Gesenu operazione di polizia, arresti in corso

Sequestrati l'impianto di Borgogiglione e 27 milioni di euro
Umbria

Si parla di una truffa milionaria ai danni di 24 Comuni e enti pubblici della regione Umbria, con centinaia di migliaia di cittadini che avrebbero pagato bollette per prestazioni e servizi falsamente forniti. E' quanto sarebbe emerso da un'indagine che vede in campo il Corpo Forestale e Guardia di Finanza che, su ordine del gip e coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Perugia, ha portato all'arresto del vertice direttivo di Genesu spa (la società che si occupa della gestione dei servizi di nettezza urbana). Nell'ambito dell'operazione è stato sequestrato il bioreattore di Tsa a Borgogiglione, (l’Autorità giudiziaria, nell’ottica di un bilanciamento tra esigenze cautelari e necessità di garantire la continuità del servizio pubblico, ha autorizzato il conferimento dei rifiuti nel bioreattore sotto sequestro ancora per un massimo di 120 giorni al fine di permettere al Gestore di individuare una gestione dei rifiuti alternativa nel rispetto della normativa ambientale), che si aggiunge al sequestro di Pietramelina, oltre che il sequestro di beni societari e personali per oltre 27 milioni di euro. Gravissime le accuse per le 14 persone indagate; si va dall'associazione per delinquere, al traffico illecito di rifiuti, alla truffa, a frode nel commercio e in pubbliche forniture, inquinamento ambientale, gestione illecita dei rifiuti e violazioni delle prescrizioni ambientali. In manette il direttore operativo di Gesenu, Giuseppe Sassaroli. Oltre all’arresto, sono 14 gli indagati nell’operazione denominata "Spazzatura oro connection".

Dall'indagine sono emersi anche sospetti depositi in banca per moltissimi milioni di euro. La Finanza sta provvedendo al sequestro dei conti correnti bancari.

Da quanto emerge le indagini, hanno avuto inizio oltre due anni fa, e fin da subito hanno visto in campo la polizia ambientale e forestale del Cfs di Perugia, che nell'arco di questi 24 mesi di lavoro ha raccolto   molto materiale interessante, frutto di intercettazioni telefoniche ed ambientali, appostamenti, pedinamenti, perquisizioni e sequestri documentali e di materiale informatico, analisi e raccolta di numerose testimonianze.

La Guardia di finanza, a sua volta, ha fornito, a partire dall’estate 2015, il proprio apporto specialistico, per gli aspetti economici e patrimoniali. Il Nucleo polizia tributaria della gdf di Perugia ha così sottoposto a una capillare e certosina analisi l’enorme mole di documentazione tecnica e amministrativa, acquisita dagli uomini della Forestale, nonché quella di natura contabile e commerciale, esibita alle Fiamme gialle dall’Ati 2, dai 24 Comuni interessati e dalle società coinvolte. Dalla disamina di oltre 400 mila formulari di carico/scarico di rifiuti e da oltre 10 mila fatture, i militari della gdf hanno constatato, tra l’altro, la commissione degli ulteriori reati di truffa aggravata ai danni di enti pubblici e di frode fiscale attraverso l’utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti. Ciò ha permesso di quantificare l’ammontare complessivo del profitto illecito da sottoporre a sequestro, sia come responsabilità amministrativa delle società coinvolte in fatti penali, sia come reati tributari, per un ammontare complessivo di oltre 27 milioni di euro. 
Le indagini sono state supportate anche dagli accertamenti analitici di Arpa e da quelli geofisici del consulente tecnico nominato, da cui è anche emerso l’inquinamento delle acque del Torrente Mussino e i terreni limitrofi alla discarica in cui è stato rinvenuto percolato affiorante dal sottosuolo.

Raccolta effettuata parzialmente. Da un comunicato risulta inoltre che le operazioni di recupero di rifiuti poste in essere presso gli impianti di Pietramelina e Borgogiglione, gestiti da Gesenu e Tsa a favore della Gest srl (Raggruppamento temporaneo di imprese tra Gesenu spa, Tsa spa, Ecocave srl e Sia spa) aggiudicataria della gestione dei rifiuti urbani e speciali a favore di 24 Comuni ricadenti nell’Ati 2 (Trasimeno-Perugino-Marscianese-Tuderte), in forza di un contratto d’appalto valido per il periodo 2009-2024 del valore complessivo di circa un miliardo di euro, in realtà «non venivano effettuate o venivano parzialmente effettuate».