La Procura di Spoleto contesta truffa aggravata, abusivismo finanziario e autoriciclaggio. Coinvolti oltre 30 mila investitori in un sistema basato su una criptovaluta presentata come investimento ad alto rendimento.
La Procura della Repubblica di Spoleto ha chiesto il rinvio a giudizio per venticinque persone nell’ambito dell’inchiesta sulla criptovaluta DT Coin, ritenuta dagli investigatori il fulcro di una presunta frode internazionale che avrebbe causato perdite per oltre 36,8 milioni di euro.
La richiesta, depositata il 4 giugno scorso, conclude una lunga attività investigativa coordinata dal procuratore capo Claudio Cicchella insieme ai sostituti procuratori Michela Petrini e Roberta Del Giudice. L’indagine, formalmente avviata nel 2022, ha però ricostruito un sistema che sarebbe stato operativo tra il 2019 e il 2023, con origini che risalirebbero addirittura al 2017, anno del lancio del token digitale.
Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di truffa aggravata, esercizio abusivo di attività finanziaria e autoriciclaggio. Quest’ultima accusa riguarda quattordici persone, che secondo l’impianto accusatorio avrebbero reimpiegato i proventi dell’attività illecita attraverso operazioni finalizzate a nasconderne la provenienza.

Secondo la ricostruzione della Procura, DT Coin veniva pubblicizzata come una criptovaluta capace di garantire rendimenti compresi tra il 5 e il 12 per cento. In una prima fase il valore sarebbe stato collegato al mercato dei diamanti, per poi essere associato al settore dei Big Data. La promozione avveniva attraverso siti internet, applicazioni dedicate e canali Telegram, con la promessa di investimenti sicuri e facilmente liquidabili.
Per gli investigatori, tuttavia, dietro l’iniziativa si celava un classico schema piramidale. I fondi versati dai nuovi aderenti sarebbero stati utilizzati per sostenere i pagamenti ai sottoscrittori precedenti, senza alcuna attività economica reale in grado di generare il valore dichiarato. Anche la più volte annunciata quotazione in borsa delle società collegate non si sarebbe mai concretizzata, mentre la conversione dei token in euro si sarebbe rivelata impossibile.
Tra i principali indagati figura un informatico romano residente a Cascia , D.M, queste le iniziali, indicato dalla Procura come il promotore e organizzatore del sistema. Attorno a lui sarebbe stata costruita una rete composta da piattaforme digitali, applicazioni mobili e canali di comunicazione utilizzati per la raccolta degli investimenti e la promozione del progetto.
Le somme raccolte sarebbero transitate attraverso società con sedi in Italia, Regno Unito e Malta, rendendo più complessa la ricostruzione dei flussi finanziari. Fondamentale, secondo gli inquirenti, sarebbe stata anche l’attività di una rete di promotori incaricati di presentare il prodotto agli investitori e di alimentarne la diffusione.
L’inchiesta stima in oltre trentamila gli investitori coinvolti. Solo una ventina di persone avrebbe però presentato denuncia, consentendo alla Guardia di Finanza di avviare gli approfondimenti investigativi che hanno portato all’attuale richiesta di processo.
Una parte delle somme raccolte sarebbe stata destinata all’acquisto di beni di lusso e ad altre operazioni finanziarie. Tra gli investimenti finiti sotto la lente degli investigatori figurano automobili, imbarcazioni, motociclette e orologi di valore, oltre a trasferimenti verso una società operante nel settore dell’estrazione aurifera con sede a Malaga. Altri fondi sarebbero stati indirizzati verso polizze assicurative, fondi speculativi e ulteriori criptovalute.
Le indagini sono state condotte dai Nuclei Speciali di Polizia Valutaria di Milano, Roma e Perugia, con il coordinamento della Guardia di Finanza di Perugia. L’attività investigativa ha richiesto anni di accertamenti tra analisi dei movimenti finanziari, verifiche societarie e ricostruzione dei sistemi digitali utilizzati per la gestione della presunta frode.
Ora sarà il giudice dell’udienza preliminare a valutare la richiesta della Procura e a decidere sull’eventuale apertura del processo nei confronti dei venticinque imputati.



















