Umbria, la sanità che non funziona: i Pronto soccorso

Sette su 17 non rispettano la legge. Ci batte solo la Sardegna
Umbria

(A.L.) “L’ospedale - afferma Milena Gabanelli in una sua inchiesta per il Corriere della Sera - non è una boutique, dove il “poco e caro” equivale a cura del dettaglio e qualità. Secondo le direttive scientifiche internazionali, per curare bene, gli ospedali devono avere un determinato volume di attività: in medicina più casi tratti meglio lo fai perché hai un’adeguata esperienza, inoltre, lavorando su economie di scala, non sprechi denaro pubblico. Per i Pronto soccorso la media è di almeno 20 mila pazienti l’anno, per i parti di 500.
Ebbene su 17 pronto soccorso disseminati in un piccolo territorio come quello umbro ben 7 non rispettano i parametri nazionali. E’ il solito discorso clientelistico: ti do un Pronto Soccorso e tu mi procuri i voti. Così va l’Umbria di sinistra.
Vediamo cosa prevede la legge redatta dall'ex ministro Lorenzin: “. I reparti che non stanno nei parametri devono essere chiusi o riconvertiti.” Saranno fischiati gli orecchi alla Marini?
Questi criteri riguardano le metropoli e le aree dove l’offerta sanitaria è vasta, e non sono ovviamente applicabili all’alta montagna o alle zone geograficamente disagiate. Dove non c’è alternativa, piuttosto che nulla è meglio piuttosto.
Pronto soccorso con meno di 54 pazienti al giorno: ma sono sicuri? Le statistiche dicono di no per scarsa esperienza degli operatori.
La legge parla chiaro: per i Pronto soccorso ci vuole una media di 54 al giorno.
Complessivamente, a quattro anni di distanza dal decreto 70, su 635 Pronto soccorso 103 – di cui 2 privati accreditati – risultano senza i requisiti minimi previsti e sarebbero da chiudere.