Crisi Regione – Un passo avanti e dieci indietro

L'ufficializzazione delle nomine con l'insediamento dei nuovi Direttori fa infuriare i popolari. Verso clamorose azioni di protesta?
Umbria

Di Ciuenlai - La politica anticipa il marzo pazzarello. Un giorno è sereno e l'altro è di pioggia, anzi di grandine.

La crisi regionale sembrava aver trovato punti di incontro. Le dichiarazioni dei “ribelli”, Sottosegretario Bocci in testa, erano di estrema apertura, facendo pensare che la volontà di accordo prevaleva sulla opzione rottura, a patto che dall'altra parte si facesse lo stesso.

Ma oggi si è saputo che tutti i Direttori Genarali Sanitari e Regionali nominati nei giorni scorsi dalla Governatrice, hanno firmato l'accettazione dell'incarico, ufficializzando , di fatto, le loro nomine. Questo ha fatto di nuovo precipitare la situazione con i popolari che sono immediatamente tornati sulle barricate. Gli uomini di Bocci considerano “una grave forzatura” questa decisione avvenuta prima delle riunioni del gruppo e della Direzione del Pd . “Forzatura che chiude il confronto, smentisce clamorosamente i buoni propositi dell'incontro di lunedì scorso e che tende solamente a creare una situazione di fatto immutabile e non negoziabile”. Insomma , per loro, si vuole aprire una trattativa partendo da posizioni di forza.

La cosa si era cominciata a captare già nella giornata di ieri quando, diverse fonti provenienti dall'Ospedale regionale, raccontavano di un convivio di addio dell'ex Direttore Valter Orlandi, nel quale il nuovo capo del dipartimento sanità della Regione avrebbe detto con molta forza una frase del genere “Ci hanno provato ad eliminarmi, ma non ci sono riusciti”. Capire cosa succederà adesso è difficile e prematuro dirlo. Possiamo raccontare le varie ipotesi che sono in campo.

Intanto si parla di un possibile forfait dei “ribelli” alle riunioni di Lunedì e c'è già qualcuno che , a caldo, agita la minaccia del voto contrario al bilancio, con relativa chiusura della legislatura. Probabilmente sta esagerando, ma c'è un libro di Lenin che si appiccica benissimo alla situazione attuale; si intitola “Un passo avanti e due indietro”. Ma forse, se si fosse occupato del caso umbro, il grande rivoluzionario l'avrebbe ritoccato così : “un passo avanti e dieci indietro”.