Il progetto coordinato dall’Università di Perugia punta sulla lignina: fino a 10 milioni di tonnellate di CO₂ l’anno potrebbero essere immagazzinate negli edifici italiani
La ricerca dell’Università di Perugia punta sullo stoccaggio del carbonio negli edifici: in Italia si potrebbero sottrarre all’aria fino a 10 milioni di tonnellate di CO₂ l’anno
Si è svolto al CIRIAF dell’Università degli Studi di Perugia il workshop divulgativo di chiusura del progetto LIGNOCAP, finanziato nell’ambito del bando PRIN 2022 (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Un appuntamento dedicato agli studenti di dottorato del Corso in Energia e Sviluppo Sostenibile, occasione di confronto sui risultati di una ricerca che guarda alla decarbonizzazione del settore edilizio.
I PRIN rappresentano uno dei principali strumenti competitivi di finanziamento alla ricerca fondamentale in Italia e sostengono progetti di elevata qualità scientifica proposti da università ed enti pubblici di ricerca. LIGNOCAP è risultato vincitore del bando 2022, con attività avviate a fine settembre 2023 e conclusione prevista per il 28 febbraio 2026.
Il progetto è coordinato dal professor Franco Cotana dell’Università degli Studi di Perugia e coinvolge altre due unità operative nazionali: l’Università degli Studi di Firenze e l’Università degli Studi di Palermo. La collaborazione tra le tre sedi ha consentito di integrare competenze nei campi dell’energia, dei materiali innovativi e della sostenibilità ambientale.

Al centro dello studio c’è la lignina, uno dei principali componenti della biomassa lignocellulosica e sottoprodotto dell’industria cartaria e delle bioraffinerie. Si tratta di una risorsa rinnovabile che, anziché essere considerata uno scarto, può essere valorizzata come materia prima per la produzione di materiali da costruzione innovativi. L’impiego della lignina in edilizia consente infatti di trasformare un sottoprodotto industriale in un elemento ad alto valore aggiunto, in linea con i principi dell’economia circolare.
Dal punto di vista climatico, l’aspetto più rilevante riguarda il cosiddetto stoccaggio del carbonio biogenico negli edifici. In pratica, il carbonio assorbito dalle piante durante la crescita e incorporato nei materiali bio-based viene “intrappolato” nelle strutture edilizie per tutta la loro vita utile, contribuendo a ridurre la quantità di anidride carbonica presente in atmosfera. Secondo le stime emerse nell’ambito del progetto, in Italia si potrebbero immagazzinare negli edifici circa 10 milioni di tonnellate di CO₂ ogni anno, sottraendole all’aria e contribuendo in modo significativo agli obiettivi di neutralità climatica.
Il settore delle costruzioni è infatti uno dei comparti chiave per la transizione ecologica, sia per i consumi energetici sia per le emissioni associate ai materiali tradizionali. L’innovazione nei materiali bio-based rappresenta quindi una leva strategica per la decarbonizzazione, in coerenza con gli obiettivi del PNRR e con le politiche europee orientate alla neutralità climatica.
Il workshop conclusivo ha ribadito il ruolo della ricerca nazionale di eccellenza e della formazione avanzata nel promuovere soluzioni concrete per lo sviluppo sostenibile, evidenziando come l’innovazione scientifica possa tradursi in strumenti operativi per affrontare le sfide ambientali dei prossimi anni.








