Ascoltati in Regione Il Direttore di Bankitalia Umbria e il Direttore dell’Abi Umbria

Il crac delle Banche riguarda diverse migliaia di cittadini umbri
Umbria

In riunione congiunta, i consiglieri regionali di prima e seconda Commissione hanno ascoltato in audizione, convocata per sapere "come ha vigilato la Banca d'Italia sul caso Banca Etruria e come Abi Umbria stia monitorando la situazione", il direttore della Banca d'Italia Marco Ambrogi e il direttore di Abi Umbria, Pietro Buzzi.

La riunione è  stata sollecitata dai consiglieri regionali della Lega Nord (Mancini e Fiorini) e del Movimento 5 stelle (Liberati e Carbonari) in seguito alla crisi delle quattro banche popolari che - riferisce Palazzo Cesaroni - ha comportato la perdita del valore di azioni e obbligazioni subordinate di migliaia di risparmiatori umbri, oltre che di altre regioni. Ha preso parte ai lavori anche la presidente dell''Assemblea legislativa, Donatella Porzi,sottolineando la "delicatezza di una vicenda che riguarda diverse migliaia di cittadini umbri". 

E' stato il direttore della filiale umbra della Banca d'Italia, Marco Ambrogi,a spiegare la situazione ai consiglieri presenti. "Dal crac della Lehmann Brothers in America - ha detto -è iniziata una profonda crisi economica che ha costretto i governi di molti Paesi ad intervenire con soldi pubblici. Il sistema bancario ,italiano ha retto meglio di altri, sono state acquisite aziende in crisi, è stato favorito il sistema mutualistico e sono stati lasciati in pace i correntisti.

Nel caso oggi in questione, con le quattro banche popolari in crisi profonda, la soluzione scelta è stata il salvataggio interno a carico degli azionisti secondo un ordine decrescente di rischiosità dei titoli, prima le azioni poi le obbligazioni subordinate. Le regole attuali consentirebbero, fino al mese di gennaio 2016, di ricorrere a fondi di risoluzione nazionali, anche se servirebbe un versamento integrativo straordinario perché sono incapienti. Il problema è che serve il parere vincolante della Commissione Europea, che ha consentito il ricorso solo dopo l'operazione su azioni e obbligazioni subordinate.Il governo italiano voleva intervenire con fondi di tutela, come accaduto in passato, ma la Commissione europea ha obiettato che ciò avrebbe significato mettere in moto aiuti di Stato. Praticamente non possiamo più assumere decisioni sul nostro sistema bancario, lo fa la Banca centrale europea.E da gennaio 2016 la situazione sarà peggiore perché in caso di ulteriori dissesti bancari, oltre ai subordinati saranno colpite le azioni ordinarie e i depositi sopra i 100mila euro. Ci siamo trovati ad essere uno dei pochi Paesi che non ha usufruito di aiuti di Stato significativi e anche il primo a sperimentare le nuove regole". I consiglieri regionali, hanno quindi posto le domande ad Ambrogi e Buzzi. Marco Squarta (FDI) ha chiesto se ci sono in Umbria altri istituti bancari che corrono il rischio di fare la stessa fine di Banca Etruria; Valerio Mancini (Lega) ha chiesto "perchè, dal momento che Banca d''Italia aveva già commissariato gli istituti in difficoltà, è stato loro concesso di operare in piena autonomia, addirittura di concedere mutui previa acquisto di obbligazioni subordinate". Claudio Ricci (Rp) ha chiesto se "vi era un dato umbro sulle sofferenze non coperte da accantonamenti e, nel caso vi sia stata inadeguatezza da parte di chi lavora agli sportelli o comunque un problema di front office, se Bankitalia pensa di mettere un osservatorio sugli sportelli per correggere certi comportamenti". Maria Grazia Carbonari (M5s) ha chiesto informazioni sui controlli che vengono fatti: "se la revisione e il controllo funzionassero, la quantità di sofferenze non coperte sarebbe venuta fuori, ma le stesse società di revisione dicono che si controlla il 2% e spesso chiudono un occhio. Il gap informativo è stato enorme, se i direttori di banca avessero spiegato che c'era un rischio enorme, tanti non avrebbero investito". 

