Crisi Regione – Le ipotesi di accordo su programmi e nomi

I Popolari non proporranno persone e lasceranno alla governatrice “i poteri di scelta che le spettano” ma Orlandi deve essere rimosso
Umbria

Di Ciuenlai - Fatta l'apertura viene il difficile. Adesso bisogna mettere nero su bianco e trovare un accordo vero di legislatura. Se si farà e quanto tempo ci vorrà non è dato sapere. Intanto cominciano a circolare , da entrambi i fronti, proposte di discussione sia sui i temi che sulle conseguenti scelte relative alle persone.

Per quanto riguarda il diritto allo studio (leggi Adisu) i due nodi sono il riallaccio di un rapporto stretto con L'Università per condividere tutte le scelte tra i due soggetti e una politica dei servizi che porti Perugia ad essere più competitiva, soprattutto con gli studenti delle regioni che erano tradizionale bacino di utenza dell'Umbria e che, negli anni, hanno scelto altre mete.

Per quanto riguarda la sanità il noto piano della riduzione a una di Asl e Aziende ospedaliere con il sistema della tetrarchia “Dioclezianea” e di modifiche ai sistemi di gestione delle prestazioni che vadano a favore dei cittadini.

Fatto questo, che è la parte più liscia da affrontare, si passa ai nodi veri che continuano a girare attorno ad un solo nome. Quel Valter Orlandi, neo direttore del settore sanità della Regione. Premesso che siamo alle indiscrezioni, che vanno prese per quello che contano, perchè non hanno il crisma dell'ufficialità, non venendo dai diretti interessati, su una “exit” dell'ex direttore dell'Ospedale Regionale, circolano tre possibili ipotesi.

La prima è quella di una sistemazione esterna all'Umbria (si parla di Toscana). Sarebbe una specie di ricambio di favore per avere accolto il suggerimento, “venuto dall'alto e da terre vicine”, di Dal Maso che, diciamolo sommessamente, è una prima, ma non una primissima scelta. Sarà, e non c'è motivo per negarlo, anche un bravissimo manager, ma il passaggio da Direttore Sanitario del Don Camillo di Roma a Vicecommissario della Usl 1 di Massa Carrara, non può essere certamente letto come un brillante avanzamento di carriera. A questo proposito propongo a tutti di rivedersi il monologo di Alberto Sordi sulla figura di “Vice” nel film “Accadde al Commissariato”. Ma per qualcuno questa è un'operazione impossibile. Radio Scarpa che trasmette sudue canali, dalle stanze di Piazza della repubblica e da quelle vicine alla Governatrice, mette in onda,a reti unificate, la notizia che Dal Maso sarebbe il cambio di Panella alla Direzione Sanitaria del Lazio. Insomma il Pd Romano farebbe fatica a praticare lo slogan “due in cambio di uno”.

La seconda parla di uno spostamento di Orlandi all'Agenzia degli acquisti sanitari, mantenendo le altre deleghe non sanitarie e con, la possibilità, in sede di trattativa di aggiungere i servizi sociali. Opzione che risulta al momento “non gradita” al personaggio.

La terza, che potrebbe essere messa sul tavolo della trattativa sarebbe “quella di accettare persone gradite ai popolari, all'Adisu e all'Agenzia per gli acquisti della sanità e lasciare il resto del mondo com'è”. La cosa potrebbe anche avere un'aggiunta, in sede di confronto : l'impegno che la conferma di Orlandi è per breve tempo, in attesa di una sua “dignitosa e adeguata” collocazione, in altra sede fuori o dentro l'Umbria. Qui, per il momento, ci sarebbe il no di Barberini.

Anche perchè l'ex Assessore continua a ripetere che , salvo la vicenda Orlandi che rappresenterebbe l'elemento essenziale a dare piena visibilità alla volontà di rinnovamento sia nei contenuti che nelle persone “perchè è un taglio evidente con il passato”, i popolari non hanno e non metteranno sul tavolo proposte sostitutive o nomi alternativi ”per alcunchè”. “Stabiliti – precisano in coro - i contenuti del progetto di rinnovamento e di cambiamento del settore, ai quali dovranno adeguarsi i nuovi direttori e che fungeranno quindi anche da criteri di scelta delle persone, la Governatrice è giusto che eserciti i suoi poteri di nomina e metta chi ritiene più idoneo a realizzare quel piano”.

Tutto vero, ma il simbolo di questa battaglia resta Orlandi. Se viene spostato, anche se con onore, è una mezza sconfitta della Presidente e un segnale chiaro, per la legislatura, che non dispone del consenso necessario a “governare da sola”, se resta al suo posto Barberini e soci perdono la faccia. Trovare la quadra rimane ancora un rebus e rende complicata (ma non impossibile) la ricerca di un accordo stabile.

Roma spinge per questo e spinge sulla Marini. La posizione di “endorsement per il rinnovamento” di Anna Ascani, per l'influenza che la giovane Onorevole ha su diversi Renziani della direzione, sa tanto di avvertimento e anche di velata minaccia. Io la leggo così.  Se la situazione precipita perchè Catiuscia non molla Orlandi tradendo la mission dell'attuale Pd “quella della rottamazione e del cambiamento”, lei è lì, pronta a scendere in campo per la successione, per aggiungere alla collezione del suo capo anche la piccola Umbria.

P.S. - Negli ultimi giorni è stato recuperato, anche se solo formalmente, il ruolo del partito . Il Segretario Leonelli è stato coinvolto nei passaggi più importanti e il gruppo e la Direzione di lunedì rappresentano degli snodi significativi nella vicenda. Intendiamoci, i protagonisti viaggiano su altre lunghezze d'onda, ma si devono essere accorti che quello poteva essere uno scivolone pericoloso. Anche se resta la nuda realtà fatta di gruppi, correnti, persone, leader veri o fasulli e di un partito che ormai è solo una sigla elettorale. E lo è non solo a Perugia, dove ancora il Partito della Nazione non è sbarcato, come in Parlamento e a Roma. Ma dopo la vicenda Casciari e l'esclusione della sinistra dalla coalizione, credetemi, starà poco anche qui.