Secondo l’accusa Laura Papadia fu strangolata in casa al termine di una lite. Esclusa la premeditazione
La procura di Spoleto ha chiesto il rinvio a giudizio di Nicola Gianluca Romita per l’omicidio della moglie Laura Papadia, uccisa il 26 marzo scorso nell’appartamento di via Portafuga, nel centro storico della città. La richiesta arriva al termine delle indagini coordinate dal procuratore Claudio Cicchella.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, il delitto si sarebbe consumato al culmine di una lite domestica. Romita avrebbe aggredito la moglie, gettandola a terra e strangolandola con le mani, utilizzando anche un indumento della stessa vittima. Per questi fatti l’uomo è accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale, mentre non viene contestata la premeditazione.

Dopo l’omicidio, Romita avrebbe contattato la sua ex moglie, residente in Sardegna, che ha immediatamente allertato il 112. I carabinieri si sono recati prima nell’abitazione di Senigallia dove la coppia aveva vissuto in precedenza e poi a Spoleto. Nel frattempo l’uomo aveva minacciato il suicidio dal Ponte delle Torri, venendo successivamente dissuaso e sottoposto a fermo. In seguito ha ammesso le proprie responsabilità.
Come parti offese sono stati indicati il padre di Laura Papadia e i due fratelli, oltre all’associazione “Per Marta e per tutte”, che tutela le donne vittime di violenza. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 10 febbraio davanti al gup di Spoleto.





