La nuova procedura mini-invasiva permette di somministrare alte dosi di chemioterapico direttamente nell’arto interessato. Il primo paziente trattato è stato dimesso dopo tre giorni senza complicazioni
Si amplia l’offerta terapeutica dell’Azienda Ospedaliera di Perugia per i pazienti affetti da melanoma. Al Santa Maria della Misericordia è stata infatti introdotta l’infusione isolata d’arto, conosciuta con la sigla ILI (Isolated Limb Infusion), una procedura mini-invasiva che consente di concentrare il trattamento chemioterapico sull’arto interessato dalla malattia, riducendo al massimo l’esposizione del resto dell’organismo agli effetti sistemici del farmaco.
La procedura è stata eseguita nella sala ibrida del blocco operatorio “Moggi” dell’ospedale perugino, attraverso un percorso che ha coinvolto specialisti di diverse discipline. Il paziente, proveniente da un centro fuori regione, è stato dimesso tre giorni dopo il trattamento senza complicazioni.
Come funziona l’infusione isolata d’arto
La tecnica permette di isolare temporaneamente la circolazione sanguigna dell’arto da quella del resto dell’organismo. In questo modo è possibile somministrare localmente alte dosi di chemioterapico, concentrando l’azione nella zona interessata dalla patologia.
«La tecnica è stata sviluppata originariamente presso il Melanoma Institute Australia, già noto come Sydney Melanoma Unit – spiega Piero Covarelli, direttore della struttura dipartimentale di Chirurgia dei tessuti molli e della mammella –. Attraverso metodiche percutanee mini-invasive, la circolazione sanguigna dell’arto viene temporaneamente isolata da quella del resto dell’organismo, permettendo di concentrare il trattamento direttamente nella zona interessata».
L’introduzione dell’ILI si inserisce in un’esperienza consolidata nel trattamento chirurgico del melanoma: all’Ospedale di Perugia questa attività viene svolta da oltre 25 anni dagli specialisti Gian Marco Tomassini e Piero Covarelli.
Un’équipe multidisciplinare per il primo trattamento
Per effettuare la nuova procedura è stata determinante anche la collaborazione della Chirurgia Vascolare, con i medici Massimo Lenti e Basso Parente.
Il paziente, proveniente da un centro extra-regionale, era stato inviato a Mario Mandalà, direttore dell’Oncologia Medica. Il trattamento è stato effettuato con l’assistenza anestesiologica di Nicola Tramontano, mentre Salvatore Messina, della Medicina Nucleare, si è occupato del monitoraggio intraoperatorio necessario anche a escludere eventuali eventi avversi.
Il decorso successivo all’intervento è stato regolare e il paziente ha potuto lasciare l’ospedale dopo tre giorni, senza complicazioni.
Dalla diagnosi del melanoma al follow-up
L’Azienda Ospedaliera di Perugia dispone inoltre di un ambulatorio specialistico dedicato al melanoma, attraverso il quale i pazienti vengono seguiti nelle diverse fasi del percorso assistenziale.
«Seguiamo le persone affette da questa patologia dalla fase della diagnosi e dell’intervento chirurgico fino ai controlli successivi e al follow-up previsto dai protocolli», sottolinea Luca Stingeni, direttore della struttura complessa di Dermatologia. Un percorso multidisciplinare che, aggiunge, accompagna il paziente durante le diverse fasi della malattia, in collaborazione con il medico di medicina generale.
Per il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, Antonio d’Urso, l’introduzione dell’infusione isolata d’arto rappresenta «un ulteriore passo avanti nell’ampliamento delle possibilità terapeutiche offerte ai pazienti con melanoma», reso possibile dalla collaborazione tra differenti specialità e dall’impiego di tecniche innovative e altamente specialistiche.

















