Crisi Regione - Puzza di dimissioni anche nel Pd?

In caso di fallimento della mediazione, per l'indisponibilità delle parti a riconoscere il ruolo del partito, Leonelli potrebbe anche lasciare
Umbria

Di Ciuenlai - La situazione è di stallo. Come noto, la Segretaria Regionale del Pd, con il consenso  di tutte le componenti (e quindi anche dei duellanti), ha dato mandato al Segretario Giacomo Leonelli di esperire ogni tentativo per ricomporre la frattura determinata dalle nomine dei direttori sanitari, che hanno portato alle dimissioni  dell'Assessore Luca Barberini .

Ma è una delega senza corpo. E'una disponibilità astratta perchè non contiene aperture di sorta che possano permettere al segretario di lavorare, con qualche possibilità di successo, per trovare un punto di intesa. Non c'è, per intendersi, una disponibilità della Governatrice a rivedere il quadro delle nomine o ad allargare il campo della trattativa e dei Popolari a non porre pregiudiziali su Orlandi. In queste condizioni il compito del capo del partito assomiglia tanto ad un dovere d'ufficio.

Per questo, da alcuni ambienti di Piazza della Repubblica, si fa trapelare, con molta cautela, con tanti distinguo e con una caterva di perplessità, la possibilità, che anche il responsabile regionale del Pd possa fare un gesto clamoroso "di protesta". Il ragionamento fila così. Di fronte al fatto che i gruppi in contrasto "non si riconoscano, nella sostanza, nel soggetto partito, nella sua azione di mediazione e nell'autorevolezza dei suoi gruppi dirigenti", Leonelli potrebbe essere indotto a dare le dimissioni. Tradotto "O mi date la possibilità di proporre e mettere sul tavolo una ipotesi di mediazione sulla quale poi trattare e trovare, con la buona volontà di tutti, una soluzione, o tanto vale togliere il disturbo". Perchè "fare solo rappresentanza non è certamente la  mission per la quale è stato eletto".

Difficile dire se si tratti solo  di una minaccia o rappresenti un'opzione vera. Ma anche se fosse solo una forma di pressione sui "duellanti", è un fatto politico di sostanza. E poi "mai dire mai". Anche con Barberini si iniziò così e  poi si è visto come è andata a finire. E ancora, bisogna tenere conto che su questa vicenda sono in parecchi a giocarsi il loro futuro politico. E, infine, su questo piano c'è una esclusione dei renziani doc che non va giù a questa componente, fatta per lo più di giovani promesse e che può essere recuperata solo attraverso il riconoscimento della funzione del segretario e di chi dirige insieme a lui. Nessuno crede ad un "Big Bang" alla rovescia, ma a forza di dare strattoni, di esacerbare gli animi, di far scontrare le fazioni e di produrre divisioni, si può anche innescare il botto. Domanda "Cui prodest"?