Il sindacato della Polizia Penitenziaria dopo la tragedia avvenuta nella casa di reclusione: “Agenti lasciati soli, servono psicologi e più personale”
Dopo l’intervento del garante dei detenuti dell’Umbria Giuseppe Caforio, anche il SAPPE Umbria è intervenuto sul suicidio avvenuto nella giornata di oggi all’interno della Casa di Reclusione di Spoleto, dove un detenuto di origine tunisina di 45 anni si è tolto la vita impiccandosi nella propria camera di pernottamento.
Secondo quanto riferito dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, l’uomo era ristretto nel circuito di media sicurezza per reati legati agli stupefacenti, rapina e reati contro il patrimonio.
Immediato l’intervento del personale di Polizia Penitenziaria e degli operatori sanitari, che hanno tentato a lungo di rianimarlo, ma ogni soccorso si è rivelato inutile.
Durissimo il commento del segretario regionale del SAPPE Umbria, Fabrizio Bonino, che parla di “un nuovo, drammatico fallimento dello Stato”.
“Ancora una volta un uomo si toglie la vita dentro un istituto penitenziario – dichiara Bonino – nonostante la presenza di agenti che intervengono con coraggio e professionalità. Che si tratti di alta o media sicurezza, il problema è lo stesso: organici insufficienti, assenza di psicologi dedicati, nessun piano serio di prevenzione del suicidio”.
Il sindacalista punta il dito contro le carenze strutturali del sistema penitenziario italiano, sostenendo che gli agenti siano lasciati soli a gestire situazioni sempre più difficili. “Lo Stato guarda altrove, mentre il personale resta a raccogliere i corpi e a farsi carico di un dolore che non gli appartiene”, afferma.
Bonino evidenzia inoltre come il gesto estremo sia avvenuto all’interno della camera di pernottamento, elemento che – secondo il SAPPE – dimostrerebbe l’impossibilità di garantire un controllo costante a causa della carenza di personale.
“Le carenze organiche impediscono qualsiasi forma di osservazione continuativa. E intanto si muore, e gli agenti restano soli, senza supporto psicologico né riconoscimento”, aggiunge il segretario regionale.
Il SAPPE Umbria chiede ora un intervento urgente a livello nazionale, proponendo l’assunzione straordinaria di psicologi e mediatori culturali, il rafforzamento degli organici della Polizia Penitenziaria e l’istituzione di un tavolo permanente sulle morti in carcere.
“Non possiamo più assistere a queste scene – conclude Bonino –. Se lo Stato non interviene ora, ogni proclama sulla sicurezza e sulla dignità delle persone detenute è solo carta straccia”.
Il sindacato ha infine espresso vicinanza agli agenti intervenuti nei soccorsi e alla famiglia del detenuto morto.

























