L'Italia rallenta, la crisi aumenta, Il Covid incide su crescita e voglia di fare impresa

In Umbria ci sono state 2.213 iscrizioni di imprese e 2.625 cessazioni e 412 imprese perse
Umbria

L’effetto Covid-19 continua a pesare sulla nati-mortalità del sistema imprenditoriale italiano, dopo avere inciso negativamente sull’andamento dei primi tre mesi dell’anno. E’ quanto emerge dall’analisi trimestrale Movimprese, condotta da Unioncamere e InfoCamere

L'azienda Italia è in deciso rallentamento ma il bilancio tra aperture e chiusure resta positivo nel secondo trimestre di quest’anno con un aumento di +19.855 unità contro +29.227 del 2019 . E’ il Sud a contribuire a quasi la metà del saldo attivo che comunque mette a segno il peggior risultato dei secondi trimestri dell’ultimo decennio. Tra aprile e giugno prosegue, infatti,l’indebolimento della voglia di fare impresa degli italiani con 57.922 iscrizioni di nuove imprese contro le 92.150 del secondo trimestre 2019, il 37% in meno. Contestualmente frenano, in misura ancora più accentuata, le cancellazioni che si attestano a 38.067 quest’anno rispetto alle 62.923 dell’anno precedente, il 39,5% in meno. Da notare come al bilancio del trimestre abbia contribuito per circa un terzo (il 32,5%) la componente artigiana, che ha chiuso il periodo con un saldo attivo di 6.456 imprese (18.943 le iscrizioni di nuove imprese contro 12.487 cessazioni)

IL BILANCIO DEI TERRITORI

Il saldo attivo caratterizza tutte le regioni e tutte le aree del paese, con il Sud e Isole in particolare evidenza: le 8.905 imprese in più del Mezzogiorno rappresentano, infatti, il 45% dell’intero saldo nazionale. Il riflesso di questo risultato si ha dalla distribuzione regionale del saldo: il valore più elevato si registra infatti in Campania, che ha chiuso il trimestre con 3.143 imprese in più rispetto al 31 marzo scorso. A seguire ci sono Lazio (+2.386), Lombardia (+1.920) e Puglia (+1.859). Per le imprese artigiane, la regione di elezione nel secondo trimestre dell’anno è stato il Lazio, dove si è registrato il saldo più elevato tra aperture e chiusure: 1.257 unità. In Campania (+914), Lombardia (+570) e Puglia (+562) gli altri risultati migliori.

In Umbria nel I semestre 2020 ci sono state 2.213 iscrizioni di imprese e 2.625 cessazioni per un toale di 412 imprese “perse”, con un tasso di sviluppo delle stesse pari a -0,44% .

E sempre a 30 settembre 2020 sono 7.129 le imprese di giovani sotto i 35 anni in Umbria, il 16,6% in meno rispetto al 30 settembre 2015 (1.420 imprese in meno). In Italia in tale periodo le imprese guidate da giovani under 35 si sono ridotte in misura minore, del 13,2% (80.046 imprese in meno).

IL BILANCIO DEI SETTORI

Anche a livello settoriale, si registrano saldi attivi per tutti i macro-comparti a partire dal commercio (+6.291), seguito dalle costruzioni (+5.222) e dai servizi di alloggio e ristorazione (+3.425). In termini percentuali, l’avanzamento più sensibile (+1,4% su base trimestrale) si registra nei servizi alle imprese (2.944 le imprese in più), seguiti dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (+1,3% l’incremento nel trimestre, pari a 2.828 imprese in più) e dalle attività finanziarie e assicurative (+1,1% corrispondente ad un aumento di 1.366 unità).

LE FORME GIURIDICHE

Delle circa 20mila imprese in più alla fine del trimestre, il 65% circa ha la forma dell’impresa individuale (12.972 unità). Rispetto ai periodi più recenti, l’analisi della nati-mortalità delle imprese per forme giuridiche segnala nel secondo trimestre 2020 un rallentamento della dinamica delle società di capitale. Pur aumentando di 7.938 unità, il loro tasso di crescita trimestrale (+0,45%) appare infatti più che dimezzato rispetto allo stesso periodo del 2019, quando fu pari all’1,03%. Unica forma giuridica in arretramento, nel trimestre aprile e giugno, è quella delle società di persone (-1.230 unità, pari ad una riduzione dello 0,13% dello stock di imprese di questo tipo).