Dal convegno di Perugia emerge il peso crescente di ipotiroidismo, noduli e tumori tiroidei: “Servono prevenzione, diagnosi precoce e approcci multidisciplinari”
Sono dati che meritano attenzione quelli emersi dal convegno “La tiroide come modello: la partecipazione dei pazienti nell’era della teranostica”, conclusosi ieri pomeriggio nella sala Brugnoli di Palazzo Cesaroni a Perugia, nell’ambito della Settimana mondiale della Tiroide 2026.
Secondo quanto illustrato dagli specialisti intervenuti, tra il 15% e il 20% della popolazione umbra convive oggi con patologie tiroidee, un’incidenza significativa che conferma come i disturbi della tiroide rappresentino una delle problematiche endocrine più diffuse anche nel territorio regionale.
Nel dettaglio, circa il 9% degli umbri presenta forme di ipotiroidismo clinico o subclinico, mentre il 2% soffre di ipertiroidismo. Ancora più rilevante il dato relativo ai noduli tiroidei clinicamente significativi, che interessano tra il 5% e il 10% della popolazione: una quota ridotta, pari a circa l’1%, evolve in carcinoma tiroideo. Numeri che riflettono la media dei Paesi occidentali ma che, secondo gli esperti, raccontano anche l’eredità di decenni di carenza iodica, problema che in passato ha inciso profondamente sulla diffusione della patologia nodulare.
A sottolinearlo è stato Efisio Puxeddu, direttore della struttura complessa di Endocrinologia e Malattie metaboliche dell’Azienda ospedaliera di Perugia e referente scientifico del convegno insieme ai colleghi Cristina Tranfaglia e Renato Colella.

“Le patologie tiroidee sono tra le più diffuse nella popolazione, anche a causa dell’esposizione alla carenza iodica – ha spiegato Puxeddu –. Oggi la iodiosufficienza è stata sostanzialmente raggiunta, ma continuiamo a vedere le conseguenze del passato sullo sviluppo della patologia nodulare”.
Particolarmente importante anche il focus dedicato ai tumori della tiroide. Se nella maggior parte dei casi le neoplasie tiroidee presentano prognosi favorevoli e alti tassi di sopravvivenza, esistono però forme avanzate che richiedono trattamenti complessi e multidisciplinari, con il ricorso a farmaci innovativi e terapie medico-nucleari sempre più personalizzate.
Il convegno ha riunito a Perugia alcuni tra i maggiori esperti nazionali del settore e si è articolato in quattro sessioni tematiche dedicate alle tireopatie dell’adulto e del bambino, alla gestione dei noduli tiroidei, agli ipertiroidismi e alle nuove frontiere dell’oncologia endocrina. Grande attenzione è stata riservata anche alla teranostica, approccio innovativo che integra diagnosi e terapia attraverso la medicina nucleare, oltre che allo studio delle mutazioni genetiche e ai nuovi trattamenti per i carcinomi avanzati.
Tra gli interventi più attesi quello di Antonella Olivieri, responsabile scientifico dell’Osservatorio nazionale per il monitoraggio della iodoprofilassi in Italia dell’Istituto superiore di sanità, che ha approfondito il tema della prevenzione della patologia nodulare tiroidea attraverso la profilassi iodica.
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