da parte dell’Amministrazione centrale, affinché non vengano ulteriormente aggravate le condizioni degli operatori già impegnati in contesti complessi e critici.




