Andrea Liberati (M5s) ha chiesto "come sta andando la vigilanza sugli istituti bancari in sofferenza e se ci sono meno rischi per i correntisti", inoltre ha chiesto informazioni circa la "nuova normativa sui prestiti sociali e sulle cooperative che si comportano da banche", per sapere "in che modo possano essere tutelati i correntisti di queste cooperative e che cosa può fare la Banca d''Italia". Infine, il presidente della prima commissione, Andrea Smacchi (PD), ha chiesto informazioni anche su altri istituti di credito che, pur non avendo la sede in Umbria, "hanno acquisito clientela grazie al risparmio degli umbri, come Veneto Banca nella fascia appenninica o la Popolare di Vicenza".

"Per quanto riguarda gli altri istituti - ha risposto il direttore della Banca d''Italia - non posso dire. Ci sono imprese in sofferenza e a fronte di ciò la vigilanza che noi conduciamo prevede che ci sia una copertura. Nel caso, abbiamo commissariato gli amministratori, sono state emesse le più pesanti sanzioni. Quando abbiamo avuto il fumus di qualcosa di diverso abbiamo informato la magistratura. Il problema delle sofferenze è ampio e blocca il sistema del credito. Da tempo è in corso la creazione di una ''bad bank'' dove collocare le 7sofferenze ma viene richiesto di svalutare l'8 per cento, mentre qui gli imprenditori non sono falliti, sono in difficoltà. Le sofferenze vanno valutate al costo immediato di realizzo. Il rapporto sofferenze e impieghi è del 21 per cento, due punti in più della media nazionale (19 per cento), e rappresenta un onere che blocca la normale erogazione". "Abbiamo assistito - ha proseguito il direttore della  Banca d''Italia - a due recessioni e perso il 10 per cento del Pil, con una crisi che è ancora in corso, nonostante barlumi di ripresa, e si riversa sulle banche. La decisione della Commissione europea che ci ha impedito di fare ricorso al fondo depositi previsto per legge è incredibile, ma la partita non è finita, si continua a giocare. Il fondo è dei privati, di banche che versano e decidono cosa farci. Per quanto riguarda la condotta di Banca d''Italia – ha proseguito il direttore - nessuno può sospettare che sia stata fraudolenta. Le obbligazioni subordinate non sono un animale strano ma un prodotto consentito, vanno prese da chi è in grado di comprendere l’investimento. Noi non vigiliamo sulla somministrazione di titoli a privati cittadini.Se ci sono state truffe siamo in regime di diritto. Anche 600 impiegati hanno obbligazioni subordinate, non possiamo escludere che le argomentazioni possano essere state persuasive. In ogni caso non si vendono allo sportello, c'è una chiamata telefonica". 

Al presidente Smacchi, che ha chiesto un quadro della situazione relativo agli istituti bancari presenti in Umbria, ha risposto il direttore dell''Abi Umbria, Pietro Buzzi. "Più di metà  mercato - ha detto - è composto dai gruppi San Paolo e Unicredit, poi vengono altri istituti che hanno basi solide. Sono stati erogati 21 miliardi di credito all'economia, più o meno il Pil della regione, e dopo 4 o 5 anni con il segno meno, quest'anno si registra un segno positivo. Il sistema bancario umbro impiega più di quello che raccoglie con depositi e conti correnti. Le sofferenze ammontano a 4 miliardi. I conferimenti sono 15 miliardi. Un sistema complessivamente solido".

"Per quanto riguarda Banca Etruria - ha aggiunto il direttore dell'Abi - la situazione è grave, anche se è stata salvaguardata una fetta ancora più grande e si stanno individuando meccanismi che consentano di porre rimedio, soprattutto nei casi di comportamenti non lineari. Vedremo le decisioni del governo, se metterà a disposizione un fondo limitato. E' interessata una platea di 10mila 500 persone, per un ammontare di  27-30 milioni di euro. I cittadini possono chiedere il risarcimento". "Sulle sofferenze - ha puntualizzato il dottor Passarelli (Banca d''Italia) - la percentuale di copertura è vicina al 60 per cento, tramite accantonamenti. La vigilanza di Banca d''Italia su Banca Etruria - ha aggiunto - durava da due anni. Si tratta di gestire una situazione complessa, di una banca con miliardi di attivo. Ora abbiamo il potere di rimozione, mentre  prima veniva consentito solo il commissariamento, che perà  non è la panacea che risolve tutti i problemi".